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Berlino ci dichiara guerra: vuole vederci in ginocchio

"Basta soldi all'Italia": il tedesco lascia la Bce. Dietro la mossa, il tentativo di aggravare la crisi e dettarci la linea. Come alla Grecia

Berlino ci dichiara guerra: vuole vederci in ginocchio
L’altro giorno Angela Merkel si è alzata e ha detto basta a questo sperpero di denaro che la Bce gira in aiuto di Spagna e soprattutto Italia. In meno di un mese la banca centrale ha comprato Btp italiani per molto più di 40 miliardi, in cambio i rendimenti sono rimasti contenuti. Sempre alti ma sotto la soglia di allarme. Al niet della Merkel il numero uno dell’Eurotower l’altro ieri ha risposto con un secco: facciamo il nostro lavoro. Cascasse il mondo, ieri è arrivata la replica tedesca. Praticamente una doccia scozzese.

Il rappresentante di Berlino Juergen Stark  nonchè capo economista della Bce ha dato le sue dimissioni, «per motivi personali». Nel senso che la sua persona si era sempre opposta al piano di acquisti dei Btp italiani. Risultato? Le Borse hanno reagito molto male, lo spread tra i Btp italiani e i bund tedeschi è ritornato a 370 punti e gli investitori/speculatori internazionali hanno ricevuto un messaggio molto chiaro. Primo, la Germania non la pensa come la Bce. Secondo, Paesi come l’Italia non hanno abbastanza rigore e come tali non possono essere aiutati. Terzo, la manovra italiana non basta e a breve (probabilmente con un nuovo governo, meglio, dal punto tedesco, uno tecnico senza Berlusconi che assecondi i diktat tedeschi) ne verrà varata un’altra.

Di conseguenza i giorni che verranno per la nostra economia saranno molto difficili e rischiamo di trovarci a breve con spread di tipo greco. Praticamente in ginocchio. Una volta che l’Italia sarà a terra a quel punto potrà giungere un diverso aiuto dall’Europa. In cambio, come è successo con la Grecia, a decidere la politica di Roma (riforme, tagli, pensioni) non sarà più il governo, ma Bruxelles o nel caso più estremo Berlino. Non che l’Italia improvvisamente sia diventata nemica della Germania è che siamo i più deboli e siamo rimasti in mezzo alla strada, proprio mentre Berlino sta spianando la carreggiata per risolvere il problema vero. Che prende nome Atene. Non è infatti andato troppo a genio alla Merkel il dispendio di energie a favore di Spagna-Italia e a discapito della Grecia. Nel momento in cui si viene a sapere che gli aiuti ad Atene sono a rischio. Mercoledì scorso Jean-Claude Juncker, presidente della zona euro ha detto: «La Grecia deve sapere che gli obiettivi che abbiamo fissato devono essere raggiunti e rispettati.

La condizionalità è di estrema importanza». Sarebbe una grossa fregatura per le banche tedesche sovraesposte sull’ex Paese della dracma. Non a caso ieri il governo tedesco fa trapelare che sta mettendo a punto un piano per sostenere le banche nazionali e le compagnie assicurative nel caso in cui la Grecia dovesse andare in default.  Il  «piano B» prevederebbe  una serie di misure volte ad aiutare quegli istituti finanziari tedeschi che rischiano di subire perdite del 50% nel caso in cui ad Atene non sarà concessa la prossima tranche di aiuti. Così la ricetta tedesca prevede di dare altri aiuti immediati alla Grecia, di dimenticarsi di Roma. E quando l’Italia sarà in ginocchio dettare anche l’agenda politica. In fondo un land in più fa sempre comodo.

di Claudio Antonelli

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Commenti all'articolo

  • vgrossi

    12 Settembre 2011 - 23:11

    ... il mitico Zapatero ha ricevuto una nazione in pieno sviluppo, con un vero miracolo economico in corso, nel 2004. L'ha letteralmente sderenata, portando la disoccupazione al 20 (VENTI) e più per cento e tu me lo presenti come un politico serio ? Non ha rinunciato alla ricandidatura, se avesse appena fatto la mossa di ripresentarsi il PSOE (il SUO PARTITO) lo avrebbe fisicamente linciato, mentre il resto del Paese si sarebbe sganasciato dal ridere. Quanto alle macchine sono più che d' accordo con te, ma esiste il PRA, ci vuole un attimo per sapere a chi sono intestate. E se sono società, in un attimo e mezzo si può stabilire se sono di comodo o vere. SE lo si volesse fare, o lo si potesse fare : la Ferrari di Tulliani ti dice nulla ? Tremonti aveva messo avanti una stretta sulle società di comodo ... puff, sparita e, guarda caso, senza alcun clamore a sinistra, come mai ? Quante di quelle 2800 e passa macchine sono nelle mani di chi le ha pagate di suo, nero o grigio che sia ?

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  • LoHobbit

    12 Settembre 2011 - 17:05

    Cosa stiamo aspettando?? Sappiamo esattamente cosa fare: ce l'hanno insegnato i Francesi nel 1789.

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  • cioccolataio

    12 Settembre 2011 - 17:05

    Ecco un esempio: in Italia poco meno di 800 persone hanno dichiarato un reddito di un milione di euro l'anno. Nel Regno Unito sono state 6000 (e il P.I.L. è quasi uguale). Dal gennaio all'agosto del 2011 in Italia sono state vendute circa 2834 auto da oltre 80.000 euro, tra cui 895 Porsche e 413 Ferrari. Vuol dire che questi signori hanno cambiato l'auto tutti insieme e, visto che c'erano, l'hanno cambiata anche a mogli e figli! Sino a che le cose continueranno ad andare così e le manovre verranno fatte principalmente colpendo il reddito fisso, nulla potrà cambiare. Una patrimoniale almeno avrebbe colpito i patrimoni presenti in Italia, indipendentemente dal reddito, ma certo avrebbe dato fastidio a troppi. Eppure Zapatero aveva mostrato la strada: indico nuove elezioni, non mi ricandido e faccio una manovra senza guardare in faccia nessuno e senza costrizioni elettorali. Zapatero, appunto, non Berlusconi.

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  • vgrossi

    12 Settembre 2011 - 15:03

    ... difficile svalutare del 100%, figuriamoci del 200% (100% di svalutazione= azzeramento della valuta, tornare al baratto) Non confondere svalutazione ed inflazione. Comunque la seconda parte del post dice cose VERE, che io, e chi è nato come me alla fine degli anni '40, ha visto e vissuto. Ma attenzione: dopo la svalutazione c'è una sola via per mettere insieme pane e minestra, ossia lavorare e produrre, a testa bassa, aggiungere valore ai prodotti che la svalutazione ha ridotto di prezzo. Quindi resta sempre il problema dell' enorme stato costosissimo, che, se non dimagrito ed ammodernato, ci riporta alla casella iniziale del gioco dell' oca, ancora una volta.

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