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Mutui e credito bancario: ecco cosa cambia

La Bce taglia i tassi di interesse. L'obiettivo è riaprire i rubinetti del credito degli istituti e alleggerire i prestiti

Mutui e credito bancario: ecco cosa cambia
La Banca centrale europea ha tagliato i tassi di interesse. Che cosa significa questa mossa? Punto primo, è una scelta che serve a cercare di dare ossigeno a un mercato continentale in difficoltà. La prima conseguenza a cui mira la Bce è che, con l'abbassamento del costo del denaro, le banche riaprano i rubinetti del credito e scelgano di poter prestare a tassi inferiori rispetto a quelli attuali, favorendo gli investimenti e la fuoriuscita di denaro dal circuito bancario. Come è noto, la crisi del debito si traduce in crisi del credito: banche in difficoltà non prestano, e senza prestiti le imprese falliscono e le famiglie non hanno accesso al credito degli istituti.

I mutui - La seconda conseguenza del taglio dei tassi di interesse, in stretta correlazione con la prima, è relativa al costo dei mutui. Con il taglio dei tassi di interesse le rate si alleggeriscono. Ovviamente il riflesso della mossa della Bce ha degli effetti immediati per chi ha scelto un mutuo a tasso variabile agganciato all'andamento del tasso stabilito. Dalla prossima rata, per esempio per chi ha sottoscritto un prestito ipotecario variabile, l'importo da pagare alla banca diminuirà in relazione al diminuire del costo del denaro. La mossa europea, invece, non sortisce effetti immediati per chi ha sottoscritto un mutuo a tasso fisso.

Un esempio pratico - Facciamo un esempio concreto di che impatto abbia il taglio di 25 punti base del tasso di riferimento, passato dall'1,5% all'1,25 per cento. "La diminuzione del tasso Bce - spiega Stefano Rossini, amministratore delegato di MutuiSupermarket.it - dovrebbe portare ad una ripresa della domanda di mutui a tasso variabile che erano passati dallo spiegare il 68% della domanda nel terzo trimestre al 64% nel quarto trimestre, complice una forte riduzione dei tassi di riferimento Irs (l’Irs a 20 anni era diminuito infatti di oltre 80 punti base da luglio ad oggi, passando dal 3,67% di luglio al 2,83% odierno). Sui prossimi mesi - continua Rossini - , la domanda di mutui a tasso variabile dovrebbe essere sostenuta anche dalle aspettative di un clima di tassi variabili stabili o addirittura in ulteriore flessione. Molto dipenderà dalla situazione economica e dalle prospettive di ripresa dell’area Euro che diventeranno sempre più visibili nei prossimi mesi e che influenzeranno le future scelte di politica monetaria della Bce. Per le famiglie che hanno un mutuo a tasso variabile in corso di ammortamento - conclude Rossini -, la riduzione del tasso Bce è una novità di piccolo impatto ma comunque positiva: per un mutuo di 100mila euro a 20 anni, la rata mensile diminuisce di circa 13 euro, quindi un risparmio annuale di poco superiore ai 150 euro”.

Respirano i Piigs - La scelta ha ovvimente anche delle conseguenze macroeconomiche. La Bce negli ultimi sei mesi aveva alzato il tasso di interesse ben due volte. Gli scenari e i mercati sono però improvvisamente peggiorati. Così - e per questo va rivolto un plauso a Mario Draghi, che ha immediatamente preso l'iniziativa - la scelta di abbassare il costo del denaro è destinata a favorire i così detti Piigs, i Paesi a rischio crac (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna). I prestiti di cui i Paesi usufruiranno dovrano essere saldati con interessi minori: una possibilità in più per salvarsi.

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