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I nuovi emigranti dell'euro: verso la Cina e il Sudamerica

La fuga è già iniziata. Da Portogallo, Spagna e Irlanda in un anno 200mila in fuga. Meta più gettonata è il Brasile. Ma l'Oriente...

I nuovi emigranti dell'euro: verso la Cina e il Sudamerica

Ripartono i bastimenti. In senso figurato: carrette del mare a parte, e per il momento l’Europa non è ancora ridotta a questi livelli, oggi gli emigranti viaggiano via aereo. Ma a proposito di sensi figurati, c’è pure l’altra espressione del “votare con i piedi”, già riferita ai profughi dalla Germania Orientale. E questo molti europei stanno oggi facendo: con la democrazia che per via della crisi è sempre più espropriata da tecnocrati e speculatori, votano con i piedi. Partono per le Americhe, per l’Australia, per altri Paesi europei più ricchi, così come avevano fatto i loro padri e nonni. Una stima statistica accurata del fenomeno non è ancora disponibile, e le cifre parziali sono abbondanti ma disomogenee. Ma solo da Spagna, Portogallo e Irlanda nel 2011 sono partite almeno 200.000 persone.

IL CASO SPAGNOLO
Va evidenziato che la Spagna, per la massa di immigrati che vi arrivarono nei tempi delle vacche grasse prima dello scoppiare della bolla immobiliare, è tuttora il Paese dell’Unione Europea da cui partono più rimesse: nel 2010, 7,198 miliardi di euro. Sarebbe il 23% di tutta l’Ue contro il 21% dell’Italia, il 10 della Germania, il 9 della Francia, il 5 dell’Olanda e il 3 della Grecia. Ma molti emigranti già hanno ripreso a partire: specie i latino-americani, dal momento che la loro regione di origine proprio in questo momento sta crescendo in maniera spettacolare. I dati parziali sulle singole comunità mostrano in particolare 3234 ecuadoriani in meno, 1751 colombiani, 1511 peruviani. I dati globali dell’Instituto Nacional de Estadística registrano che nel 2011 sono partite dalla Spagna 580.850 persone, e ne sono arrivate 450.000. C’è dunque un saldo negativo di 130.000 residenti, di cui la maggior parte è rappresentata appunto da stranieri, ma per lo meno il 40% è costituito da cittadini spagnoli: un dato relativo solo al periodo gennaio-settembre indica infatti 50.500 emigranti. Dove vanno gli spagnoli in fuga dalla crisi? Ovviamente, la libertà di circolazione dell’Unione Europea porta a un certo flusso verso il Nord Europa: in Germania nel 2011 sono entrati 2400 spagnoli, che rappresenta un 49% in più rispetto all’emigrazione del 2010, e va raffrontata con il + 29% che ha registrato l’emigrazione Ue in Germania nel suo complesso. E anche nel Regno Unito tra 2010 e 2011 la presenza di cittadini spagnoli è cresciuta del 12,6%, passando da 63.000  a 71.000 persone. La Svizzera non è Ue, ma pure lì nel 2011 sono andati a risiedere 2600 spagnoli: 1400 in più rispetto al flusso dell’anno prima. E altri spagnoli ancora vanno in Scandinavia. Mentre non mancano quelli che si spingono addirittura fino in Cina e in Corea del Sud.

IL SOGNO LATINO
La lingua e la cultura, però, portano più spagnoli ancora in America Latina, anche perché lì alcuni governi stanno favorendo questa emigrazione. Malgrado la peraltro minima differenza linguistica, una potente calamita è il Brasile. Lì una Rio de Janeiro in fibrillazione per Mondiali e Olimpiadi sta assorbendo molti degli spagnoli rimasti disoccupati per la crisi del settore edilizio. Lì il governo di Dilma Rousseff organizza corsi gratuiti per aiutare gli stranieri con capacità professionali a inserirsi. Ma aumenta l’arrivo di spagnoli anche in Argentina, che nel 2011 è cresciuta del 9%, e a Panama, arrivata addirittura al 10,5% grazie ai lavori per l’ampliamento del Canale, che attraggono altre competenze. In Uruguay dopo che l’ultimo censimento ha rivelato una riduzione della popolazione il presidente Mujica ha lanciato addirittura una campagna per far salire il numero dei residenti da 3,4 a almeno 5 milioni di persone, anche se l’invito a stabilirsi nel Paese è rivolto soprattutto a latino-americani.

E la Spagna è il Paese dei Pigs che sta anche meglio. In Portogallo il governo ha ammesso che nel 2011 se ne sono andati tra i 100.000 e i 120.000 cittadini: oltre il doppio della Spagna, con una popolazione che è quattro volte e mezzo minore. Lì la calamita del Brasile, che parla la stessa lingua è ovviamente maggiore. Secondo i dati del governo brasiliano, il numero degli stranieri legalmente residenti è salito dal dicembre 2010 al giugno 2011 di oltre il 50%: da 961.877 a 1.47 milioni. Con 52.132 unità i portoghesi sono stati il primo contingente nazionale, davanti ai 50.640 boliviani. Ma se metà degli emigranti portoghesi sono finiti in Brasile, altri 10.000 sono andati nell’altra ex-colonia Angola, che grazie al petrolio sta crescendo a ritmi del 10% l’anno ma manca disperatamente di ingegneri, economisti e professori di lingua portoghese, e dove dopo l’esodo seguito all’indipendenza si è ora riformata una comunità portoghese di 130.000 persone. Altri 9800 portoghesi nei primi otto mesi dell’anno sono andati in Svizzera, con un aumento di 6700 unità. E meta di emigrazione è anche la Germania. 

LA TIGRE SCAPPA
Ancora peggio del Portogallo sta l’Irlanda: 50.000 emigranti nel 2010 e 50.000 nel 2011 rappresentano anch’essi una cifra spagnola, ma su una popolazione che è un dodicesimo. Svanito il sogno della Tigre Celtica, gli irlandesi volgono del tutto le spalle all’Europa anche come destinazione di emigrazione: come per i loro avi, le preferenze vanno agli Stati Uniti e soprattutto all’Australia. Ma l’Australia appare gettonatissima anche dai greci: quarto dei Pigs, su cui però non ci sono cifre complessive.  Si sa che però nel 2011 2500 greci sono andati appunto in Australia e 4100 in Germania: un flusso, quest’ultimo, che rappresenta un +84% rispetto all’anno prima. Ma il 70% dei diplomati dice di voler trovare lavoro all’estero, e tra le destinazioni indicate ci sono non solo Stati Uniti e Regno Unito, ma anche Cipro e perfino la Turchia.

Quanto all’Italia, stiamo oggettivamente meglio di pigs (anche se qualcuno ci vuole invilare). Ma in Svizzera nei primi 8 mesi del 2011 si sono stabiliti 6200 nostri concittadini. E secondo l’Istat il 7% dei dottori di ricerca che hanno conseguito il titolo nel 2004 e nel 2006 sarebbero andati all’estero: 1300 su 18.000.

di Maurizio Stefanini

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Commenti all'articolo

  • bellissimo

    02 Gennaio 2012 - 15:03

    Se giustamente con la crisi in atto,si sta invertendo il flusso,e parliamo sempre di povera gente,non oso pensare chi saranno e a che livello saranno i 18 milioni di immigrati che secondo l'ISTAT dovrebbero invaderci entro il 2065.Mah!

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  • alvit

    02 Gennaio 2012 - 13:01

    paghiamogli i biglietti di sola andata, mandiamoli via, spenderemo sempre meno che mantenerli e riparare ai danni che fanno. Che vadano in cina, in america (non li vogliono) in brasile dai komunisti, in russia (non li vogliono) in Korea del nord (accettano solo komunisti), facciamoli sparire\ dalle nostre strade. Il cubano raul, la checca dei caraibi, vuole solo bei negroni, mandiamoli tutti. Magari woody, biri, imafhu le taliban, ci vanno assieme e se ne scelgono qualcuno. Osti li puo' ospitare nella roulotte del campo rom dove vive, lui e' proprio amicissimo dei clandestini.

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