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La riforma del lavoro farà flop Ecco i quattro punti critici

Con la possibilità di reintegro più potere ai giudici e tempi lunghi. In più, nulla si dice su ricollocamento e dipendenti statali

La riforma del lavoro farà flop Ecco i quattro punti critici

Avevano detto che la riforma si sarebbe fatta "con o senza l'accordo delle parti sociali". Ma alla fine hanno "sbracato" sulle proteste della Cgil, che si era schierata apertamente contro la revisione dell'articolo 18 com'era nella prima versione dell'accordo. Poi, invece, Monti e Fornero hanno ceduto sul tema del reintegro, che resta possibile in caso di licenziamento economico previo ricorso ai giudici. La "seconda versione" della riforma del lavoro, quella su cui hanno trovato l'accordo governo e partiti che lo sostengono, ha però suscitato veementi proteste da parte della Confindustria e critiche pure da un ampio schieramento di parlamentari.

I motivi per cui la riforma non produrrà gli effetti auspicati (maggior elasticità del mercato del lavoro sia in ingresso che in uscita, maggiori investimenti delle aziende anche straniere) sono fondamentalmente quattro. La sussistenza: il giudice sarà chiamato a valutare la sussistenza o meno dei motivi economici del licenziamento, dovendo così passare al setaccio i bilanci delle ziende con un allungamento dei tempi di giudizio e se poi le motivazioni non sussistono scatta il reintegro; i servizi per l'outplacement: mancano del tutto riferimenti precisi ai servizi per ricollocare i disoccupati e formarli per dare loro nuove opportunità; condizionalità: non esiste alcun riferimento alle condizioni in base alle quali si perde il diritto al sussidio (Aspi) e alla formazione. Per esempio, chi rifiuta un lavoro per la seconda volta viene escluso da sussidio e formazione; statali: i dipendenti della pubblica amministrazione sono esclusi dal campo d'applicazione della nuova legge sul lavoro, tutto è rinviato a un provvedimento che andrà concertato con le parti.

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Commenti all'articolo

  • darkstar

    10 Aprile 2012 - 23:11

    Sono cavolate italiane, che non esistono in nessun altra nazione al mondo. Finché esisterá l'articolo 18 avremo scioperi a ripetizione e non sará possibile fare nulla perché saremo in mano ai sindacati. Senza quella copertura ci penseranno due volte a scioperare. La cassa integrazione é la nonna di tutto l'assistenzialismo made in Italy e viene abusata e straabusata dalle aziende che la usano come valvola di sfogo per lasciare a casa un pó di gente a spese dello stato. La cassa integrazione, comunque la paghiamo tutti con il contributo "di solidarietá" che fa salire il costo del lavoro e grava sulle spalle di chi tira la carretta per mantenere gente che non fa nulla. Oggi chi assume un dipendente deve manterere anche cassintegrati, dipendenti pubblici, pensionati baby, falsi invalidi, statali e parastatali, alitalia, tirrenia e innumerevoli altri carrozzoni.Decidiamoci, o tagliamo gli sprechi o andiamo a fondo.

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  • imahfu

    07 Aprile 2012 - 23:11

    L'Italia é uno Stato di Diritto, come tutti gli stati moderni e cio' vuol dire che tutto avviene per volontà di legge, si suol dire in Diritto. Quello che Lei fa, é previsto da una norma, quello che fa il Tizio idem. Percio' l'art. 18 stabilisce che...se uno fa xxx , commette un illecito. E la Legge lo sanziona in maniera tale che é consigliabile che non lo faccia. Non dice, la Legge, che ormai siamo tutti onesti (o disonesti) ecc...né che ha ragione il Tizio perché rischia. La Legge é tale se munita di sanzione a chi non la osserva, altrimenti diventa un 'consiglio o un auspicio''. Ora pero' Lei osserva che l'imprenditore rischia.... Il piccolo imprenditore, forse e forse anche il medio-piccolo. Ma da 20 anni e piu' l'imprenditoria non investe e quei pochi investimenti sono fatti con danaro di banche.Se va male, ci rimettono le banche, se va bene guadagna l'imprenditore. Legga le statistiche e guardi il listino di Borsa. Sempre gli stessi titoli ma una caterva di obbligazioni.

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  • gasparotto

    07 Aprile 2012 - 14:02

    Non sono un imprenditore caro il mio Duvede80,sono solo un contribuente tosato che non ne può più. Ribadisco il mio pensiero e sfido lei a dimostarre il contrario con i fatti e non con la solita solfa:disprezzo per gli operai.E quando mai? Forse disprezzo gli operai tedeschi?O per lei quelli vengono da Marte?Oppure gli operai giapponesi? Io ho i miei dubbi sugli operai italiani,i quali non hanno capito che siamo alla frutta e bisogna darsi da fare.Altrimenti che c'azzeccano,come dice il santone dell'IDV 3milioni di stranieri che vengono a fare gli operai in Italia? E che c'azzeccano le tante imprese che delocalizzano? Mi vien fatto di dire a riprova,che in Italia ormai gli operai lavorano poco e male. Lei deve capire che oltre agli operai esistono gli imprenditori che rischiano in proprio e che se non realizzano,schiattano.La legge di mercato,oggi,è inesorabile. Perchè,lei che si sente tanto operaio e poco imprenditore non si consorzia con i colleghi e diventa imprenditore? Facile,no!

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  • Duvde80

    07 Aprile 2012 - 13:01

    Continuando dal mio precedente commento mi viene da dire che il vostro dissenso rispetto alla modifica della riforma è perchè siete in malafede e volete licenziare liberamente sotto falsi motivi mascherati da economici. E' PALESE!!!! Ripeto è per il disprezzo verso gli operai del signor gasparotto che è pericoloso modificare l'articolo 18 come vorrebbero gli industriali!!!

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