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L'editoriale

Lombardo molla, ma è solo
l'ultima cassata

Don Raffaele si è dimesso, ma è una sceneggiata. Via lui sprechi e regalie della Casta continueranno. Ora il premier dica chiaramente se manderà il commissario

31 Luglio 2012

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La Sicilia è il buco nero del bilancio pubblico italiano. Non il solo per la verità, ma rispetto agli altri buchi attraverso i quali si disperdono in mille rivoli i soldi versati dai contribuenti, quello siciliano è un buco speciale, anzi a statuto speciale, che non ha paragoni con nessun altro. Non soltanto perché, grazie all’autonomia, l’isola gode di un maggior numero di privilegi perfino in confronto a Trentino Alto Adige e Val d’Aosta, che pure non se la passano male, ma anche perché è l’unica che si rifiuta di tagliare le spese e di mettere a dieta il proprio bilancio nonostante la situazione economica del Paese lo imponga. Non date retta, infatti, alla sceneggiata delle dimissioni del governatore Raffaele Lombardo, il quale dopo settimane di tira e molla alla fine ha presentato la lettera d’addio. L’uscita di scena del presidente della Regione - ammesso e non concesso che sia definitiva - non cambia niente. Via Lombardo, tutto continua come prima, forse peggio di prima.

Ne è prova il discorso fatto dall’assessore regionale al Bilancio, Gaetano Armao, il quale ha ammesso che ci sono forti spinte  della classe politica locale a non affrontare la spending review. «Io presento l’emendamento e la Commissione bilancio lo mette nel cassetto. Il problema è questo: mentre una classe dirigente del Paese fa certe scelte, perché la Sicilia non le fa?». Le ragioni di tanta riluttanza a usare le forbici le ha spiegate con disarmante franchezza un altro politico isolano, nientepopodimeno che il presidente dell’Assemblea di Palazzo dei Normanni, tal Francesco Cascio. Il quale ha ammesso con spudoratezza che «non ci sono le condizioni finanziarie e politiche per portare avanti il piano di revisione della spesa». Un modo di dire chiaro e tondo che gli sprechi non si tagliano in quanto ci sono le elezioni. Nessun partito ha infatti intenzione di fare qualcosa che possa nuocergli, mettendosi contro gli elettori a pochi mesi dall’apertura delle urne. In seguito alle dimissioni del governatore, la Sicilia sarà chiamata ai seggi in autunno e già ogni schieramento si sente in campagna elettorale. Dunque chiudere i rubinetti non è possibile, anzi si rischia che per rastrellare voti ci sia chi li apra ancora di più.

In tal caso i 20 mila dipendenti della Regione, che secondo alcuni (ad esempio la Voce.info) attraverso diversi sistemi raggiungerebbero la cifra record di 140 mila, potrebbero aumentare. Altro che camminatori, forestali, portantini e addetti alla statistica regionale. Qui c’è il pericolo che qualcuno assuma altre persone, inventandosi ruoli e incarichi. E a questo proposito non possiamo che registrare quanto accaduto ieri pomeriggio, nelle ore immediatamente precedenti alle dimissioni di Raffaele Lombardo. Come è risaputo, la lettera di addio del governatore ieri si è fatta aspettare e a quanto pare non per un repentino ripensamento del presidente siciliano, ma a causa del tempo richiesto per le ultime nomine e promozioni. Prima di mollare lo scranno, Lombardo ha voluto premiare i fedelissimi con un bel pacchetto regalo, ovviamente a carico della cassa regionale, la quale prima di essere riempita da Mario Monti con circa 800 milioni in cambio dell’addio del governatore, era più vuota di quella della Grecia, al punto da far temere il fallimento. Un primato che si aggiunge agli altri della Regione, ovvero un tasso di disoccupazione tra i più alti d’Italia e un prodotto interno lordo tra i più bassi. Senza contare i debiti naturalmente, stimati in almeno cinque miliardi, ma secondo la Corte dei conti in rapida ascesa, anche perché alcune voci contabili del bilancio sono «suggestive quanto discutibili». Risultato: per il 2012 la differenza tra le entrate finali e il rimborso dei prestiti ammonta a 9 miliardi e 400 milioni.

Di fronte a questo disastro, chi guida la Sicilia e ha il compito di riportarne in attivo i conti che fa? Parla di complotti contro i siciliani per favorire le Regioni del Nord, come se gran parte degli articoli sul bilancio fallimentare dell’amministrazione isolana usciti sulla stampa nazionale e sui siti non fosse scritta proprio da siciliani. I quali, in quanto siciliani e amanti della Sicilia, il buco nero della malapolitica lo hanno in odio e lo vorrebbero chiudere. A differenza dei finti risanatori. Che pensano di continuare a fare politica a spese dei contribuenti, comprando voti e clientele a carico dello Stato. Ripetiamo dunque le domande fatte nei giorni scorsi a Mario Monti e ai suoi ministri: è possibile che agli italiani sia richiesto di tirare la cinghia e una Regione d’Italia possa chiamarsi fuori continuando i costumi di quasi settant’anni di sprechi? È o non è ora di darci un taglio, decidendosi a commissariare Palazzo dei Normanni? In nome della spending review che si impone al 90 per cento del Paese urgono risposte.

di Maurizio Belpietro

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Commenti all'articolo

  • nicola.guastamacchiatin.it

    01 Agosto 2012 - 22:10

    A voglia a dire e a fare, come dicevano i contadini toscani, questi hanno trovato in Italia l'Eldorado e non lo molleranno affatto. Si dovrebbe costruire una grande coalizione liberale avanguardista che sia capace di tagliare l'erba sotto i piedi della coalizione ross0/nera "cattocomunisti". Se ci ha fatto caso, nelle loro uscite d'aggressione politico economica,fanno quello che vogliono e cè un ordine perentorio, non fare prigionieri e non uccidere nessuno,si lascino questi che sbattino la testa in quel muro di gomma che costruì la vecchia DC che gli permire di comandare 50 anni. Usano il verbo, non esistono e per cui, possono dire e fare ciò che vogliono perchè loro, non saranno più nominati cioè, la peggiore delle punizioni,la disconoscenza e la non curanza. Questo metodo fù operato dalla DC nei suoi ministeri verso impiegati politicamente pericolosi, per tutti non esistevano e più di qualcuno, trovava in cassa degli emulumenti che non gli spettavano ma, diventavano materia di discr

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  • Franco3

    01 Agosto 2012 - 17:05

    Gentile Direttore, perché non ha il coraggio di dire ai suoi lettori che Lombardo ha chiesto l'indipendenza della Sicilia in occasione delle sue dimissioni? I conti se li è fatti bene, e ci perde l'Italia, non la Sicilia. Perché gli italiani non ci aiutano in tal senso? Perché non dice ai suoi lettori che lo Statuto della Sicilia prevede sì che la totalità delle entrate maturate in Sicilia siano della Regione, ma anche che, a parte un fondo per il recupero infrastrutturale, nulla lo Stato dovrebbe all'Isola (art. 20 statuto) e che questa dovrebbe provvedere a tutto, all'infuori di esteri e difesa? Se vuole le consiglio un buon libro sullo Statuto speciale siciliano. Lombardo vuole solo che sia attuato uno Statuto con cui la Sicilia non costa "quasi" più niente al resto d'Italia. Se quel "quasi" non vi sta bene, per favore, andatevene, ma senza fare rumore e senza sparate razziste. State attenti, potremmo - da indipendenti - decidere di fare affari con altri paesi.

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  • giospi

    01 Agosto 2012 - 16:04

    La Gesip torna in piazza Protesta per gli stipendi Venerdì scade la mini-proroga e Roma si prepara a intervenire per aiutare dieci città in difficoltà. La Gesip torna a farsi sentire. A tre giorni dalla scadenza della nuova mini-proroga, alcuni lavoratori della società partecipata hanno deciso di protestare contro i ritardi degli stipendi e l’incertezza sul futuro dell’azienda. Le retribuzioni di luglio, infatti, non sono ancora arrivate e soprattutto non si hanno notizie certe su ulteriori interventi romani. Una situazione che torna così ad alta tensione e provoca la prima manifestazione dei dipendenti Gesip nell’epoca Orlando, precisamente di fronte palazzo Barone in via Lincoln. Sinora il sindaco era riuscito a scongiurare nuovi focolai, grazie ad incontri con i sindacati tenutisi a Palazzo delle Aquile, e alle rassicurazioni sull’intervento del governo centrale, ma adesso i lavoratori chiedono certezze. Intanto, dalla Capitale, rimbalza la notizia di un Consiglio dei Ministri

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