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Monti salterà. Ecco il piano

10 Maggio 2012

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Capire la politica di questi tempi è difficile, ma spiegarla è peggio. Prova ne sia che anche al Corriere della Sera appaiono un po’ confusi:  martedì, a spoglio elettorale appena avvenuto, sulla prima pagina del giornale lombardo si poteva leggere un argomentato articolo in cui si sosteneva che, in seguito al voto locale, le elezioni politiche erano più lontane; il giorno dopo, in prima e nelle pagine interne, appariva invece un dietro le quinte in cui si affacciava la possibilità che, per volere di mezzo Partito democratico e di qualche spezzone del Pdl, le urne si avvicinassero. Un abbaglio oppure un cambiamento di scenario in sole ventiquattro ore?

Né l’uno né l’altro. Più semplicemente, a causa della sbornia elettorale, a qualche piddino dev’essere scappato di dire la verità e così, dopo aver alzato troppo il gomito con i brindisi, è venuto fuori che a sinistra non ne possono più di Monti e non vedono l’ora di liberarsene. Altro che senso di responsabilità e tante altre frottole che si raccontano ai giornalisti con microfono e taccuino in mano: queste sono favole che vanno bene per i gonzi, i quali regolarmente le riportano nei loro articoli. In realtà al Pd questo governo non è mai andato a genio e se lo ha sostenuto è stato per  il solo motivo che Napolitano glielo ha imposto. Nonno Giorgio non voleva votare, gli bastava mandare a casa Berlusconi e così, seppur di malavoglia, Bersani si è adeguato. Tuttavia, ogni giorno che passa Pier Luigi scuote la testa. Quando Monti ha varato le liberalizzazioni, spacciandole come una grande novità che avrebbe fatto crescere il Pil di cinque punti in men che non si dica, al segretario del Pd è scappato da ridere, se non da piangere. Quando poi il premier ha detto che la riforma del lavoro era una svolta epocale, alla testa più lucida della sinistra sono cadute le braccia. 

Non che i vertici del Partito democratico siano mai stati entusiasti dei tecnici: li hanno accettati obtorto collo solo perché non erano in grado di fare altro. Però da alcune settimane non ne possono più e cercano attivamente un pretesto per mandarli a casa. In principio era solo un’idea dovuta all’allentarsi della pressione sull’euro e sullo spread, oltre che dal venir meno della necessità di piazzare i titoli di Stato. Ma da lunedì la tentazione di mandare al diavolo Monti, e un po’ anche il Quirinale, si è rafforzata. Tutta colpa di Berlusconi e Grillo. Infatti, quando hanno avuto tra le mani i primi risultati delle città capoluogo, Bersani e compagni si devono essere detti: o adesso o mai più. Se non andiamo alle elezioni ora che il Pdl è ridotto al lumicino e le nostre spine nel fianco sinistro sono dimezzate dal tele tribuno ligure, quando mai? Con le elezioni  in autunno il Partito democratico si sente già la vittoria in tasca perché nessuno, né a destra né a sinistra, sarebbe in grado di levargliela. È per questa ragione che improvvisamente non si sente più parlare di riforma elettorale.  La «porcata» di Calderoli da pochi giorni è stata rivalutata, perché con essa il Partito democratico farebbe man bassa, al punto che non avrebbe bisogno di sostegni né dell’Italia dei valori né dei centristi. Anzi. Grazie a Grillo e al suo Movimento Cinque stelle è possibile che Idv, Udc e Fli riescano a portarsi ancor meno persone in Parlamento, consentendo al principale partito della sinistra di avere completamente le mani libere.

Con questa prospettiva, aspettare la scadenza naturale della legislatura per Bersani sarebbe un rischio. Di qui a un anno le cose potrebbero essere cambiate. Vuoi per la crisi o per gli scivoloni del governo, ma vuoi anche per qualche colpo di testa di Berlusconi, il quale ora è in difficoltà, ma dal suo cilindro di prestigiatore della politica potrebbe sempre far apparire a sorpresa un candidato premier che rilanci il centrodestra  e che faccia tornare alle urne l’esercito degli indecisi.

Insomma, il Pd ha fretta di votare e il compagno segretario si sente già seduto sulla poltrona di Palazzo Chigi. L’unico problema da risolvere resta quando far cadere Monti. Al Partito democratico serve un pretesto. Staccare la spina non è problema, ma la decisione dev’essere mascherata da una ragione alta che la giustifichi senza prestare il fianco alle accuse. In pratica si tratta di stabilire l’ora e le modalità per provocare l’incidente. Detto questo, vorremmo rivolgere al Pdl un paio di domande: premesso che il governo  Monti non ci ha mai convinto e dunque non vediamo alcun motivo per salvarlo, mentre il Pd si prepara a governare il Paese, il centrodestra che fa? Ha intenzione di reagire oppure pensa di rimanere inerte in attesa della sua estinzione? Con fiducia (perché non ci piace iscriverci ai perdenti) attendiamo risposta. 

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Commenti all'articolo

  • encol1

    10 Maggio 2012 - 17:05

    Potrebbe anche restare al suo posto se avesse l'umiltà ( che è sempre un punto a favore dell'intelligenza ) di ascoltare ad esempio: Belpietro, Giordano, Bortolussi, Savona, Bondi, e.. perchè no! farsi un giro tra la gente vera non quella di montecitorio, anzi quelli proprio non li deve ascoltare.

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  • biasini

    10 Maggio 2012 - 17:05

    Tanto tuonò che piovve. E poi? Vabbè che una classe politica di irresponsabili come questa non si è mai vista nella repubblica delle banane. Torno a ripetere: e poi? Vendola-Pecoraro-Bersani-Di Pietro-Bindi-magari Fini-magari Scajola-magari Pisanu e dal momento che ci siamo Bertinotti e perchè no la Camusso o quello prima di lei del quale non ricordo il nome (rimasto senza greppia) e alla presidenza della repubblica bananiera una scelta di "alto profilo" tra Casini e Prodi? Vedete voi. Altro chè "Berlusconi stacca la spina a Monti fin che sei in tempo" come si ode qua e là nella terra dei cachi. Berlusconi è finito (io l'ho pure votato)finito finito finito finito!

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  • Maculani

    10 Maggio 2012 - 17:05

    Il Direttore Belpietro fa il suo lavoro e lo fa anche bene, non trasferiamo le responsabilità altrove. Monti deve cadere e con esso tutta una politica fasulla con i suoi venditori di fumo a corto di fantasia. Direttore prosegua pure così che va benissimo, anzi picchi ancora più duro, Maculani.

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