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Gli ammortizzatori della Fornero costano 1,1 miliardi di tasse

Per coprire le misure volute da Fornero servono 1,7 miliardi: più della metà verranno reperiti con nuove imposte

Gli ammortizzatori della Fornero costano 1,1 miliardi di tasse

La relazione tecnica alla riforma del mercato del lavoro smaschera Mario Monti ed Elsa Fornero: per finanziare quella che il presidente del Consiglio ha definito «svolta epocale», su 1,7 miliardi di euro di coperture nel 2013 ben 1,1 miliardi arriveranno da maggiori entrate. Ovvero più tasse.
Nel mirino del fisco finiranno soprattutto le imprese che usufruiscono di auto aziendali. Il prossimo anno il governo conta di incassare poco più di 800 milioni di euro dalla riduzione dal 40 al 27,5% della percentuale di deducibilità dei costi e delle spese relative alle autovetture destinate al trasporto di persone (fino ad un massimo di nove posti). Secondo la Cgia di Mestre, a causa della maggiore tassazione si arriverà a pagare fino a 442 euro in più all’anno per ogni mezzo.

La relazione tecnica svela nel dettaglio i contenuti della riforma che dalla prossima settimana sarà all’esame del Senato. Sull’articolo 18, tanto per cominciare, spetterà al lavoratore «provare che il licenziamento è stato determinato da ragioni discriminatorie o disciplinari». A quel punto il giudice, accertata la «manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento», può decidere per il reintegro. Nelle altre ipotesi, invece, disporrà il pagamento, a favore del lavoratore, di un’indennità onnicomprensiva «che può essere modulata tra 12 e 24 mensilità di retribuzione».

Sulla scorta di quanto disposto dall’articolo 2 della riforma, che delega il ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi, a definire l’«armonizzazione della disciplina» anche ai dipendenti pubblici, entro fine aprile dal tavolo tecnico convocato a Palazzo Vidoni con i sindacati di categoria dovrebbero arrivare le prime conclusioni. Ma i tempi saranno lunghi. «Stiamo discutendo con le organizzazioni sindacali, poi prenderemo le nostre decisioni che andranno condivise nel governo», mette le mani avanti il successore di Renato Brunetta.

Il disegno di legge messo a punto da Elsa Fornero ripristina anche «un periodo massimo di 36 mesi» per la stipulazione dei contratti a termine con lo stesso dipendente. Nel primo di questi contratti non sarà più necessario indicare la causale. E questo al fine di contrastare la tendenza ad utilizzare i contratti a tempo determinato in luogo di quelli a tempo indeterminato. La mancanza della causale, tuttavia, resta limitata ai contratti di durata non superiore ai sei mesi. I contratti a termine, però, costeranno di più: l’aliquota contributiva aumenterà dell’1,4%. Entrate da destinare al finanziamento dell’Aspi, i nuovi ammortizzatori sociali. In ogni caso, tra un contratto e l’altro dovrà trascorrere un tempo più lungo: 60 giorni in caso di contratto di durata inferiore a sei mesi; 90 giorni in caso di durata maggiore.

I contributi a carico del datore di lavoro, invece, saranno ridotti del 50% per un anno in caso di assunzione in somministrazione, con contratto di lavoro dipendente e a tempo determinato, di lavoratori di età non inferiore a 50 anni e disoccupati da oltre dodici mesi. Riduzione che si estenderà a diciotto mesi se il contratto di assunzione diventerà a tempo indeterminato. Novità anche per i papà lavoratori dipendenti: saranno obbligati ad astenersi dal lavoro per un periodo di tre giorni, anche continuativi, entro cinque mesi dalla nascita del figlio. La riforma depositata in Parlamento contempla anche l’erogazione alla madre lavoratrice di un voucher per l’acquisto di servizi di baby sitting da richiedere al datore di lavoro. I voucher saranno erogabili per gli undici mesi successivi al periodo di congedo di maternità.

di Tommaso Montesano

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Commenti all'articolo

  • Phidry Hiellie

    11 Aprile 2012 - 21:09

    .......cosa significa quel brutto faccione della dittatrice fornera? No bastano i danni che ci ha provocato, ci vuole anche provocare incubi notturni? ......orrenda, orrenda...

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  • colombinitullo

    10 Aprile 2012 - 00:12

    gentile signora se lei avesse la compiacenza di togliersi dagli zebedei ci farebbe solo un grande favore. Vedrei molto meglio al suo posto la sig.ra Carfagna che, oltre ad essere bella (che non guasta mai), probabilmente la surclassa anche in intelligenza e modo di fare. Se ne vada per il bene di questa povera Italia già massacrata da tanti incapaci (Monti e company), vada a piangere altrove ed essenzialmente vada a studiare che ne ha bisogno.

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  • imahfu

    09 Aprile 2012 - 19:07

    Non hanno senso. Si sapeva che il precedente governo, a parte i ladri, troppo numerosi, era incapace di governare. Ora la crisi é piu' acuta in Italia (in rapporto ai paesi coi quali ci confrontiamo) ma per quasi tre anni é stata negata; si é sparso e speso come se fossimo in piena euforia. Percio' i sacrifici (i prelievi di imposte e tasse) sono piu' acuti e dolorosi. Che deve fare Monti, lassciarci fallire? Forse dovrebbe stare piu' attento al ''sociale'' ignorato da Sacconi e B. ma é un liberista e piu' acceso liberista di lui era l'ex capo di governo. Chi é causa del suo mal....

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  • osicran2

    09 Aprile 2012 - 16:04

    Le Istituzioni italiane!...Sono apparati burocratici che assorbono denaro pubblico, ma quello che è più grave è che non funzionano! Ci ritroviamo con un debito pubblico stratosferico causato da Comuni, Regioni, Province e Stato centrale solo perché l’organo che doveva vigilare è ed è stato incapace di farlo, vuoi per incapacità dei singoli, vuoi perché non ha il potere di sanzionare e, quindi, di punire i trasgressori. A che serve che la Corte dei Conti denunci gli sprechi e le cattive amministrazioni quando non ha anche il potere di sanzionare pesantemente chi sbaglia? Rimane solo una voce che grida nel deserto e che nessuno prende sul serio. I governi, da parte loro, non capiscono che le tasse impoveriscono il Paese, lo deprimono e lo portano alla rovina!

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