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Mortadella vuol punire Atene ma nell'euro ce la portò lui

Nel 2001 Prodi in Commissione Ue, con Francia e Germania, a spalancare alla Grecia le porte le porte di Eurolandia

Mortadella vuol punire Atene ma nell'euro ce la portò lui
La grande riforma è stata annunciata nel 1995: entro vent’anni, annunciò il governo,  anche la Grecia avrà il suo catasto. Fuori tempo massimo. Perché quando Atene sarà dotata, con un paio di secoli di ritardo sulla Lombardia, di una mappa del patrimonio immobiliare, la partita della permanenza della Grecia  nell’area dell’euro sarà finita da un pezzo. Anche la Chiesa, pur così influente e integrata ai vertici delle istituzioni da disporre di un proprio rappresentante nel board della banca centrale, non sembra poi ansiosa di dare il buon esempio: solo due vescovi  (su 10 mila pope a libro paga) si sono detti disponibili a rinunciare all’appannaggio di 2.200 euro al mese versati dallo Stato.  Ma la vera polemica è scoppiata sulla tassa immobiliare che il governo Papandreou ha dovuto imporre in tutta fretta l’11 settembre scorso:  i beni in mano alla Chiesa,  comprese le proprietà dei monasteri, saranno esentati salvo che «non siano sfruttati a fini commerciali».


Facile prevedere che lo Stato incasserà ben poco. Perché, in assenza di un catasto, nessuno è in grado di ipotizzare il valore dei beni  in mano alla Chiesa. La quale può vantare a suo credito le opere di carità (almeno 10-12 mila pasti nelle mense per i poveri della capitale), come non può fare l’esercito  degli evasori in un Paese dai costi altissimi e dalle entrate fiscali inesistenti dove, come ha scoperto con stupore un rappresentante della “trojka” europea, i dipendenti pubblici sono ancora cresciuti di numero. Ieri da Atene sono arrivati nuovi annunci di tagli nella pubblica amministrazione e una nuova super-manovra che dovrebbe mettere in riga i conti dello Stato. Ma il rischio è che si tratti dell’ennesimo maquillage. Per ottenere dalla comunità internazionale la nuova tranche da 8 miliardi infatti, la Grecia si è dovuta impegnare a tagliare il suo deficit di bilancio entro il 2014 e di vendere circa 50 miliardi di euro di beni statali.  Il nuovo provvedimento prevede l’aumento del numero dei lavoratori pubblici che saranno licenziati, (passano da 20mila a 30mila entro la fine dell’anno) e nuovi tagli alle pensioni sotto i 1.200 euro e a quelle dei cittadini al di sotto dei 55 anni. La stessa comunità internazionale ha imparato però a sue spese a prendere gli annunci di Atene con le pinze.

Un Paese ove la spesa sanitaria a carico dello Stato, 9 miliardi (due volte tanto il Belgio), è raddoppiata negli ultimi quattro anni. Un disastro, insomma. Ma un disastro annunciato perché queste tare si potevano constatare senza grosse difficoltà anche una decina di anni fa, nel 2001, quando l’Unione Europea  accolse a braccia aperte la Grecia cosparsa di cantieri per le Olimpiadi.  Non sollevarono obiezioni i francesi, determinati a proteggere l’avanzata delle loro banche verso il Partenone. O tantomeno i tedeschi, affamati di business e di clienti per le loro Bmw, poco importa se evasori o meno. E non fu difficile far tacere le perplessità di Eurostat, che risponde alla Commissione Europea  presieduta all’epoca da Romano Prodi che era riuscito, assieme a Carlo Azeglio Ciampi, a pilotare la lira verso l’euro con tecniche simili a quelle poi utilizzate da Goldman Sachs per abbellire i conti della Grecia.  Già anche nel nostro caso, tra il ’96 e il ’97,  con un colpo di magia  JP Morgan era riuscita a far scendere il rapporto deficit/Pil italiano dal 6,5% a cifre vicine ai parametri di Maastricht. Tutto grazie a un derivato che permise all’Italia di cedere temporaneamente una fetta di debito poi rientrata dopo l’esame di Eurostat. Una sorta di sofisticato gioco delle tre carte che, nel caso greco,  oggi paghiamo tutti quanti. Salvo politici e burocrati che, di fronte allo stato del fisco di Atene, si  limitano ad allargare le braccia: a noi ci hanno chiesto di controllare il deficit/Pil, mica l’evasione fiscale.


di Ugo Bertone


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Commenti all'articolo

  • imahfu

    26 Settembre 2011 - 19:07

    Prodi, senza una maggioranza favorevole, non poteva portare la Grecia in Europa. Ricordiamo invece che B: disse di portare la Turchia e fu sputtanato dalla Germania: circa 80 milioni di abitanti e qualche milione pronto a venire in Europa.

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  • capitanuncino

    25 Settembre 2011 - 02:02

    La dentiera l'ha persa il 13 Aprile 2008,quando a furor di popolo il Nord gli ha rifilato un sonoro scuffiotto che l'ha fatta volare via.Da allora la sta cercando......E siamo nel 2011..Ecco perche' quando parla emette rumori molesti ed odori assai poco gradevoli.Basta che poi si metta a ridere ..che è tutto un programma.Con i soldi che si è fregato in 50 anni di Montecitorio poteva farsela d'oro...che si vergogni.

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  • imahfu

    24 Settembre 2011 - 21:09

    A Prodi, l'Africa; a Berlusconi le P. Ora si comprende perché non vuol lasciare il potere.

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  • sparviero

    22 Settembre 2011 - 22:10

    Cioccolataio , il mortadella con il suo stramaledetto euro ha rovinato l'Italia.

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