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Multato il cartello della pasta

Antitrust: "Intesa per i prezzi"

Multato il cartello della pasta
Una multa daquasi  12,5 milioni di euro è stata comminata dall'Antitrust alle aziende produttrici e alle associzioni di categoria del settore della produzione della pasta per intese restrittive della concorrenza. Secondo il  Garante le società Amato, Barilla, Colussi, De Cecco, Divella, Garofalo, Nestlè, Rummo, Zara, Berruto, Delverde, Granoro, Riscossa, Tandoi, Cellino, Chirico, De Matteis, Di Martino, Fabianelli, Ferrara, Liguori, Mennucci, Russo, La Molisana, Tamma, Valdigrano, insieme all'Unipi, Unione Industriali Pastai Italiani, hanno "posto in essere un'intesa restrittiva della concorrenza" finalizzata a concertare gli aumenti del prezzo di vendita. Estranee all'intesa le società Gazzola, Mantovanelle e Felicetti, nei confronti delle quali era stata ugualmente avviata l'istruttoria.
Secondo i consumatori il problema è che il prezzo della pasta continua ad aumentare mentre la materia prima scenda da mesi: ieri Mr prezzi ha parlato di un "lento rientro" della corsa dei prezzi della pasta anche se la variazione tendenziale registra un + 25,4 a gennaio 2009.
Immediata la replica del panificio Garofalo: "Non abbiamo mai aderito a presunti accordi di cartello finalizzati ad influenzare la dinamica dei prezzi sul mercato e di non aver mai operato nessun tipo di speculazione nè alcun accordo lesivo degli interessi dei consumatori. Come la stessa Autorità ha rilevato nel corso dell'Istruttoria, inoltre, - prosegue la nota - tutte le aziende oggetto del'indagine hanno praticato degli aumenti molto diversi fra loro e con tempistiche profondamente differenti. Questo, e l'alto numero di aziende pastaie, (ad oggi operano in Italia oltre 130 pastifici) è la dimostrazione evidente che non c'è stata alcuna manovra distorsiva nei confronti dei prezzi".
Anche l’UN.I.P.I - Unione Industriali Pastai Italiani, in una nota "ribadisce che nel settore non vi sono state speculazioni, né si è mai configurato alcun accordo lesivo degli interessi dei consumatori.

Le ragioni che hanno determinato tensioni sul prezzo al consumo della pasta sono riconducibili, in particolare, all’andamento dei fattori di costo di produzione, il più importante dei quali è rappresentato della materia prima, la semola di grano duro".


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Commenti all'articolo

  • ghorio

    26 Febbraio 2009 - 16:04

    Prendiamo atto della multa da parte dell'Antitrust alle società che producono la pasta. Quello che, però, la gente si domada è di sapere quali effetti benefici ci saranno per i consumatori. Infatti se arrivano le multe e poi i prezzi della pasta non tengono conto del costo delle materie prime è una presa in giro. A questo punto bisogna regolare gli aspetti legati ai prezzi di prima necessità. Se esiste, come è bene, la libera concorrenza, poi bisogna avere gli effetti positivi, magari con poteri per coloro che controllano su speculazioni e roba simile. Lo stesso vale per le multe comminate alle società telefoniche: se le modifiche non potevano essere effettuate, con le modalità applicate, i clienti hanno diritto ai rimborsi, ma questo non risulta. Giovanni Attinà

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  • 2009SP

    26 Febbraio 2009 - 15:03

    Sarà vero?, non sarà vero?. Io credo sia vero. Per non sbagliare, prendiamo nota delle marche indicate e non compriamo più la loro pasta per un anno.

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