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L'Europa: "Italia, bene così Moody's? Non ci interessa"

Commissione: "Non cambiamo giudizio per il declassamento". Fmi: "Conti pubblici ottimi". Ma la Marcegaglia: "Sale preoccupazione"

L'Europa: "Italia, bene così Moody's? Non ci interessa"
Moody's taglia il rating italiano di tre livelli, la Borsa di Milano non sente il contraccolpo e la Commissione europea si appresta a far sapere che "mantiene il suo giudizio sull'Italia" anche dopo il downrating dei titoli di Stato italiani. Il Belpaese "ha preso seri impegni di consolidamento fiscale che vanno nella giusta direzione, e che permettono di arrivare al pareggio di bilancio nel 2013". Con queste parole Amadeu Altafaj, portavoce del commissario europeo agli Affari economici Olli Rehn, ha risposto a chi lo interpellava sul declassamento annunciato martedì sera, a mercati chiusi, dall'agenzia di rating.

"Un programma serio" - Altafaj ha proseguito: "La nostra reazione è la stessa di poche settimane fa, quando era stata Standard & Poor's (il 20 settembre, ndr) ad annunciare il downgrade. L'Italia - ha ribadito - si è impegnata su un programma serio di risanamento dei conti pubblici, i pacchetti di misure adottati a luglio e a settembre vanno in quella direzione e consentiranno al Paese di centrare gli obiettivi. Queste sono le nostre valutazioni e le manteniamo dopo Moody's", ha tagliato corto.

Le critiche della Marcegaglia - Al contrario, la compagna Emma Marcegaglia non si è lasciata sfuggire nemmeno quest'occasione per la sua ormai consueta stilettata contro il governo Berlusconi. Secondo la leader di Confindustria il downgrade di tre livelli deciso da Moody's "anche se dice che c'è la  solidità del debito pubblico, è legato a una politica economica incerta e a una situazione politica complessiva incerta". La presidente di Viale dell'Astronomia ha aggiunto che con il downgrade "sale la preoccupazione delle imprese per un possibile restringimento del credito. Tutto il Paese - ha proseguito Emma - deve fare uno sforzo comune con serietà evitando demagogie e divisioni".  E infine: "Critichiamo il governo non perché non ci piace ma perché sentiamo che cresce la preoccupazione nel nostro mondo e tra gli italiani".

Il plauso del Fmi - La Marcegaglia, insomma, predica nel deserto. Anche le Borse, infatti, dopo il siluro (annunciato) sganciato da Moody's hanno risposto positivamente, con Piaza Affari che al pari degli altri listini europei veleggiava in solido territorio positivo. Parole incoraggianti nei confronti dell'Italia sono state spese anche dal Fondo monetario internazionale. Contestualmente al duro monito sul rischio di una recessione globale a partire dal 2012, il Fmi ha sottolineato come la crescita in Italia sia stata deludente a causa di riforme inadatte e incomplete, a causa di un sistema tributario troppo complesso e a causa della scarsa produttività del lavoro. Ma lo stesso Fondo monetario internazionale ha poi riconosciuto che i conti pubblci del Belpaese non si erano mai trovati in una situazione migliore di quella attuale.

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Commenti all'articolo

  • vgrossi

    06 Ottobre 2011 - 18:06

    Mi perdoni l' intrusione nella Sua privacy, ma fa anche il turno di notte ?

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  • cgluschi

    06 Ottobre 2011 - 14:02

    Da cosa dipende, a Suo parere, la non credibilità di un premier?

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  • imahfu

    06 Ottobre 2011 - 00:12

    Le Organizzazion internazionali hanno un certo peso e possono sembrare credibili. Ma il diretto interessato chiunque sia, ne ha molto meno. Se poi é in testa alla classifica dei 'poco credibili' puo' fare dell'ottimismo quanto vuole ma non é creduto quando addirittura non provoca l'effetto contrario. La credibilità tanto sventolata nella polemica politica ha un peso non indifferente. L'ha spiegato per la Spagna anche Tremonti un paio di giorni fa.

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  • GMTubini

    05 Ottobre 2011 - 20:08

    Interessante la Sua affermazione: le "ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI Hanno tutto l'interesse a non peggiorare la situazione globale." Dunque può essere opportuno descrivere ottimisticamente la realtà per creare aspettative migliori negli operatori economici. Pertanto dobbiamo dedurre che, in tale ottica, un Presidente del Consiglio che ostenti ottimismo sia preferibile a un'opposizione che prospetti quotidianamente la bancarotta. Mi sbaglio?

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