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L'Italia ora è più a rischio

Lunedì nero a Piazza Affari, gira voce di un declassamento da parte di Moody's. E' panico in tutto il Vecchio Continente

L'Italia ora è più a rischio
Per l’Italia c’è puzza di downgrade. Tutto sembra convergere nella direzione del declassamento del debito pubblico tricolore. A ore, a giorni si attende il responso dell’esame di Moody’s avviato lo scorso 17 giugno. Da un lato, la salita record del differenziale tra Btp e titoli di Stato tedeschi che ieri è arrivato ieri a 370 punti e i credit default swap (l’assicurazione sul rischio paese) schizzati a 422 punti. Dall’altro tutti gli annunci dei vertici europei, Draghi in testa, non sembrano altro che l’annuncio di un funerale. Senza riforme per il rilancio e con il Pil agonizzante, l’Italia rischia il declassamento. Ieri per smentire le voci di Borsa, che hanno contribuito a portare Piazza Affari a -5%, l’agenzia di rating americana ha fatto un comunicato: «Il rating dell’Italia è attualmente Aa2 ed è sotto osservazione per un declassamento». Corretto nella forma, ma nella sostanza appare come una tanica di benzina sul fuoco. Tanto più che il clima drammatico che si è abbattuto sull’Italia è da inserire in una congiuntura molto complessa che, impropriamente, si può definire così: la finanza di Wall Street e di Londra si abbatte sul ventre molle dell’Europa (prima la Grecia ora l’Italia) per mettere in crisi la moneta unica.
Non a caso, senza il faro di Wall Street, chiusa per il Labor day, i listini europei sono stati in balia delle vendite legate ai rinnovati timori sulla tenuta dell’euro. Alle 11 Milano non tiene e perde  -3,01% in linea con l’andamento di Parigi e Francoforte (-3,3%). Alle  13, a metà seduta, Parigi perde oltre quattro punti percentuali, Milano poco meno (-3,72%), con le banche che continuano a peggiorare. Alle 14 continua la corsa del premio di rendimento pagato dai Btp italiani decennali rispetto al Bund tedesco che sfonda la soglia dei 360 punti base, tornando ai livelli d’inizio agosto. Dopo le 15, affondano tutti i mercati europei, con perdite complessive nell’ordine ormai del 4%. Mezz’ora dopo il Ftse Mib di Piazza Affari è in caduta dello 5,01% e scatta lo stop al ribasso per Intesa Sanpaolo, Mediaset e Impregilo. Alle 16, l’indice paneuropeo Euro Stoxx 50, dei maggiori 50 titoli del Vecchio Continente, perde il 5,03%. Francoforte lascia sul terreno il 5,53%, Milano il 5,1% e Parigi il 5,01%. Ciliegina sulla torta alle 17,30 lo spread tra Btp e Bund supera quota 370 punti base (a 370,3 punti base), con un rendimento per il titolo italiano del 5,57%.
A Bruxelles sono senz’altro consapevoli che l’Italia va protetta perché potrebbe essere la porta per affondare l’euro. Al tempo stesso sanno che il Belpaese  può essere tenuto al guinzaglio, dettando l’agenda delle riforme. Soprattutto la linea delle liberalizzazioni. Ma anche quando l’Europa cerca una linea comune di salvataggio, è il caso degli eurobond storicamente appoggiati da Tremonti, le cose non vanno bene. Primo perché restano gli attriti interni (la Germania rema contro), secondo perché subito dagli Stati Uniti arrivano le bacchettate.
Standard & Poors ha infatti  subito affondato l’ipotesi dei titoli di Stato emessi con garanzia congiunta da parte dei Paesi dell'area euro. L’agenzia di rating ha fatto sapere che darebbe agli eurobond un voto basato sulla più bassa valutazione del credito tra quella dei Paesi partecipanti. «Se abbiamo un eurobond garantito per il 27% dalla Germania, per il 20% dalla Francia e per il 2% dalla Grecia, il rating sarebbe “CC”, che riflette il rating sul credito della Grecia», ha detto Moritz Kraemer, uno dei maggiori responsabili per i rating sovrano di S&P, in una conferenza in Austria riportata dal quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung. Praticamente il colmo. Dopo un anno che in Europa gli Stati si scannano per gli eurobond, l’indomani dall’emissione scopriremmo che non servono a nulla. E allora sì bisognerebbe dire «addio euro».

di Claudio Antonelli

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Commenti all'articolo

  • ltonino

    06 Settembre 2011 - 20:08

    Cominciamo a scoprire che i .. conti a posto non sono. Le province non servono ora.. come non servivano dieci anni fa. I comuni si accorpano ora, come potevano benissimo essere accorpati 10 anni fa. Si salassano pensioni e si gonfia l'iva per arrivare al pareggio di bilancio.. Ma non era stato gia' annunciato 6 volte negli ultimi 10 anni da Tremonti? Comincio a ritenere, che viviamo in una dittatura dei peggiori.. perche' anche il peggiore degli economisti (leggi: Benettazzo), 3 anni fa ha pronosticato esattamente ogni singola crepa economica che si verifica oggi, ed il grande economista e statista no? E che dire poi dei giornalisti che ci hanno venduto un paese negli ultimi anni, che oggi sembra essere svanito. Bentornati tra i PIGS .. (e quella I e' piu' per Italia che Irlanda)..

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  • GMTubini

    06 Settembre 2011 - 19:07

    Sicché, secondo Lei, per descrivere i fenomeni economici non si possono utilizzare modelli matematici?! Come fa a dire un'asineria così potente con tanta sicumera?! Ma non si vergogna?! Studi (e tanto anche!) e poi, magari, ripassi!!!

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  • woody54

    06 Settembre 2011 - 18:06

    Mi sbaglio o eri tu che affemavi che saresti tranquillamente andato a Fukushima in vacanza con la famiglia tanto era a rischio zero? Se si , allora non hai perso il vizio di sparar cazzate!

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  • VFeltri

    06 Settembre 2011 - 15:03

    solo un appunto. NON spiegare l'economia con modelli matematici. Ci hanno già provato ed hanno sbagliato miseramente. L'economia è un fortemente condizionata da comportamenti sociali che purtroppo non si possono esprimere tramite modelli matematici ed il tuo tanto pubblicizzato ragionamento. Quindi finché si parla di una formuletta con numeratore e denominatore ok, ma poi per carità non andare oltre. Non sei preparato per certi argomenti. Saluti.

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