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In Europa siamo tutti maiali Inclusi tedeschi e francesi

Non solo problemi di banche, pure gli indici manufatturieri di Parigi e Berlino raggiungono quelli dei "pigs", suini del Mediterraneo

In Europa siamo tutti maiali Inclusi tedeschi e francesi
L’Italia non se la passa bene. Il governo ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita per l’anno corrente e per i tre a venire dando ragione a Bruxelles e a quanti vedono nella debolezza del Prodotto interno lordo e nell’assenza di stimoli per lo sviluppo la nostra spina nel fianco. C’è sempre il fardello del debito pubblico che appesantisce ogni nostro movimento ma con una crescita più sostenuta potremmo entrare in un trend virtuoso che ne riduca, nel tempo, il suo peso. Così, al momento, non è. E i tassi di interesse sempre più salati che siamo costretti a pagare sulle nuove emissioni del debito pubblico non fanno altro che aggravare il problema.

Anche la Germania se la passa peggio di quanto Berlino sperasse. La crescita del settore privato, secondo l’istituto Markit Economics, continua a rallentare. L’indice composito sulla produzione è sceso al livello più basso da luglio 2009, anche se per qualche decimale la lancetta del barometro sulla salute del Paese resta ancora sulla zona verde della crescita.
Va sottolineato che l’indice Markit viene calcolato attraverso un’indagine che coinvolge i direttori acquisti delle aziende. Ciò che fotografa, dunque, riguarda un “sentment”, un’aspettativa, che può sempre rivelarsi errata. Il dato di fondo però resta: la fiducia nell’economia cala anche in Germania. E in Francia. Perché lo stesso indice calcolato sull’economia dei cugini d’Oltralpe segna a settembre un tasso di crescita più debole dalla fine della recessione. Francia e Germania si portano poi dietro la zavorra delle banche, nettamente più esposte sui titoli greci rispetto alle nostre.

C’è da compiacersene se Parigi e Berlino - entrambi con un debito  tripla “A” - se la stanno passando peggio di quanto atteso? Forse sì. E non certo perché c’è da gioire del “mal comune”. I due galletti, se privati delle loro certezze, potrebbero abbassare le pretese e capire più facilmente che le richieste da lacrime e sangue fatte ai paesi europei in difficoltà come condizione di un allargamento del fondo salva-Stati e la maggiore integrazione economico-fiscale, potrebbero fare esplodere rivolte sociali molto pericolose. La direzione è giusta, i tempi pretesi forse meno.
D’altronde il fronte dei “Pigs” (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna, Paesi considerati il ventre molle dell’Europa) si sta rimodulando. La Spagna fa meglio di prima, tanto che lo spread tra i suoi titoli pubblici e il Bund tedesco è da un po’ di tempo più basso del nostro. E l’Irlanda  sorprende, segnando un forte incremento del Pil. Ma, picchi e strappi a parte, ce la stiamo passando male tutti. Persino la produzione dell’ industria manifatturiera cinese ha continuato a contrarsi in settembre per il terzo mese consecutivo.

E l’Italia? Forse sta meglio di quanto pensiamo, a dare retta alla sviolinata del finanziere francese Vincent Bollorè, capofila dei soci esteri di Mediobanca e vice presidente delle Generali: «l’Italia è un paese molto più solido sicuramente della Francia e di molti altri paesi, ed è secondo me uno dei paesi più ricchi d’Europa. Tutta la parte nord del paese ha statistiche migliori della Germania. È uno dei paesi meglio attrezzati, gli investitori esteri non si rendono conto della forza di questo paese. Personalmente penso che sia il momento di investire in Italia».
di Antonio Spampinato

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Commenti all'articolo

  • vgrossi

    25 Settembre 2011 - 09:09

    La Germania paga interessi non solo irrisori, ma assurdi (INFERIORI al tasso ufficiale !) perchè il mercato, nella sua fuga verso la sicurezza, ritiene che, Euro o non Euro, l' economia tedesca resterà attiva (PIL positivi); gli altri (TUTTI, non solo l' Italia !) hanno visto il differenziale crescere rispetto al Bund perchè il mercato teme (a ragione, secondo me) che la crisi dell' Euro provocherà grandi e durature contrazioni dei PIL, dato che tale crisi, almeno finora, è stata affrontata burocraticamente con un inasprimento assurdo della tassazione che non risolve nulla, ma deprime brutalmente le economie (PIL negativi). Alzando la tassazione, infatti, o la si porta a livelli demenziali per portare IN POCHI MESI i debiti pubblici alla soglia di Maastricht, impossibile, oppure si ferma l' economia del tutto, e quindi si porta il rapporto deficit/PIL a livelli insostenibili .Insomma, ritengo che i mercati semplicemente hanno visto che l' Euro non è governato, e la strategia BCE errata

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  • Claude Veco

    23 Settembre 2011 - 19:07

    Lo Statuto dei Lavoratori: una legge per l'affondamento dello sviluppo. Per non parlare di una Magistratura tesa ad usurpare la sovranita' del popolo e del parlamento liberamente eletto, che il popolo rappresenta. Non c'e' altro paese democratico dove esiste una legge paragonabile all'infausto nostro Statuto dei Lavoratori, ne' un ordinamento giudiziario di stampo fascista. Non si potra' mai crescere, se non si comincia magari, come metodo, a parlar male anche di Garibaldi.

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  • soter66

    23 Settembre 2011 - 17:05

    Ma chissà perchè non vi chiedete mai perchè la Germania paga sul debito pubblico interessi irrisori,mentre l'Italia sprofonda nel baratro.

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  • Baronedel Carretto

    23 Settembre 2011 - 12:12

    Caro giornalista, hai fatto un commento da "sinistro" che gioisce per la povertà e miseria.

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