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Draghi taglia i tassi ma ci renderà più poveri

La Bce corre in aiuto delle banche, ma crollano le Borse. Ma la mossa del Governatori potrebbe rivelarsi una batosta per i lavoratori

Draghi taglia i tassi ma ci renderà più poveri
Il fulcro della crisi si focalizza sempre più sul ruolo della Banca centrale europea. I francesi vogliono che compri il debito dei Paesi europei, mentre i tedeschi continuano a rigettare la prospettiva. Acquisti significativi del debito di Paesi come la Spagna, l’Italia o di qualsiasi altro paese in difficoltà, dissuadono gli speculatori a cercare rendimenti in crescita costante. Con una potenza di fuoco notevole, in virtù della sua facoltà di creare moneta, la Bce, nonostante i pareri contrari, sta diventando una sorta di prestatore di ultima istanza.

Dal 2010, l’istituto di Francoforte ha anche lanciato un programma, limitato e temporaneo, di acquisto di obbligazioni dei paesi europei. L’idea sarebbe quella di andare oltre e seguire l’esempio degli Stati Uniti e del Regno Unito, dove la Fed e la Banca d’Inghilterra detengono più o meno un quinto dei rispettivi debiti. Così però si stampa moneta. A Londra i prezzi sono cresciuti del 5% nel 2011 contro il 2% della Francia. L’inflazione può favorire la crescita e di fatto taglia il valore del debito pubblico. Stampare moneta, aumentando i prezzi, riduce infatti il valore del denaro e, a farne le spese, sarebbero i lavoratori il cui potere d’acquisto si ridurrebbe. Questa è stagflazione (metà stagnazione e metà inflazione) cioè una mancanza di crescita economica in termini reali (stagnazione) e una crescita dei prezzi (inflazione). Nei primi anni ’80, diversi paesi dell’America Latina (Argentina, Brasile) hanno registrato incrementi di prezzo di oltre il 50% al mese. Le parole di Draghi di ieri lasciano pensare che l’Europa si stia avviando verso la stagflazione da cui si esce soltanto riducendo la massa monetaria. Operazione impossibile in questo momento. C’è bisogno di abbattere il debito. Ma con esso scenderà la possibilità di spendere. Tanto più in Italia, grazie alla manovra Monti.

 Se entro due anni riparte l’economia e il Pil torna a salire, la mossa di Draghi sul lungo termine risulterà vincente. Sul breve resta una batosta per i lavoratori dipendenti. Un anno fa la Gran Bretagna annunciò che l’inflazione  a dicembre era cresciuta su base annuale di un preoccupante 3,7%, a fronte di un 2,2% di media della zona euro. Nonostante una drastica cura di austerity. Il 4 gennaio 2011 David Cameron alzò l’Iva dal 17,5% al 20. Consapevole d’altronde che il problema era ed è di più ampia portata. Coinvolge direttamente la Banca d’Inghilterra.
Tassi d’interesse fermi allo 0,5%.  E ora è impossibile alzarli per non bruciare l’economia. Col risultato che Londra  annuncia lo spettro della stagflazione, già sperimentato dal Regno Unito a fine anni ’70. Margaret Thatcher fu costretta a forti tagli e la disoccupazione schizzò alle stelle. Sarà interessante quindi capire quali soluzioni il gabinetto conservatore metterà in atto per uscire dalla stagflazione. Mentre la sorte degli italiani appare piuttosto chiara. Almeno per il 2012.
di Claudio Antonelli

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