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Ponzellini indagato per le slot Soldi bollenti in salsa caraibica

I finanziamenti concessi da Bpm al gruppo Atlantis mettono nei guai l'ex numero uno della banca. Blitz dell'onorevole Laboccetta

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Ponzellini indagato per le slot Soldi bollenti in salsa caraibica
Finisce nei guai con la giustizia Massimo Ponzellini ex presidente della Banca Popolare di Milano. Una figura di primo piano della finanza italiana  che fino a poche settimane fa ha guidato uno dei principali istituti di credito italiani: è stato sostituito dall’accoppiata Filippo Annunziata e Andrea Bonomi. Ponzellini è sotto inchiesta per associazione a delinquere, un reato non molto comune fra i banchieri. L’inchiesta riguarda Antonio Cannarile ex collaboratore del banchiere che risulta anche coinvolto nell’inchiesta di Marco Milanese (il consulente di Tremonti che gli subaffittava l’appartamento di Roma).   Sono stati perquisiti gli uffici di Ponzellini e quelli che occupava in banca. La Guardia di Finanza ha visitato anche quelli di Cannarile a Capgemini, multinazionale francese dell’informatica che però risulta estranea all’indagine.

L’inchiesta della Procura riguarda i finanziamenti concessi dalla Bpm  al gruppo Atlantis, impegnato nel settore dei giochi. Ma soprattutto controllato da alcune società offshore delle Antille Olandesi. Tutte quante riconducibile a Francesco Corallo, figlio di Gaetano, condannato per mafia, e legato al clan del potente boss catanese Nitto Santapaola. L’inchiesta nasce da un rapporto della Banca d’Italia che, negli anni scorsi, più volte ha inviato i suoi sceriffi a Piazza Meda perchè preoccupata dell’andamento della gestione. Ne sono nate contestazioni di vario genere al consiglio dell’istituto e a diversi dirigenti. Non a caso ha imposto le dimissioni dell’ex direttore generale Fiorenzo Dalù e ha impedito al successore, Enzo Chiesa, di diventare amministratore delegato.

Le carte di via Nazionale sono arrivate fino alla Procura secondo cui emerge un grave fenomeno associativo «coltivato all’interno delle strutture della Bpm».  I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano hanno  perquisito 9 abitazioni private e sedi di società a Roma, Milano e Bologna.  «Sono tranquillo», ha affermato all’agenzia di stampa Adnkronos, Ponzellini. Tuttavia nell’indagine ci sono già i primi colpi di scena.  Durante la perquisizione presso l’ufficio di Francesco Corallo in piazza di Spagna a Roma, il deputato del Pdl, Amedeo Laboccetta, procuratore speciale di Atlantis fino al 2008 e membro della commissione antimafia, è intervenuto con grande determinazione. È entrato nello stabile davanti agli sguardi allibiti degli inquirenti e di Giulia Bongiorno, sua compagna di partito ma presente alla perquisizione in qualità di avvocato. Proclamando «sono un parlamentare» Laboccetta ha portato via un computer prima che la Guardia di finanza potesse sequestrarlo. Si è giustificato spiegando di esserne il proprietario. Francesco  Corallo, che non è indagato, davanti ai militari si sarebbe dichiarato ambasciatore di un Paese caraibico per conto della Fao, invocando l’immunità. Ma l’affermazione, per il momento, non trova conferma.

L’altra figura chiave dell’indagine è  Antonio Cannarile. L’ex collaboratore di Ponzellini,  oltre a essere coinvolto nell’inchiesta di Napoli su Marco Milanese potrebbe essere la persona che ha favorito o ha gestito i guadagni illeciti del banchiere «procurandosene al contempo di propri». Recita il decreto di perquisizione: «Cannarile  appare avere forti legami con Marco Dell’Utri (figlio del senatore del pdl Marcello, ex presidente di Pubblitalia) soprattutto in attività imprenditoriali legate al gioco ma anche in altri settori». I reati ipotizzati sono associazione a delinquere e ostacolo alle Autorità di vigilanza, ma ne potrebbero emergere altri. Nel mirino degli inquirenti è finito il finanziamento da 148 milioni di euro alla società Atlantis/BpPlus. «Un finanziamento che - scrivono i pm - appare incomprensibile, sia secondo i canoni di buona amministrazione sia, più gravemente, secondo le regole della disciplina in materia di riciclaggio».

I ricavi della Atlantis, attiva nei giochi d’azzardo e vincitrice di una gara d’appalto con l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (Aams), secondo le accuse finirebbero all’estero senza poterne individuare la destinazione. Probabilmente nei paradisi fiscali ai Caraibi. Le anomalie nei finanziamenti sono state rilevate dalla consulenza tecnica del pubblico ministero: «Secondo quanto informalmente appreso in azienda, la relazione è stata introdotta dal Presidente in quanto diretto conoscente dell’amministratore delegato, presso la filiale di Bpm di Roma il cui responsabile era allora il dottor Lucca (attuale responsabile della direzione concessione crediti). La pratica avrebbe avuto un iter particolarmente contrastato per perplessità di taluni consiglieri circa l’affidabilità del socio di controllo e ai connessi rischi reputazionali per la banca. Tuttavia l’operazione sarebbe stata poi approvata anche sulla base della forte sponsorizzazione del Presidente». Ora c’è il dubbio che Ponzellini abbia intascato una mazzetta per convincere gli altri consiglieri a erogare il finanziamento.

di Nino Sunseri

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Commenti all'articolo

  • imahfu

    12 Novembre 2011 - 20:08

    Ma che e chi rimane del PDL ?

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  • capitanuncino

    capitanuncino

    12 Novembre 2011 - 18:06

    Tra un conto e l'altro....siamo sicuri che non ci sia la lercia zampa di Giudafini?

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