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Un altro tonfo per le Borse La Ue pensa agli eurobond

Milano lascia il 2,46%, Francoforte il 2,19%, Parigi l'1,92. Fallisce il rimbalzo dopo l'apertura di Wall Street: bruciati 94 miliardi. Colpiti i bancari. Europa sfida Sarkò e Merkel sui titoli di debito comuni. Jp Morgan: "Alto rischio recessione". Oro record

Un altro tonfo per le Borse La Ue pensa agli eurobond
Dopo il giovedì di terrore che ha fatto scappare a diversi analisti la parola "recessione", l'ombra del double-dip, del duppio tuffo nella crisi economica si allunga sui mercati occidentali. La regressione pare infinita. I mercati in caduta libera, che sembrano non trovare un punto per l'atterraggio - o per lo schianto - hanno provato un recupero nel pomeriggio dopo la contrastata apertura di Wall Street, comunque migliore di quanto previsto dai futures. Anche il tentativo di rimbalzo, però, è evaporato. Piazza Affari al termine delle contrattazioni indossa la poco lusinghiera maglia nera d'Europa: l'indice Ftse Mib lascia il 2,46%, l'All Share il 2,12. Negativi tutti gli altri listini: Francoforte perde il 2,19%, Parigi l'1,92, Londra lima il ribasso all'1,01 per cento. Giù anche Madrid del 2,11%, Lisbona dello 0,3% e Atene dell'1,46 per cento. L'Unione Europea, per far fronte all'emorragia dei mercati, sfida l'asse franco-tedesco composto da Nicolas Sarkozy e Angela Merkel e annuncia una bozza di studio per l'introduzione degli eurobond.

Pioggia di vendite sui bancari - A fine giornata la capitalizzazione dei listini europei si è assottiliata di ulteriori 94 miliardi di euro (l'indice Stxe 600 ha perso l'1,57%). La capitalizzazione italiana è calata di 7,3 miliardi. Le vendite si sono concentrate ancora sui bancari. Unicredit ha chiuso in calo del 5,81%, Intesa del 5,35, Ubi del 4,29, in controtendenza Bpm che cresce del 3,20 per cento. Bene gli altri finanziari (Fonsai +2,57%, Generali +0,77). Pesante balzo all'indietro per Fiat, che lascia il 4,30%; Industrial fa anche peggio e arretra del 6,40% mentre Exor del 3,72 per cento. Continua la corsa al ribasso degli energetici: Eni -2,50%, Enel -2,16%, Saipem -2,60 per cento. Sempre tra gli energetici spicca Terna (+1,49%) e tiene Enel Green Power (-0,20%).

Difficolta dall'apertura - La giornata europea, sorta sulle macerie della precedente, tragica, seduta, si era aperta con un tuffo verso il basso. L'Ftse Mib era passato da un calo dello 0,4% a uno di 3 punti nel giro di pochi minuti. Apertura in territorio negativo per tutti gli altri indici del Vecchio Continente, con Francoforte che scivolava del 3,5% e Parigi del 3,6. Londra limava le perdite all'1,11 per cento. Le vendite, in particolare, si concentravano sui bancari e sui petroliferi. A Milano raffica di sospensioni: stop per eccesso di volatilità a diversi bancari e a Fiat, che continuava a precipitare. A due ore dal via delle contrattazioni gli indici avevano consolidato le perdite, compreste tra i 2,1 punti percentuali di Londra ai 3,63 di Francoforte. Poi un leggero rimbalzo che dimezzava le flessioni. Quindi la nuova ricaduta e la successiva spinta arrivata dal rimbalzo di Wall Street. A circa 45 minuti dalla chiusura delle contrattazioni Milano perdeva l'1,26%, Parigi lo 0,11%, Francoforte lo 0,5 per cento. Cifre negative, però molto contenute rispetto a quelle registrate nelle ore precedenti. In chisura, in parallelo al tuffo verso il basso di Wall Street, l'altro scivolone. Per inciso, a mercati chiusi l'indice Dow Jones era ritornato in territorio negativo e perdeva lo 0,3 per cento.

Jp Morgan: "Rischio recessione elevato" -
New York aveva avviato la seduta in ribasso. Il Dow Jones perdeva in apertura lo 0,72%, il Nasdaq lo 0,42%, dati comunque meno negativi rispetto a quelli che erano stati preannunciati dai futures. A due ore dell'apertura di Wall Street, infatti i  futures sui listini americani segnavano forti ribassi: dell'1,78% sul Dow Jones e dell'1,96% sul Nasdaq. Dopo la campanella e i primi ribassi il rimbalzo della piazza statunitense, che è poi nuovamente tornata in territorio negativo. Jp Morgan, intanto, ha rivisto al ribasso le stime sul Pil degli Stati Uniti sull'ultimo trimestre dell'anno: il crollo è dal 2,5 all'1 per cento. Secondo gli analisti i rischi di recessione sono "chiaramente elevati", mentre le previsioni mostrano una crescita solo "moderatamente più debole" rispetto alle precedenti stime.

La Ue pensa agli eurobond - La Ue, secondo quanto ha riportato l'agenzia economica Bloomberg, potrebbe a breve mettere a punto una bozza sull'emissione comune di eurobond, e presentare uno studio sulla fattibilità di titoli comuni. L'idea dei titoli di debito comunitari è stata svelata dal commissarrio Olli Rehn, che ha spiegato come "la Commissione si è offerta di presentare un report al Parlamento europeo e al Consiglio per mettere a punto un sistema di emissioni comuni". L'idea avanzata da Rehn va in direzione opposta rispetto a quanto prospettato da Angela Merkel e Nicolas Sarkozy nel vertice parigino dello scorso martedì. L'asse franco-tedesco aveva chiuso all'idea dei titoli di Stato comuni, bollati dalla Cancelliera come "l'ultima spiaggia. Non siamo a questo punto", aveva chiosato. La situazione, però, negli ultimi giorni è ulteriormente precipitata: la soluzione-eurobond caldeggiata da Giulio Tremonti prende piede.

Galoppa il metallo giallo - In parallelo alla marcia al ribasso dei listini l'oro continuava a macinare record: a metà mattinata raggiungeva il massimo assoluto a 1.869 dollari l'oncia, in rialzo del 2,5% e del 57,2% negli ultimi 12 mesi. A fine giornata, sempre sulla piattaforma della Grande Mela, il metallo giallo si era assestato a 1.881 dollari l'oncia. Gli analisti scommettono sul giorno in cui verrà sfondata quota 1.900 dollari l'oncia.

Listini asiatici - Nella notte anche le Borse asiatiche hanno subito il contraccolpo del giovedì europeo. Tutte hanno chiuso in calo: malissimo Seul, giù di 5,6 punti, Tokyo ne ha lasciati 2,11, Hong Kong 2,82.

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Commenti all'articolo

  • vin43

    20 Agosto 2011 - 11:11

    Quando Tremonti parla di stabilire delle regole, nessuno lo ascolta. Quando diceva che occorre stabilire che quanto entra in Italia da altri Paesi, tanto gli stessi devono acquistare da noi, nessuno gli ha dato retta. La globalizzazione deve essere regolamentata. Tutto qui se si vuole tornare alla normalità. Se uno vuole comprare on-line un prodotto estero, lo devo solo se nel proprio paese non c’è uno simile. I Tedeschi usano questo modo di fare che non è dettato da nessuno ma è nel DNA del comune cittadino. Rendono i loro prodotti convenienti per loro stessi soprattutto, poi se c’è richiesta provvedono per l’estero. Tutto sta a rendere competitivi i propri prodotti. Se la FIAT non fa auto affidabili e a minor costo, gli italiani continueranno a comprare macchine straniere.

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  • giofin

    20 Agosto 2011 - 09:09

    ...avrebbe chiuso le borse da molto tempo....invece hanno pure infinocchiato i lavoratori con i fondi pensione dai quali non si può neanche scappare. Le contrattazioni devono essere vietate per legge. Solo le grandi istituzioni finanziarie possono accedervi, ad esempio le banche, ma senza scaricarle sui correntisti. E' il LORO rischio di impresa non il nostro. E poi le quotazioni devono essere fatte sui valori reali delle aziende, in base ai bilanci e al patrimonio, una volta l'anno, massimo due. Divieto assoluto di speculare! Eliminare tutti i derivati e le speculazioni allo scoperto e scambi nominativi, non anonimi. Tassa sui guadagni non al 12,5 ma in base al reddito dell'investitore.

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  • wall

    20 Agosto 2011 - 08:08

    adesso anche gli eurobond..e secondo VOI chi ha i veri soldi investe sui debiti delle nazioni UE e tantopiù sulla BCE banca privata europea; garanzie ?. Gli investimenti i eurobond devono essere in OROeurobond; e non come vogliono . Per uscire definitivamente da questa crisi si deve rimodulare il vero valore della carta moneta chiamata euro per ogni nazione che ne fa parte........ ITALIA = un euro = 1000 lire......................

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  • imahfu

    20 Agosto 2011 - 00:12

    Eurobond uguale obbligazioni UE garantite da tutti gli Stati. Allora, occorre una politica , per comminciare' ''abbastanza comune''; secondo occorre un organismo che sorvegli il debito di ciascun paese. Da qui la richiesta di Sarkò/Mrkel di un commissario economico (si parla di Rompuy); la richiesta della Merkel di mettere in ciascuna costituzione l'obbligo del pareggio di bilancio, e il 'niente fondi' a chi eccede. Mi pare che Sarko'/Merkel siano stati ingiustamente criticati e definiti NO eurobond troppo alla svelta perché le loro richieste sono propedeutiche agli eurobond. Percio' non sono per domani.

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