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Marchionne, piano per la fuga la Fiat sfrutta gli scioperi

Il Lingotto denuncia violenze dietro lo stopo delle bisarche e collega i dati negative di vendite con il fermo per dimostrare che il Paese non è redditizio

Marchionne, piano per la fuga la Fiat sfrutta gli scioperi

Il precedente più clamoroso è quello del maggio 2005, quando un durissimo sciopero delle bisarche provocò il crollo delle vendite Fiat del 27,1% in Italia e del 26,7% in Europa. Anche allora, come è accaduto in questi giorni, il Lingotto sfruttò la protesta per archiviare con ottimismo quello che in realtà era il quarto mese consecutivo in flessione delle vendite. In quel caso, però, le immatricolazioni passarono da una media negativa del 5-6% alla temperatura polare di -26. I dati registrati dall’azienda a febbraio, invece, non discostano così tanto dal trend negativo dell’ultimo anno. Il pesante -20,1% registrato in Italia (-16,5% in Europa) dal gruppo Fiat nel secondo mese dell’anno, infatti, va confrontato con il -16,9% di gennaio (-15,9% in Europa), il -19,7% di dicembre e con un complessivo -13% relativo all’intero 2011.

Autotrasportatori Eppure, malgrado una curva delle vendite abbastanza graduale, il Lingotto non ha esitato a spiegare che il risultato di Fiat-Chrysler nelle vendite in Europa a febbraio «è stato decisamente condizionato dallo sciopero in Italia dei servizi di autotrasporto vetture a mezzo bisarche». Se non ci fosse il dramma dei lavoratori dell’industria Fiat, che devono restare a casa per la chiusura degli impianti, e la difficile situazione degli autotrasportatori, schiacciati tra gli effetti della recessione e i costi crescenti del carburante, verrebbe da dire che la protesta, per Sergio Marchionne, è venuta al momento giusto. Lo sciopero dei padroncini dei tir che trasportano le vetture ha infatti permesso ai vertici della Fiat di mettere le mani avanti non solo sui prossimi mesi, ma anche sull’intero 2012. Lo stop, si legge in una nota, «ha causato perdite di produzione e quindi di vendita di circa 20 mila unità, che sarà molto difficile recuperare nel corso dell’anno. I danni causati finora avranno un impatto negativo di circa il 10% sulle quote di mercato del mese di marzo in Italia e all’estero».

Non solo bisarche Insomma, tutta colpa delle bisarche. Ma siamo sicuri che se le auto fossero arrivate ai concessionari sarebbero poi finite sul mercato? Impossibile saperlo, anche se i dati dei mesi scorsi qualche indicazione la danno. Questo non toglie che i danni per l’azienda e per i lavoratori ci siano e non siano trascurabili. Abbia o no il Lingotto preso la palla al balzo, è un fatto che la produzione sta andando a singhiozzo. E nei prossimi giorni la situazione potrebbe anche peggiorare. «Per la prossima settimana», annuncia la Fiat in una nota, «sono già programmate ulteriori fermate produttive. In particolare lo stabilimento di Cassino sarà chiuso il 27, 28 e 29 marzo, mentre Pomigliano d’Arco, dove viene prodotta la nuova Panda in fase di lancio in Europa, si fermerà il 26 e 27 marzo». Il gruppo di Torino è pessimista: «Ad oggi non si vedono segnali che possano far pensare alla fine dell'agitazione e anzi la situazione sembrerebbe in peggioramento». Secondo l’azienda, infatti, si starebbero verificando «numerosi episodi di violenza tra cui incendi di automezzi, minacce ed aggressioni ad autisti che non aderiscono allo sciopero».

Danni economici «Verso questi episodi, naturalmente, c’è la più ferma condanna», spiega il segretario generale di Trasporto Unito, Maurizio Longo, «ma tutto questo, compresi i danni economici ai lavoratori, si sarebbe potuto evitare se le aziende si fossero semplicemente sedute intorno a un tavolo». La trattativa, invece, è iniziata solo ieri, con il primo incontro tra i bisarchisti italiani ed i committenti delle case automobilistiche, che si è però concluso con un nulla di fatto e la promessa di un appuntamento per lunedì. E il governo? «Zero, non abbiamo sentito né visto nessuno», spiega Longo, «si conferma un esecutivo che non vede i problemi reali del Paese». Sul tavolo c’è la questione delle tariffe, che per i cosiddetti subvettori sono di 1/1,20 euro al chilometro a fronte di spese vive di 1,70/1,75 euro.
di Sandro Iacometti
twitter@sandroiacometti

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Commenti all'articolo

  • aiace_1

    28 Marzo 2012 - 14:02

    Io sono uno di quei poveri pirla che aspettano un auto da più di 30 gg a causa dello sciopero. La dovevo ritirare a fine febbraio e invece grazie a questi scioperi, consentiti solo in Italia, a me l'auto CHE SERVE PER LAVORARE non arriva. Io capisco i problemi di tutti, ma i miei chi lo fa? Cari bisarchisti per ottenere un aumento state ledendo il diritto di tanti cittadini come me che in tutta sincerità vedono mutare i loro sentimenti di comprensione per chi esige dei diritti, in rabbia perchè questi signori calpestano impunemente i tuoi. Attenzione perchè Marchionne ci mette due minuti ad andare in america e poi voi che trasportate?

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  • AG485151

    24 Marzo 2012 - 21:09

    ma se fossi al suo posto me ne sarei già andato. Magari per tornare in futuro ma non con questa situazione. Alla chrysler si sono tagliati gli stipendi per rimanere a galla.E a galla sono tornati.E adesso li recuperano.Capita la differenza?

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  • Beniamino.ermocida

    24 Marzo 2012 - 18:06

    In una protesta come quella in atto dai bisarchisti, con l'esperienza passata, (nel 1996 ci furono 46 giorni di fermo, ) non si aspetta che passano 5 settimane per invitare i suoi primi vettori a sedersi e aprire un tavolo, ma lo si fa' dopo il 2 giorno, se veramente la protesta crea danni, e' ovvio che qualsiasi protesta crea un danno, ma il danno si limita cercando di risolvere il problema di chi protesta invece di approfittare della situazione. Qualcuno, sia politico che industriale si rende conto che ci sono migliaia e migliaia di famiglie che non arrivano alla 2 settimana con lo stipendio, ALTRO che comprarsi la macchina nuova. E' poi come mai tutte le altre marche le quali stanno subendo la stessa protesta (perche' il fermo dei servizi non e' contro la Fiat, bensi' verso i Committenti, e cioe' i primi vettori, coloro che hanno in mano il trasporto delle auto in Italia) non mettono in cassa integrazione i loro dipendenti.

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  • tunnel

    24 Marzo 2012 - 13:01

    Mentre il tuo grande Sig. Marchionne incassa dalla Fiat quasi € 100 milioni,tra regali,bonus ,premi e azioni del lingotto,in Germania la VW ripartisce il suo UTILE a ben 90.000 dipendenti pari a € 7.500 a testa. Siccome il suo Sig. Marchione ha avuto la FACCIA TOSTA per non dire altro, di dire che la FIAT non ha mai preso una Lira dallo Stato Italiano,per mè è fuori di testa,colpa dei troppi Euri incamerati? Volevo solo ricordargli al Sig. Marchionne che sarebbe ora che la Fiat ci ridasse indietro tutto quello che negli ultimi 50 anni ci ha tolto e cioè: Cassa Integrazione,finanziamenti agevolati , rottamazione,facciamo due conti la Fiat ci ridà tutto quello che ci spetta e per me possono andare anche a FARE IN C..O, andatevene tutti a Detroit,ma non tornate più in Italia. Una cosa volevo dire alla Fiat, non buttare dalla finestra tutti i tuoi utili,i soldi che stai regalando allo STRATEGA:: era meglio averli investiti nella qualità delle auto che costruisci.

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