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Obama: "O Gm si riprende,

o è bancarotta". Borsa a picco

Obama: "O Gm si riprende,
I piani presentati da Gm e Chrysler fanno acqua e vanno ripresentati entro un paio di mesi, non di più, altrimenti ciccia: si chiude. O le aziende si riprendono, o sarà bancarotta. Obama parla e la Borsa collassa. A metà seduta Wall Street è in profondo rosso. Tutti gli indici lasciano sul terreno oltre tre punti percentuali: il Dow Jones cede il 3,65% a 7.492,39 punti, lo Standard & Poor's segna un -3,63% a 786,36 punti e il Nasdaq arretra del 3,38% a 1.492,93 punti. Il titolo Gm cede oltre il 20%. Chrysler segna un -8,45%, ed è già stato annunciato l'accordo con Fiat e Cerberus per un'alleanza globale. L'agenzia internazionale Standard & Poor's lascia invariati i propri giudizi su General Motors e Chrysler: il rischio bancarotta resta alto per tutte e due le società per tutto il 2009, forse anche per il 2010. Insomma, la pezza di Obama lascia il buco.

L'ultimatum: 60 giorni a Gm, 30 a Chrysler- "La mia amministrazione offrirà a General Motors 60 giorni per mettere a punto un nuovo piano di taglio costi e, in quest'arco di tempo, assicurerà il capitale necessario per mantenere l'operatività della società, oltre a lavorare a stretto contatto con la casa automobilistica". Così ha detto Obama, illustrando il piano di salvataggio di Detroit. Il presidente americano ha chiesto a "Gm, Chrysler e sindacati altri sacrifici", perché  "la crisi del settore automobilistico non è colpa dei lavoratori che hanno lavorato duramente, ma delle leadership a Detroit e a Washington". Decisamente bocciate: "I piani presentati sono insufficienti e vanno riformulati". L'aiuto offerto alle aziende automobilistiche, ha ribadito Obama, è sotto condizione, e anche a termine: "La mia Amministrazione offrirà a Gm e Chrysler un periodo di tempo limitato per lavorare con i creditori, i sindacati, e gli altri azionisti per ristrutturare in maniera profonda e che giustifichi i nuovi investimenti pubblici". Si tratta "di un periodo durante il quale (le due aziende) dovranno elaborare piani che siano in grado di offrire al popolo americano la fiducia necessaria in vista di successo a lungo termine".

Chrysler ha invece 30 giorni, e deve trovare l'accordo con la Fiat, o anche lei verrà chiusa.

Gli incentivi- L'amministrazione Usa, ha detto il presidente, ha messo a punto anche delle misure fiscali per incentivare l'acquisto di auto nuove: "Questo consentirà alla famiglie di risparmiare centinaia di dollari.
Lasciate che sia chiaro - ha detto poi Obama- che non abbiamo alcun interesse o intenzione di gestire direttamente la Gm. Siamo piuttosto interessati a dare alla Gm l'opportunità di fare finalmente quei cambiamenti tanto necessari che le permetteranno di uscire da questa crisi più forte e più competitiva».

La bancarotta- L'industria dell'auto, ha aggiunto il presidente, non deve scomparire ma piuttosto essere rimodellata in modo da poter sopravvivere da sola "senza un flusso infinito di aiuti da parte del governo". Per questa ragione, Gm e Chrysler devono approfittare del nuovo intervallo di tempo concesso altrimenti l'opzione forse inevitabile diventerà quella dell'amministrazione controllata.  "So che quando la gente sente la parola bancarotta la reazione può essere sulle prime di choc - ha detto Obama - ma lasciate che vi spieghi cosa io intendo. Parlo di usare le nostre leggi esistenti come uno strumento che, insieme al supporto del governo americano, può rendere più semplice per General Motors e Chrysler liberarsi rapidamente dei vecchi debiti che le appesantiscono in modo che si possano risollevare e rimettere sulla strada del successo. È uno strumento che possiamo usare mentre i lavoratori rimangono al loro posto e le auto continuano a essere vendute".

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