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Cos'è questa crisi globale? Dieci risposte per capire

Come è nata, lo spread, quanto rischia l'Italia e come se ne esce: breve prontuario per orientarsi nella bufera finanziaria

Cos'è questa crisi globale? Dieci risposte per capire
Si è riscaldato lo spread e si sono congelate le quotazioni. La Germania che ha più debiti dell'Italia e gli Stati Uniti che non sono più considerati un debitore di serie A. Da un paio di settimane gli italiani, con le valigie pronte per le vacanze, sono bombardati da cattive notizie che arrivano dai mercati finanziari con il corredo di definizioni non immediatamente comprensibili. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sfruttando la rilassante atmosfera dell'ombrellone.

Che cosa sta succedendo in Borsa?

Le quotazioni stanno scendendo a rotta di collo. Piazza Affari, nell’ultima settimana ha perso il 13%. Maglia nera degli ultimi tre anni. Non stanno meglio gli altri mercati. Giovedì la Borsa di San Paolo è stata la peggiore del mondo con una perdita del 5,75%. Eppure fino a poche settimane fa l’economia brasiliana era considerata fortissima. Le aspettative si sono ribaltate. La ripresa sta rallentando un po' dovunque. Le Borse che comprano (e vendono) il futuro si stanno adeguando.

Chi ci guadagna con questi alti e bassi?
Mercati così instabili sono adatti solo a investitori professionali. Quelli cioè che, di mestiere, comprano e vendono titoli. Vuol dire banche, assicurazioni, fondi d'investimento e via elencando. Per il risparmio meglio stare alla larga. Oscillazioni così forti sono determinate dalle operazioni allo scoperto che equivale a  vendere la pelle dell'orso (prima di averlo ammazzato). In sintesi accade questo: se c’è la convinzione che il mercato scenda si vendono titoli che non si possiedono. Incasso, per esempio, un euro. Prima della consegna fisica si chiude la posizione. Cioè si compra il titolo che è stato venduto in anticipo. Se davvero il mercato è sceso il titolo varrà, per esempio, 80 centesimi. La differenza di venti  rappresenta il guadagno. Ovviamente l’operazione può essere ripetuta all’infinito e, ovviamente, la pressione delle vendite trasforma la speranza in certezza. Aldo Ravelli,  il più famoso operatore della Borsa di Milano, lavorava prevalentemente al ribasso. In contrapposizione a Luigi Palermo, capo dell'ufficio titoli del Credito Italiano, definito "il fuochista".
 
Cos'è lo spread e perché vanno giù i titoli di Stato?

Lo spread  è il differenziale di rendimento fra i Btp italiani e il bund tedesco considerato il titolo più sicuro del mondo. Si misura in punti base. Cento punti equivalgono all'1%. Vuol dire che l’attuale differenza di circa 375 punti è pari al 3,75%. Considerando che il titolo tedesco rende circa il 2,4% significa che il Btp italiano, sul mercato rende  il 6,2%. Il differenziale si spiega nella convinzione (tutta da dimostrare) che l’Italia farà la fine della Grecia. Quindi per invogliare all'acquisto di titoli italiani bisogna pagare un "premio di rischio".

Quali conseguenze ha sull'economia reale l'aumento del rendimento dei Btp?

La conseguenze possono essere pesanti. Lo Stato al momento di emettere nuovi Btp dovrà tenere conto dei valori di mercato. Quindi offrire rendimenti maggiori. Già oggi  il Tesoro  paga  72 miliardi di interessi. Sul bilancio 2011 l’aumento dei tassi dovrebbe pesare per altri 7 miliardi. Se la corsa non si ferma sarà necessaria, prima o poi, un'altra correzione.

Che cosa può fermare questa tempesta?

Una grande operazione di fiducia. Cioè dare l'idea che, finalmente, l'Italia ha chiuso con gli anni della finanza allegra. Qualcuno propone una soluzione molto severa: anticipare i tempi della manovra e arrivare al pareggio di bilancio non nel 2014 ma già l’anno prossimo. Servirebbe un intervento da almeno 80 miliardi a base di tagli alla spesa pubblica e nuove tasse. Molto pesante.

L'Italia è veramente a rischio?

Sicuramente no. L'Italia ha sempre onorato i suoi debiti e ha la forza per continuare a farlo. Il problema è rappresentato dai sacrifici da fronteggiare se la tempesta non si placa. Ma è un problema politico. Non economico né finanziario

La Germania è solida come si dice?

Molto meno di quanto sembri. Il debito pubblico è arrivato a duemila miliardi superando quello dell'Italia. Rispetto a noi ha il vantaggio di essere più ricca e di avere un Pil che cresce  rapidamente grazie soprattutto alle esportazioni. Per dirla più semplicemente: la Germania è una grande azienda molto indebitata ma con un fatturato (il Pil) in grande espansione che permette di pagare gli interessi. Tuttavia se l’export dovesse fermarsi  (per esempio una recessione in Cina) anche Berlino entrerebbe in sofferenza.

Questa crisi è tutta colpa della Grecia?
Non è solo  ma certo il contributo è stato importante. C'era già l'onda lunga della crisi del 2008 provocata dal fallimento di Lehman. I problemi di Atene hanno aperto una falla nel sistema dell’euro. Quella che era considerata  l'area economica più forte e sicura del mondo ha mostrato un'improvvisa fragilità. Ad aggravare la situazione la debole risposta di Bruxelles. Il debito della Grecia è di 300 miliardi circa. Se il salvagente fosse stato più robusto e più tempestivo forse la crisi poteva essere fermata già l'anno scorso.

Quanto ha influito il voto sul debito americano?

Le difficoltà degli Stati Uniti sono giunte improvvise quanto la crisi della Grecia e i problemi dell'euro. Ai più anziani è tornato in mente  il Ferragosto 1971 (le grandi crisi avvengono sempre in estate). Nixon fu costretto a sospendere la convertibilità del dollaro in oro perché gli Usa avevano stampato troppa moneta per finanziare la guerra nel Vietnam. La crisi di oggi ripete, per qualche verso, quel vecchio copione. Gli Usa hanno troppi debiti perché Bush ha tagliato le tasse e Obama ha aumentato le spese per tamponare la crisi del 2008 e pagare i programmi sociali (soprattutto nella sanità). Risultato: anche gli Stati Uniti sono pieni di debiti e se l'economia non riparte (il Pil è sceso dal 3 all’1%) potrebbero essere guai.

Ci sono aspetti positivi in questa bufera?

Chiudiamo con una nota di speranza. In questo caso sono tre: le materie prime hanno smesso di salire (oro escluso ma è solo feticismo). Vuol dire che per un po' il prezzo dell'energia dovrebbe stabilizzarsi.
Secondo: i tassi d'interesse dovrebbero fermarsi. Casomai scendere. Chi ha un mutuo indicizzato sarà contento.
Terzo: i rendimenti. I tassi sui titoli del debito pubblico italiano  stanno salendo. Un problema per lo Stato. Un premio per i risparmiatori che vedono aumentare i frutti del loro patrimonio.

A cura di Nino Sunseri

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Commenti all'articolo

  • nicola.guastamacchiatin.it

    07 Agosto 2011 - 20:08

    L'Italia non è una Nazione di poveri straccioni che hanno bisogno di essere aiutati da altri Stati che, guarda caso, non stanno meglio di noi, ma è necessario fare poche cose ma serie e senza sconto per nessuno. Per prima cosa, il Governo dovrerbbe fare un rimpasto ministeriale a cominciare da Berlusconi 'Tremonti e altri; invitare le forze di centro per studiare di concerto delle misure economiche che diano all'Estero l'impressione che gli Italiani sanno sacrificarsi per il bene generale e infine, Costituire un nuovo Esecutivo che sappia dimenticare quello che è stato negativo e incominciare una nuova era politica. Ma sino a che il Berlusca crede di essere insostituibile e che le sue ricette sono valide, il rischio rimane alto e molto pericoloso. Infine, la sinistra la smertta di porsi al centro del problema poolitico in quanto, costei, non è in grado nemmeno di amministrare una società calcistica di serie C.

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  • patrenius

    07 Agosto 2011 - 16:04

    cos'è questa crisi? semplice: la fnanza non è più in mano di nessun governo mondiale ma solo di un piccolo gruppo di finanzieri ricchi e spregiudicati che usano prodotti assurdi come futures e altri per fare soldi, incuranti dei danni che producono. mettete regole più strette sulle borse e sugli scambi e queste crisi diverranno impossibili. Patrenius

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  • roberto19

    roberto19

    07 Agosto 2011 - 11:11

    ha dato la stura al sistema dei vasi comunicanti che - con il tempo - livellerà il “benessere” tra le popolazioni mondiali. Malgrado tutte le opposizioni, questo è un processo irreversibile. I paesi del “terzo mondo” - oggi non a caso definiti “in via di sviluppo” - assorbiranno parte del benessere dei paesi occidentali. Bisogna farsene una ragione, affrontare il problema e accettare l’idea del cambiamento. Quello che sta accadendo in questi ultimi mesi nel mondo della finanza - un vero terremoto - altro non è che l' inevitabile"scossa d'assestamento".

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  • vgrossi

    07 Agosto 2011 - 10:10

    in borsa si diceva che "se New York starnuta, Milano prende la polmonite", insomma che la nostra tradizionalmente asfittica (e poco limpida) borsa è un dettaglio nel panorama delle borse mondiali. Qualsiasi cosa noi, Italia, possiamo fare conta abbastanza poco (se non in negativo, vedi Grecia) sui fatti della economia. La partita attuale è GROSSA, è la sopravvivenza dell' Euro (ecco perchè la Grecia, pur minuscolssima economicamente, ha avuto tanta importanza, era la prima crepa evidente in quello che si credeva monolite). Contiamo, ma in negativo: se il debito pubblico italiano costa oltre il 7 % starà all' ESFS comprarlo in enormi quantità o lasciare andare l' Euro nel dimenticatoio. Ma l' ESFS avrà le risorse ? fatica con il debito greco ... Padoa Schioppa e Win Duisemberg ci hanno fatto un bel regalo ! Berlusconi si affanna a far capire che onoreremo i nostri impegni, Bersani a dire che pur di far cadere Berlusconi del debito non gli importa nulla. Geniale, come sempre

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