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La tavola rotonda di Libero: come ridare fiato alle aziende

Associazioni chiedono la riforma del cuneo fiscale e la detrazione dell'aumento di capitale. Guarda i video su LiberoTv

La tavola rotonda di Libero: come ridare fiato alle aziende
L’allarme c’è. Una delle soluzioni si chiama ricapitalizzazione d’imprese sul come c’è più discordanza tra gli imprenditori, ma quello che è certo è che tutti si aspettano dal prossimo decreto sviluppo qualcosa di concreto che faccia sviluppo. E non promesse irrealizzabili. «Libero» ha organizzato una tavola rotonda per discutere di crescita dell aziende. Hanno partecipato Rinaldo Ocleppo, vice presidente dell’Unione Industriali di Torino, Giuseppe Gherzi, direttore generale della stessa territoriale. Fabrizio Cellino, presidente di Confapi Torino, Gloria Domenighini direttore di Assimpredil Ance e da Vicenza il vice presidente dell’Associazione degli industriali Giuseppe Zigliotto. Concordi sull’idea che se le imprese non trovano il modo di fare aumenti di capitale senza l’intervento delle banche il 2012 sarà foriero di numerosi fallimenti.


«Libero» propone incentivi fiscali ai soci che mettono mano al proprio patrimonio per ricapitalizzare le aziende. In concreto la possibilità di detrarre l’investimento direttamente dall’imponibile piace ai cinque imprenditori intervenuti alla tavola rotonda. Con alcune clausole aggiuntive. A due anni di distanza dalle novità sul capitale di rischio sarà necessario riformare i costi del lavoro, il cosiddetto cuneo fiscale, e varare una volta per tutte la riforma fiscale. Da Confapi una proposta interessante. Abbattere l’Irap e portare l’Ires verso l’aliquota media europea del 44%. La minsuvalenza di gettito di circa 10 miliardi di euro potrebbe essere colmata secondo Fabrizio Cellino con la tassazione sui capitali esteri che potrebbe essere applicata dalla Svizzera o da una patrimoniale secca su beni mobili e immobili.


Sicuramente la crisi economica ha avuto come una delle conseguenze principali la stretta di acceso al credito per le imprese. Le aziende italiane, ma non solo, si sono ritrovate dinanzi a prestiti concessi a condizioni più rigide, con aumento dei tassi di interesse sui prestiti e maggiori richieste di garanzie. La stretta del credito costituisce una minaccia per le imprese di piccole dimensioni e tra gli aspetti più critici per il bilancio aziendale è il problema del ritardo nei pagamenti che maggiormente incide sui delicati equilibri economici delle piccole e medie imprese che porta a un razionamento del credito e anche a una riduzione degli investimenti.  Fino a poco tempo fa esistevano strumenti per ridurre la propria dipendenza dal sistema bancario. L’ausilio però  di un Confidi, consorzio italiano di garanzia collettiva dei fidi che svolge attività di prestazione di garanzie per agevolare le imprese nell’accesso al credito, e spalmandolo su un arco temporale il più lungo possibile, è venuto meno pe runa serie di motivi. Ecco che oltre a una revisione del cuneo fiscale e del sistema di utilizzo dei capitali di rischio il legislatore dovrà accettare una volta per tutte di mettere mano al sistema dei pagamenti della pubblica amministrazione. Perchè oltre alle difficoltà di credito si aggiunge l’obbligo di fare da bancomat allo Stato. L’ennesimo tentativo di legiferare per "sbloccare" una partita che, secondo le imprese, vale 60-70 miliardi di euro è andata in scena Ferragosto. Un emendamento presentato dal Terzo Polo e votato da tutta l’opposizione, col sostegno di Forza Sud, prevedeva che, in caso di mancato pagamento dei crediti sei mesi dopo la scadenza, sarebbe stato possibile chiedere alla Pa la certificazione delle somme dovute, con la possibilità di cedere il credito alle banche che liquiderebbero l’importo assumendone la «piena titolarità» verso la pubblica amministrazione.


L’unica verità è che per le Pmi e le strutture artigiane che lavorano con lo Stato e gli enti pubblici riscuotere questi crediti è spesso l’unica via per tenersi in linea di galleggiamento. E dire che esiste già una norma che dal 1° gennaio 2011 consente di "scambiarli" con eventuali cartelle esattoriali. ma tutto è sulla carta.

di Claudio Antonelli

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