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In Sicilia basta lavorare 20 anni

Lo prevede una legge ad hoc del 2004 per i dipendenti della Regione: mille hanno lasciato costano circa 20 milioni l’anno

In Sicilia basta lavorare 20 anni
Errare è umano, ma perseverare... E certo perché l’esercito dei 500 mila e passa baby pensionati che ci costano più di nove miliardi all’anno  l’abbiamo creato  nel passato con una legge che non c’è più e adesso grava sulle generazioni a venire. Ma se arriviamo in Sicilia e spulciamo nel libro mastro della Casta vediamo che questa pletora di “mantenuti” continua, giorno dopo giorno, a rimpinguarsi. Sull’isola, infatti, nel 2003 hanno recepito una norma dello Stato, la 104 del 1992, inserendovi però un piccolo cavillo. Che recita così: i dipendenti della Regione possono andare a riposo con 20 anni di contributi per le donne o 25 anni per gli uomini se dimostrano che hanno un parente da accudire. E chi non ha un genitore, un figlio o un coniuge a cui rendere le proprie cure? E così dal 2004 al 2007, in media, se ne sono andati prima in pensione un centinaio di siciliani all’anno. Mentre negli anni a seguire (2008-2010) ci hanno preso gusto fino a toccare quota 680. Tirando le somme: ci ritroviamo sul groppone altri mille e passa baby pensionati in più rispetto a quelli che già ci toccavano. Che, considerando un vitalizio medio di 1.500 euro al mese (ma i dirigenti guadagnano molto di più), significano almeno 20 milioni di spesa pubblica aggiuntiva. E lo Stato non ne sentiva il bisogno.

Anche perché una parte consistente di questo bottino andrà ad arricchire le tasche di Pietro Carmelo Russo, ex segretario  dell’Assemblea regionale. Russo ha smesso di lavorare a 47 anni con 6200 euro netti al mese per accudire il papà malato. Peccato che poche settimane dopo sia stato nominato assessore. E il papà? Poco importa, conta che oggi può sommare le due entrate. Lui dice di devolvere lo stipendio in beneficenza, ma non è questo il punto. Il punto è che si tratta di una prassi ormai consueta. Perché il caso di Russo non è affatto isolato. Anzi. Non si contano gli esempi di chi è scivolato in anticipo dalla Regione col cavillo per poi rientravi come consulente, capo delle strutture tecniche o assessore.

Fatta la legge, poi, i siciliani si sono sbizzarriti. È il  caso di una signora di 50 anni, dipendente da 20 in Regione, che si è fatta adottare da un’anziana non autosufficiente. E poi se n’è andata in pensione. Con la 104, ovviamente. Oppure quello di Totò Barbitta, capo ispettore dei forestali,  che ha smesso di lavorare con poco meno di 17 anni di servizio.  Ma non erano 25? Certo, solo che Totò aveva un po’ di riscatti da far valere e un lavoro usurante (per i forestali c’è lo sconto di un anno ogni 5 di servizio). Ora pare lavori in un ristorante in Germania. Ma il suo non è un record, perché quello spetta Giovannella Scifo, ex dipendente del collocamento di Modica che nel 2008 ha detto stop. Alla veneranda età di 40 anni.
Ebbene sì, la Sicilia è terra di primati. Tra questi c’era la possibilità di sommare  il vitalizio regionale all’indennità parlamentare. Caso unico in Italia. È sembrato troppo anche al consiglio di presidenza dell’assemblea presieduta dal pidiellino Cascio che ha deciso di revocare l’assegno previdenziale ai suoi. Erano una quindicina che ne potevano usufruire perché si erano seduti su entrambi gli scranni, ma almeno in sei hanno fatto ricorso. “Ci toccano un diritto acquisto”, tuonavano.  Tra questi: Salvo Fleres, Giuseppe Firrarello e Alessandro Pagano (Pdl), Vladimiro Crisafulli (Pd), l’ex ministro Mannino e  Sebastiano Burgaretta.  

Del resto i siciliani hanno fretta. Di smettere di lavorare, si intende. E così hanno trovato anche un modo per bypassare quella brutta legge che li costringe, se hanno fatto una sola legislatura, ad arrivare fino a 55 anni prima di staccare gli assegni previdenziali. Basta farsi dichiarare invalidi civili, prima era consuetudine, ora pare sia più difficile. Occhio, però, perché qualcosa si sta muovendo. La giunta ha presentato una legge per abrogare le storture della “104 all’isolana”. Era ora. Peccato che l’assemblea debba ancora approvarla. Mentre i ritardatari cercano di correre ai ripari.
di Tobia De Stefano

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Commenti all'articolo

  • VermeSantoro

    27 Ottobre 2011 - 06:06

    è uno schifo unico e totale, io Stato non passerei a questi nemmeno più una lira, che affoghino nei loro privilegi

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  • sebin6

    26 Ottobre 2011 - 08:08

    sono al governo da 14 anni, cosa fanno; dormono o ci marciano.

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  • Satanasso

    25 Ottobre 2011 - 20:08

    Ok...I "politici" siciliani fanno schifo e sono ladri e filo-mafiosi ! Ma vogliamo parlare dell'Alto Adige-Sud Tirol o della Vallèè D'Aoste ? dove hanno i buoni benzina gratis per ogni abitante? o la cioccolata gratis,e tante altre agevolazione che gli altri italiani non si sognano neanche? E che dire di Bolzano-Bozen dove uno stambecco che parla tedesco,ha piu' possibilita' di sussidi di un povero di altre zone d'Italia? Tornando sui siciliani,sembra un articolo scritto da Borghezio...

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  • andyghiri

    25 Ottobre 2011 - 20:08

    In sicilia basta lavorare 20 anni ??!! bene facciamo una leggina retroattiva... e li freghiamo tutti. in sicilia legiferano spesso per alzarsi la PAGA ...bene basta meridionalismo ..SE E' VERO ...giu' con la scure ....ma cr4edo che i partitazzi e la casta pensino solo ai voti "siciliani" ...e allora siamo veramente fregati ....questi non faranno mai la legge per colpire gli sprechi.....e purtroppo su questo argomento sinistra , centro e destra ...hanno occhi e naso chiusi....sono troppo interessati ai voti ...e anche tonino didietro l'ha capito ... voti = soldi e lui questa lezione l'ha imparata presto ( e questo e' significativo di come si CASTIZZANO al volo appena mettono il loro culetto in parlamento !! ) .....certo che questa povera Italietta e' proprio messa male !!

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