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A Bankitalia ci finisce Visco Giusto così: zittiti i critici

Ignazio è un "Draghi boy" che piace a Tremonti. Resta l'incognita Bini Smaghi per dare un posto ai francesi nella Bce

A Bankitalia ci finisce Visco Giusto così: zittiti i critici
Ignazio Visco è il nuovo Governatore della Banca d’Italia. Alla fine la scelta del presidente del Consiglio è caduta sul vicedirettore generale più anziano in servizio (sia pure di due giorni) e più giovane di età, anche se con la sua classe 1949 non è certo un ragazzino. La scelta di Visco è giunta dopo 24 ore di braccio di ferro su Lorenzo Bini Smaghi, l’uomo che rischia di fare scoppiare l’ennesima guerra fra Italia e Francia, visto che sembra non avere alcuna intenzione di lasciare libera la poltrona di consigliere della Bce che spetterebbe invece alla Francia dopo la scelta di Mario Draghi come presidente della banca centrale. Su Bini Smaghi è arrivato un no deciso e che non ammetteva repliche da parte del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che aveva fatto sapere a Berlusconi come quella nomina fosse ritenuta da lui “irricevibile”. Erano solo indiscrezioni, ma anche dalla Banca d’Italia in quel caso sembravano levarsi venti di super tempesta, tanto che circolavano non smentite ipotesi di dimissioni dell’intero direttorio. Fra lo scontro frontale con Nicholas Sarkozy e quello ancora più ravvicinato con Napolitano, il direttorio della Banca di Italia (e l’intera struttura), Giulio Tremonti e Umberto Bossi messi tutti insieme, Berlusconi ha preferito la prima ipotesi chiedendo però per questo una sorta di alleanza con Napolitano.

Dopo la notte insonne sul caso Bini Smaghi, durante la quale era perfino spuntata l’ipotesi di scegliere Anna Maria Tarantola (sarebbe stata la prima donna a guidare una banca centrale importante), si è fatta sempre più strada l’ipotesi Visco. Banalmente perché era quella che aveva meno contro-indicazioni di tutte. Per la tradizione interna di Bankitalia non rappresentava uno schiaffo: sarà deluso il direttore generale Fabrizio Saccomanni, ma non fino alle dimissioni perché con Visco i rapporti personali sono buoni. Il vicedirettore scelto è quello più anziano in servizio ed è buon motivo per averlo preferito agli altri: accadde anche con la nomina di Antonio Fazio, giustificata per i due anni di anzianità in più rispetto a Tommaso Padoa Schioppa. Visco è stata scelta gradita da Napolitano e perfino dall’opposizione.

Tutti hanno imparato ad apprezzarne competenza ed obiettività durante le audizioni parlamentari sulla manovra. Il suo cognome al di là delle omonimie (non è parente di Vincenzo) non è stato schiaffo nemmeno per Tremonti: i due si sono conosciuti ed apprezzati durante gli ultimi meeeting internazionali, cenando spesso insieme. Non solo: poche settimane fa Tremonti ha lanciato l’idea di un piano decennale per lo sviluppo, e ha chiamato a scriverlo proprio Visco. Anche se non è milanese il nuovo Governatore non deve dispiacere neppure a Bossi: fu proprio Visco a promuovere, quasi sposandone la necessità, la riforma federalista nel 2008 con parole di grande apprezzamento per l’idea fiscale e anche per l’introduzione dei costi standard nella sanità. Ci sono tutte
le migliori condizioni per una luna di miele fra Banca di Italia e il sistema politico nel suo complesso.

Resta il caso Bini Smaghi. Con un gesto clamoroso assai lontano dal profilo di civil servant del suo paese, il consigliere della Bce aveva provato a mettere sotto scasso governo e istituzioni italiane chiedendo il posto da Governatore come unica condizione per lasciare la sua poltrona ai francesi. Tutte le soluzioni alternative escogitate fino ad ora sono state sdegnosamente rifiutate da Bini Smaghi. Quelle nazionali come quelle internazionali. Gli era stata proposta una vicepresidenza operativa della Bei, ma lui aveva rilanciato con una candidatura alla presidenza della Banca Mondiale di fatto impossibile: è nomina che spetta per tradizione al governo degli Stati Uniti (e sarà libera comunque nel 2012). La sua nomina in Banca d’Italia sarebbe stato precedente grave: a questo punto chiunque si sarebbe sentito autorizzato a ricattare il proprio governo o anche semplicemente il proprio azionista puntando i piedi. Per dirla crudamente come ha fatto ieri Andrea Ronchi, «il prossimo va lì e dice dammi questo se no faccio pipì per terra e tu glielo dai subito…». Può essere che Bini Smaghi continui a puntare i piedi, restando in Bce un altro anno e poi probabilmente non trovando più un incarico per chissà quanti anni. Può anche essere che vista chiusa la strada dei suoi desideri, giunga a più miti consigli. Secondo il Quirinale - che deve averlo contattato - la guerra con la Francia non scoppierà.

di Franco Bechis

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Commenti all'articolo

  • libero

    21 Ottobre 2011 - 19:07

    e'solo un fatto di omonimia,.....mi era gia' venuta l'orticaria dappertutto!

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