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L'Italia non lavora alle riforme L'agenzia Moody's ci declassa

L'agenzia boccia il nostro debito: colpa di "incertezza economica e politica". Palazzo Chigi: tutto previsto, serve un cambiamento

L'Italia non lavora alle riforme L'agenzia Moody's ci declassa
Un’altra mazzata. Dopo la bocciatura di Standard & Poor’s, ieri sera è arrivata la doccia gelata da Moody’s: abbassato il rating dell’Italia da Aa2 ad A2. Una “a” in meno che potrebbe costare cara al governo. Anche ieri lo spread tra i Bund tedeschi e i Btp italiani ha chiuso a 375 punti base. Un differenziale costantemente più alto rispetto a quello spagnolo, forse perché - come ha fatto sapere Giulio Tremonti - a Madrid si andrà ad elezioni anticipate. Quindi, in teoria, fra poche settimane finirà l’incertezza politica. Già, l’incertezza. Anche Moody’s nello spiegare il  downgrade del giudizio sul Belpaese  ha fatto cenno «in parte ai rischi derivanti dalle incertezze economiche e politiche». Il declassamento è colpa ovviamente anche della crisi che colpisce il Vecchio Continente, «dell’aumento dei rischi al ribasso per la crescita economica e dell’indebolimento delle prospettive globali», nonché del generale calo della fiducia nelle emissioni di debito dei paesi dell’eurozona.

A2, dicevamo. Ma come stanno messi i nostri vicini di casa e i nostri partner nel G7? Secondo Moody’s gli Stati Uniti sono degni di mantenere la mitica tripla A, così come il Canada, la Germania, il Regno Unito e la Francia. Solo il Giappone, fra i big del mondo, può contare solo su Aa3, ma va anche detto che Tokyo ha un debito pubblico pari al 211% del Pil, cioè quasi il doppio dell’Italia, senza contare il tremendo terremoto di qualche mese fa. Il nuovo rating italiano si avvicina invece a quello dei Pigs: la Grecia, che non fa più statistica, col suo Ca  è un gradino sopra il default, poi c’è il Portogallo con Ba2, l’Irlanda Ba1 e la Spagna Aa2. E qui troviamo lo smacco: nonostante un deficit/Pil del 6,3% e un elevato debito di famiglie e imprese in confronto a quelle italiane, Madrid mantiene un giudizio superiore al nostro. A farci compagnia nella classe A ci sono Estonia e Slovacchia (che però hanno un rating A1, quindi superiore), nonché Malta, che ha come noi un rating A2. 

Per fortuna «il rischio di default dell’Italia resta remoto», precisa Moody’s, ma «la vulnerabilità è aumentata». Questo perché «l’economia italiana continua ad affrontare sfide significative dovute a debolezze economiche strutturali. Questi problemi - si legge nel testo -,  principalmente la bassa produttività e importanti rigidità del mercato del lavoro e dei prodotti, sono stati un impedimento a raggiungere un potenziale di crescita nei precedenti decenni e continuano a intralciare la ripresa dalla recessione del 2009». Insomma, la luce in fondo al tunnel non si vede, tant’è che  il rapporto debito/Pil raggiungerà il 120% alla fine di quest’anno, dal 104% che si registrava all’inizio della crisi globale. Tradotto: le due manovre, che insieme valgono oltre 100 miliardi, non bastano. E a questo punto si fa sempre più vicina un altro provvedimento, forse proprio con la Finanziaria, possibilmente  in linea con le richieste contenute nella lettera che la Bce ha inviato all’esecutivo. D’altronde è dal 17 giugno che Moody’s ci osserva: si vede che quanto è stato fatto non basta, almeno ai signori del rating.

Questo declassamento  era atteso, ha commentato immediatamente Palazzo Chigi: «Il governo italiano sta lavorando con il massimo impegno per centrare gli obiettivi di bilancio pubblico. Quegli stessi obiettivi che sono stati oggi (ieri, ndr)  accolti positivamente e approvati dalla Commissione europea». La spiegazione però non ha convinto Pier Luigi Bersani: «L’Italia è meglio di quel rating, ma se non c’è un cambiamento la sfiducia rischia di tirarci a fondo». E nemmeno a Diego Della Valle che invoca urgentemente un  «governo di competenti».

di Giuliano Zulin

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Commenti all'articolo

  • ciannosecco

    06 Ottobre 2011 - 14:02

    Sarà pure off topic ,ma è sempre un piacere vedere smascherati gli idioti antinuclearisti,specialmente quelli di questo forum.

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  • beylerbey

    05 Ottobre 2011 - 15:03

    O bella di 1 bella ci hanno declassato! e chi se ne frega di ascoltare i pareri "illustri" di coloro che fino al giorno prima del fallimento davano la TRIPLA "A" a LEMAHN o che fino all'ultimo hanno sempre dato ottimi rating a Parmalat! Ma ci stiamo a prendere in giro? Questi "guru" della finanza, questi intrallazzatori che gestiscono delle SPA (ovvero società di capitali che hanno come fine il lucro) ci declassano e tutti ad inveire contro il governo e contro B. (che, sia chiaro, di colpe ne hanno a non finire),assunti a capro espiatorio dell'autunno dei declassamenti (alcuni giorni fa toccò alle banche, you remember?). Ribadisco: CHI SE NE FREGA DI MOODY'S e dell'altra accozzaglia di pseudo analisti!!! Ne avessero azzeccata una,potrei anche dargli ascolto ma, dal momento che costoro "curano" solo i propri interessi, farebbero bene a stare zitti. E anche tutti coloro che gli danno spago, per cortesia, 1 poco di onestà intellettuale!!! Cordialmente.

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  • SOSnotizievere

    05 Ottobre 2011 - 14:02

    Lotta alla corruzione? NO Lotta all'evasione ? NO Lotta alla Magistratura. E stangate a ripetizione ai cittadini onesti Avanti così. Verso il default Ci ricorderemo comunque i nomi e cognomi di chi li ha sostenuti in tutti quest anni, infangando la vera destra e portandoci al collasso. State sicuri

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  • Baronedel Carretto

    05 Ottobre 2011 - 14:02

    Effettivamente il governo, con le sue lotte intestine tra Lega PDL Tremonti Maroniani etc etc , ci mette tantissiomo del suo. Le opposizioni sanno solo chiedere le elezioni al buio perchè oltre a mangiare e lottizzare la sinistra per l'Italia non ha mai fatto nulla. La magistratra dovrebbe essere chiamata a pagare i danni degli errori commessi, soprattutto quelli per superficialità o interesse politico perchè i danni che arreca all'Italia sono enormi ed una maggiore attenzione è necessaria. Poi qual'è la soluzione? Boh .... consulto la sfera di cristallo ma intanto iniziamo dall'onestà e dal buonsenso.

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