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La Fiat che lascia il Belpaese? Ecco perchè Sergio sbaglia

La Fiom invoca sciopero, Marchionne sbotta: "Non siamo legati all'Italia". Comprensibile, ma non è il momento per queste sparate

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La Fiat che lascia il Belpaese? Ecco perchè Sergio sbaglia

Sergio Marchionne gela l’Italia.  Non usa giri di parole: «Possiamo andar via. Siamo una multinazionale e abbiamo attività in tutto il mondo. Potremmo andare avanti anche senza l’Italia».  L’amministratore delegato parla alla radio de Il Sole 24 Ore. Non è mai stato così categorico nella sua minaccia. È esasperato dall’atteggiamento della Fiom che per il 16 dicembre ha annunciato uno sciopero generale. Non gradisce l’atteggiamento della sinistra con Vendola che parla di «arroganza padronale» e Di Pietro che esulta perchè finalmente il capo della Fiat «ha gettato la maschera». Resta il fatto che l’annuncio del ritiro del Lingotto proprio in questo momento appare una diserzione. Quasi una fuga  nel momento in cui la crisi colpisce più duro. Il futuro economico del Paese appare appeso ad un filo e la sopravvivenza dell’euro in grave pericolo. L’annuncio che il maggior gruppo industriale del Paese voglia abbandonare sembra veramente il suono della marcia funebre per il futuro.

Non a caso Susanna Camusso si affretta a chiedere che il ribelle super-manager venga convocato a Palazzo Chigi per dar conto delle sue parole. Una crisi nella crisi che certamente rende l’aria sempre più irrespirabile.   Così poche ore dopo, forse sensibile a qualche richiamo particolarmente pressante, Marchionne fa marcia indietro. Fa sapere di «non ha mai parlato di lasciare l’Italia». Dice che le agenzie di stampa riprendono in modo arbitrario alcune frasi pronunciate in pubblico a Washington alla presenza di numerosi giornalisti italiani «fra cui il corrispondente di Radio 24». Insomma tanto per cambiare la colpa è dei giornalisti che non capiscono bene. Nemmeno quando l’intervistato parla a un microfono.

Resta il fatto che di Fabbrica Italia, al momento si è visto poco. Doveva essere il mega-piano di investimenti da 20 miliardi per rilanciare gli stabilimenti europei. Per il momento si è vista solo la nuova Panda a Pomigliano. Per il resto grandi schermaglie cui l’atteggiamento della Fiom fornisce un bell’alibi. Tanto più che, al di là delle parole è sempre più evidente che l’attenzione di Marchionne si sta spostando sugli Stati Uniti. La differenza si è vista ieri. A novembre, per il ventesimo mese consecutivo le vendite di Chrysler in Usa e Canada sono salite. Addirittura esplose visto che l’aumento è stato del 45% rispetto all’anno scorso. In Italia invece la Fiat arranca. Il mercato è caduto del 10% ed è già tanto che il gruppo torinese abbia tenuto lo share del 28,2%. Per fine anno è prevista una contrazione complessiva dell’11%. Va male anche la Francia dove la domanda di auto nuove è scesa del 7,6%. E allora l’interrogativo risulta evidente: vale ancora la pensa investire in Europa? Non è meglio puntare sul Brasile con il marchio Fiat e incentivare la Chrysler in Nord-America. Sono questi i pensieri che passano per la mente di Marchionne mentre annuncia la fuga.

di Nino Sunseri

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Commenti all'articolo

  • nick1990

    02 Dicembre 2011 - 13:01

    PER 50 ANNI L'ITALIA HA MANTENUTO LA FAMIGLIA AGNELLI, CON TUTTI I MILIARDI CHE SI SONO MANGIATI PIU' qualli capitali portati via dall'italia. adesso la fiat abbandona l'italia. bene non facciamo costruire auto chrysler boiccottiamo le concessionarie, sequestriamo tutto il patrimonio agnelli, e ripartiamo dalla vera fabbrica italiana dell'auto. " CI VOGLIONO I POLITICI CON I COGLI........."

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  • biric

    02 Dicembre 2011 - 12:12

    Chi lascia l'Italia non sbaglia mai.

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  • franziscus

    02 Dicembre 2011 - 11:11

    ma i sindacati fanno di tutto per giustificare i suoi sbagli.

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