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Profumo, il banchiere del Pd indagato per frode fiscale

L'ex amministratore delegato di Unicredit, che votò alle primarie democratiche, sotto inchiesta per un reato fiscale.

Profumo, il banchiere del Pd  indagato per frode fiscale
Alessandro Profumo, l’ex banchiere che il Pd voleva candidare a palazzo Chigi o quanto meno al ministero dell’Economia, ha da risolvere prima di dedicarsi alla politica una piccola grana del valore di 245 milioni di euro, affrontando anche un’accusa giudiziaria pesantuccia, perché è indagato dalla procura di Milano insieme ad altre 16 persone (ex suoi collaboratori e banchieri inglesi) per il reato di “dichiarazione fiscale fraudolenta mediante altri artifici”. Profumo è insomma accusato di avere evaso il fisco fra il 2007 e il 2008 per una cifra gigantesca, perché in qualità di amministratore delegato di Unicredit aveva firmato una serie di operazioni finanziarie molto complicate che solo apparentemente erano apparse un acquisto di pronti contro termine effettuato con la filiale milanese della Barclays bank, colosso del credito britannico. Secondo l’Agenzia delle Entrate, che aveva sequestrato da tempo in una serie di ispezioni tutta la documentazione esistente in banca, Profumo avrebbe fatto travestire un’operazione finanziaria da acquisto di pronti contro termine al solo fine di non pagare le tasse dovute, visto che il 95% di quell’acquisto fittizio per legge poteva essere dedotto dal reddito della banca. Per questo il pm milanese Alfredo Robledo che dal 2009 stava conducendo un’inchiesta sull’operazione, ha sequestrato ieri 245 milioni di euro a Unicredit, somma che è stata ritenuta pari all’indebito vantaggio fiscale ottenuto con quella operazione.

L’inchiesta giudiziaria - ed è una delle rarissime volte che accade - è nata in realtà da una inchiesta giornalistica sulla evasione fiscale del gruppo Barclays pubblicata dal Guardian il 16 marzo 2009. Secondo David Leigh e Felicity Lawrence, i due giornalisti che avevano lavorato su un documento messo on line per dispetto da un dipendente della stessa Barclays (che era stato costretto ad andare via), la banca inglese aveva evaso in patria e all’estero grazie alla complicità di alcuni banchieri qualcosa come 4 miliardi di sterline. Fra i paesi c’era anche l’Italia e si ipotizzava una operazione finanziaria messa in campo con Banca Intesa, Unicredit Banca spa, Unicredit corporate banking spa e Unicredit Banca di Roma spa. In realtà Corrado Passera rifiutò quella operazione, tenendo al riparo la sua Banca Intesa dai guai. Profumo invece ha trascinato in quella disavventura l’istituto che poco tempo dopo gli avrebbe pagato una delle liquidazioni più alte che si siano mai registrate in Italia: 40 milioni di euro, più due da versare in beneficenza.

L’inchiesta giornalistica inglese è stata ripresa e corredata di nuovi particolari in Italia da Francesco Bonazzi sull’Espresso, e a quel punto si è mossa l’Agenzia delle Entrate. Dopo le prime ispezioni ha trasmesso il materiale con le proprie osservazioni alla procura di Milano per l’individuazione dei reati compiuti e i provvedimenti di competenza. Profumo per altro non ha fatto cenno del guaio nell’ultimo bilancio Unicredit da lui firmato, quello relativo al 2009 quando già si erano mosse Agenzia delle Entrate e procura di Milano. Il suo successore, Federico Ghizzoni, ha invece subito avviato l’operazione trasparenza collaborando con le autorità. Nel bilancio 2010 dell’istituto si segnalava l’operazione «Barclays Brontos» spiegando che “nel corso degli esercizi 2007, 2008 e 2009 per importi diversi e a diverse condizioni economiche, Unicredit Banca spa, Unicredit Corporate Banking spa e Unicredit Banca di Roma spa hanno posto in essere una tipologia di operazione finanziaria strutturata con la Filiale di Milano della banca inglese Barclays Plc, denominata Bronots da quest’ultima. L’operazione consiste in una operazione di pronti contro termine effettuato fra la filiale di Milano di Barclays Plc e le banche del gruppo Unicredit citate avente pcome sottostante strumenti finanziari emessi da una società lussemburghese detenuta integralmente dal gruppo Barclays e denominati in lire turche. Nella prima metà del 2009 la procura di Milano ha avviato una indagine. Nella semestrale al 30 giugno 2011 Ghizzoni ha fatto aggiungere qualche particolare in più, spiegando che il 21 giugno scorso la Guardia di Finanza aveva notificato a Unicredit i processi verbali di contestazione di alcune operazioni secondo cui era stato scoperto un debito di imposta da 444,6 milioni di euro. Di questi «269 erano relativi all’operazione Brontos e 175 milioni concernenti le altre operazioni di finanza strutturata effettuate dal 2006 al 2008».

In consiglio, Profumo parlò del caso Brontos solo alla vigilia del Natale 2009, fra le contestazioni degli altri consiglieri. E citò un particolare che rischia ora di fare parecchio rumore: a considerare lecita l’operazione era stato nel 2007 un parere dello studio Vitali, Romagnoli e Picardi. In quello studio era tornato socio quell’anno l’attuale ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che si sarebbe dimesso solo l’anno successivo, una volta tornato al governo.
di Franco Bechis

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Commenti all'articolo

  • Dream

    19 Ottobre 2011 - 17:05

    prego che la cosa non sia vera....aspettiamo le indagini.. perche' se minimamente èvero.....!...ci sarebbe da farsi venire i capelli dritti!! ma come? fino a ieri sbraitava per entgrare in politica copo quell'enorme bonuscita da faraone....sarebbe il colmo.. e ancora la sinistra parla..sono loro i buoni..seeeee, si è visto alla manifestazione!!!mo questo!..mah!

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  • futuro libero

    19 Ottobre 2011 - 12:12

    non ci sono solo ladri da una parte e puri dall'altra. Anzi se continua così scopriamo che questi puri, presunti, sono più ladri dei ladri.

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  • Ade

    19 Ottobre 2011 - 12:12

    guarda caso è comunista, chissà perchè sono tutti comunisti, poi dicono che i capitalisti stanno a DX, ma quanno mai, a DX c'è chi lavora veramente, a (sx) c'è chi fà sciopero e non lavora perchè fà sciopero, vanno a Roma con i mezzi pagati dal sindacato sennò Roma non la vedrebbero nemmeno in cartolina perchè non ci sarebbe un'altro comunista che gli manda una cartolina senza viaggio pagato dal sindacato. Evvai avanti un'altro che non paga le tasse, in galera li dovete sbattere.

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  • nicki

    19 Ottobre 2011 - 11:11

    predica bene e razzola malissimo in quanto a evasione e frode fiscale .

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