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Il dilemma degli investimenti: una guida per il risparmiatore

Dai Bot ai titoli ultra rischiosi, un decalogo di consigli per chi è in crisi e non sa più come orientarsi nelle giornate della speculazione

Il dilemma degli investimenti: una guida per il risparmiatore
Rischio, prudenza, guadagni e perdite. Quando la volatilità dei mercati e delle obbligazioni diventa un’altalena ad alto rischio bisogna tenere i nervi saldi e procedere per gradi. La parola magica è e resta: differenziare il rischio e gli strumenti di investimento. Di seguito una “classifica” degli investimenti in base al livello di rischio.

1)Il libretto - Chi non vuole rischiare può sempre lasciare i quattrini faticosamente risparmiati sul conto bancario o postale. Certo gli interessi (magri) vengono mangiati dalle spese e dalle commissioni però il Fondo di garanzia assicura la tutela dei depositi fino a 100mila euro. Nell’ipotesi peggiore si può sempre andare in banca e ritirare tutto.

2) Conto di deposito - Può sembrare un paradosso per i BoT-people italiani, però vista la volatilità attuale, l’incertezza dei rendimenti e il panico che attraversa le piazze finanziarie, mettere i risparmi in un conto vincolato può rappresentare un’ottima soluzione temporanea. L’offerta è davvero molto ampia. I rendimenti oscillano  dall’1% (lordo) al 4,50% (con vincolo per 3, 12 18 o 24 mesi del deposito). Certo esistono delle clausole restrittive (minimo di deposito, durata del vincolo, frazionamento dell’investimento) però anche questa soluzione può  rappresentare una forma d’investimento adeguata. E poi sul conto deposito l’imposta di bollo non c’è (al contrario del dossier titoli salita da 34 a 120 euro). E ancora: dal 2012 l’aliquota unica  sui conti correnti passerà dal 27 al 20% sui rendimenti.

3) Pronti contro termine
- Riducendo la parentesi temporale dell’investimento (1 mese) si può incassare un minimo dividendo e decidere preventivamente quando uscire. È un vero e proprio prestito che il risparmiatore fa a condizioni predefinite e quindi garantite.
 
4) “Bot” tedeschi a breve -
Per chi sceglie l’affidabilità ma non vuole fossilizzarsi su un investimento a lungo termine si può sempre ricorrere ai titoli di Stato tedeschi a breve termine. I rendimenti lordi non superano il 2,6%, vista l’enorme domanda per quelli ad un anno.

5) E  quelli a 10 anni - Va un po’ meglio dei decennali che offrono tassi d’interesse intorno al 3% circa. Ma anche in questo caso la domanda trascina al ribasso il rendimento: ieri i Bund a 10 anni passavano di mano con un interesse di appena il 2,58%.

6) Caro vecchio Bot -  Altro paradosso dell’era globale. Dopo anni di rendimenti insufficienti a ripagare dell’inflazione l’asta dei BoT ha fatto sorridere i risparmiatori: i BoT annuali che sono stati assegnati con un tasso lordo del 3,67%, mai così in alto dal settembre 2008.

7) Borsa -
Quando le oscillazioni borsistiche sono più ampie si fanno grandi affari o si perdono enormi fortune. I titoli azionari di alcune grandi società nelle ultime due sedute sono stati trascinati a picco. Senza guardare troppo ai fondamentali. Gli analisti suggeriscono prima di tutto di ponderare bene la quantità di ingresso, mediando ovviamente sul portafoglio già posseduto. Insomma, alla roulette si può puntare sul numero secco. In borsa è meglio di no. Altra regola d’oro: studiare l’andamento del titolo e i conti della società. C’è da dire - come dimostra una ricerca Intesa Sanpaolo e Centro di documentazione Luigi Einaudi, che negli ultimi 5 anni solo il 12,5% degli intervistati ha comprato o venduto attivamente azioni.

8) Corporate bond - Sono uno degli strumenti più usati dalle grandi società per finanziarsi. Offrono rendimenti interessanti e sono sottoposti a valutazioni severe da parte delle principali agenzie di rating. Peccato che in caso di default la garanzia di riagguantare il capitale investito sia minima. Alcuni vengono emessi con garanzia primaria, altri pagano interessi più generosi ma senza paracadute.

9) Oro e valute -
Per chi scommette su un indebolimento dell’economia globale l’oro, seppure ai massimi (ieri a Wall Street ha toccato i 1.563 dollari l’oncia, + 0,55%), rappresenta una buona scommessa. Anche se c’è chi da tempo vede una bolla speculativa all’orizzonte. Chi, invece, crede che l’attacco all’euro finirà può sempre scommettere sulla ripresa della moneta europea. Ieri era scesa sotto 1,40 sul dollaro. Il minimo degli ultimi 4 mesi.

10) Titoli dei paesi a rischio  -
Chi ha fiducia nel futuro, crede nella ripresa del’euro, nei piani di salvataggio messi in piedi dall’Unione europea e ama il rischio può sempre scommettere il proprio gruzzolo su titoli di Stato decennali di Spagna, Portogallo, Irlanda e Grecia. I rendimenti sono tutt’altro che trascurabili: Se un titolo di Stato emesso dall’affidabile Germania paga in 10 anni un interesse del 2,65%, investendo in titoli spagnoli si porta a casa un rendimento lordo del 6,04%. Meglio ancora se si crede che fra due lustri il Portogallo onorerà il proprio debito: in questo caso l’interesse schizza al 13,39%. Bene pure i titoli di Stato Irlandesi (13,62%) anche se il podio per i rendimenti più alti spetta alla Grecia che offre ai sottoscrittori dei decennali un tasso del 16,96%. Il rischio è alto, certo, però differenziando l’investimento - e mediando il rischio con bond più affidabili e con solvibilità accertata - si può ipotizzare un buon ritorno economico. Sempre che l’Europa riesca a fermare la speculazione internazionale che ha messo in crisi il Vecchio Continente.

di Antonio Castro

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