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Pigna rompe con la Marcegaglia Tutti in fuga da Confindustria

Le Cartiere mollano: "Una posizione politica". Ansaldo, Ibm e Fincantieri faranno lo stesso. Ed è già pronta la sigla alternativa a quella di Emma

Pigna rompe con la Marcegaglia Tutti in fuga da Confindustria
Anche le Cartiere Paolo Pigna Spa mollano Confindustria. L'azienda bergamasca, leader in Italia nel settore cartotecnico e fondata nel 1870, imiterà la Fiat. Ad annunciarlo è stato Giorgio Jannone, presidente e Ad della società nonchè deputato del Pdl. "Confindustria deve rappresentare tutti gli iscritti, senza assumere posizioni marcatamente politiche, e senza porre ultimatum al governo, senza avallare candidati politici o annunci a pagamento. Poichè mi trovo, unico in Italia, ad essere nel contempo parlamentare di maggioranza e presidente di una grande industria iscritta a Confindustria da oltre un secolo, ritengo che la nostra uscita, dopo quella di Fiat, possa rappresentare un segnale non privo di significato". La fuoriuscita di Pigna si aggiunge a quelli già paventati di altre importanti realtà industriali italiane, dall'Ansaldo a Fincantieri.

Di seguito l'articolo di Nino Sunseri

Il divorzio tra Sergio ed Emma è solo un episodio. Nemmeno l’ultimo. Da un anno più o meno clamorosamente, aziende grandi e piccole hanno lasciato scadere la tessera del club di Viale dell’Astronomia senza rinnovarla. Troppe parole. Pochi fatti. Comincia Ibm che  abbandona il tavolo senza fare molto rumore come si conviene ad una multinazionale che non dimentica di essere straniera. Nicola Ciniero, amministratore delegato della filiale italiana, annuncia che non rinnoverà l’iscrizione ad Assinform, il gruppo che riunisce le aziende dell’Ict. L’accusa? L’associazione pesa troppo poco. Un costo inutile per le aziende. La scelta di Ciniero viene condivisa Pierfilippo Roggero, senior vice president Sud e Ovest Europa di Fujitsu Technology Solutions. Ma tutto sommato si tratta ancora di episodi isolati. Tanto più che l’uscita dall’associazione dell’Ict non comporta aumaticamente l’abbandono di Confindustria.

La partita diventa aspra a Genova. La città piange lo smantellamento di quello che, un tempo, era il sistema delle partecipazioni statali. Va via dalla sezione locale di Confindustria sbattendo la porta Giuseppe Zampini, capo di Ansaldo Sts. Ritira il suo contributo di 250 mila euro. Anche Fincantieri mostra insofferenza. È  sola a gestire una ristrutturazione che dimezza il gruppo.

Ma la pancia di Confindustria brontola da molto più tempo. Aveva cominciato due anni fa a Milano con la nomina di Alberto Meomartini alla presidenza di Assolombarda, la più importante fra le associazioni territoriali. L’azionista di riferimento di tutto il sistema Confindustria. Niente di personale. Perplessità per la provenienza. Un manager di carriera nel sistema pubblico capo degli imprenditori privati nella più importante provincia della galassia? Difficile da digerire. Preoccupazioni alimentate dalle voci secondo cui Meomartini sarebbe stato solo il primo passo verso la candidatura di Paolo Scaroni, amministratore delegato Eni, alla presidenza nazionale. Voci senza fondamento. Scaroni non va nemmeno a fare il presidente all’associazione di Venezia. Figuriamoci di tutta la Confindustria. Tuttavia sono segnali d’allarme. A tutto vantaggio di Assonime, l’associazione che raggruppa le spa italiane. Fino a ieri semplicemente un organismo tecnico (per esempio nella riforma della legge sull’Opa e in genere tutte le le leggi che riguardano la governance delle imprese). Da un po’ di tempo sempre più interventista dopo la nomina di Luigi Abete alla presidenza e l’arrivo come direttore generale di Stefano Micossi, ex capo dell’ufficio studi di Confindustria e presidente della Cir di Carlo De Benedetti. L’Assonime, da organo tecnico diventa strumento politico. L’idea della patrimoniale è nata in quelle stanze. Gli altri, compresa la Marcegaglia l’hanno copiata.

di Nino Sunseri

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Commenti all'articolo

  • aldogam

    05 Ottobre 2011 - 12:12

    L'errore madornale commesso da Confindustria fu quello di eleggere a presidente la rappresentante di un gruppo la cui soparavvicenza è legata sia all'esito del contenzioso (rilevante) in materia fiscale, sia dal mantenimento da parte di certe banche delle consistenti linee di credito, non giustificate dall'andamento del gruppo stesso. Se al gruppo Marcegalia fossero applicati gli stessi criteri (Basilea 2) adottati dagli istituti finanziari nei confronti delle PMI la Marcegaglia avrebbe già fatto default. Ora, per capire il comportamento della Signora Emma basta ricordare a quali correnti politihe si ispirano prevalentemente magistratura e lobby finanziarie e tutto diventa chiaro.

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  • gado53

    05 Ottobre 2011 - 09:09

    Confindustria ha sempre cercato e di fatto condizionato le scelte politiche. Sempre in silenzio evitando i clamori. La D.ssa Marcegaglia, ha esagerato nel tentativo di conservare la poltrona. Giustamente Marchionne lascia un Club Inutile ed oltremodo costoso.

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  • marcopcnn

    04 Ottobre 2011 - 23:11

    se lo fosse sarebbe un'altro grande successo di questo Governo. A parole cerca la convergenza di tutti i moderati. Nella pratica tenta con ogni mezzo di spezzare qualsiasi organizzazione in un qualunque modo possa catalizzare consensi e dissensi degli Italiani. Ha spaccato la triplice ( parola anni settanta per indicare CGL CISL e Uil), ha appoggiato Marchionne nei suoi chiari intenti anti Italiani e conseguentemente ha svuotato di potere e prestanza confindustria ! Se questo è l'approccio alla crisi.....

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  • Marcello51

    04 Ottobre 2011 - 23:11

    Avanti così. 10 e lode a Emma. Rimarra lei e la cgil???

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