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L'editoriale

E ora l'accisa sul latticino
e l'Imu sul salame

Un governo che vuole usare il Fisco per migliorare le abitudini alimentari dei cittadini è pericoloso. Si parte col balzello sulle bibite e non si sa dove si va a finire

28 Agosto 2012

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Non bevo bibite gassate, non fumo, non gioco a videopoker e, tranne rarissime eccezioni, di whiskey e altri distillati non sono un consumatore. Dunque, la stretta decisa dal governo, e in particolare dal ministro della Salute Renato Balduzzi, mi fa un baffo. Non solo non spenderò un euro in più, ma neppure dovrò rinunciare ai miei vizi. Nonostante ciò, il provvedimento mi pare quanto di più demagogico e illiberale l’esecutivo potesse partorire. Una vera e propria presa per i fondelli, anzi per la gola, che ha come unico scopo non di correggere le abitudini alimentari, e non solo, degli italiani, limitando la bramosia di ciò che fa male, ma di aumentare la voracità dello Stato, il quale ingurgita un numero sempre maggiore di tasse con la scusa di farlo per il nostro bene.

Per capirlo basta soffermarsi sul provvedimento che colpisce le bevande con le bollicine. La nuova imposta viene presentata come un deterrente, un mezzo che deve servire a scoraggiare il consumo di Fanta, Coca Cola, Sprite e tutto quanto viene addizionato con anidride carbonica, riducendo il numero di persone che le tracannano. La ragione di una simile misura, secondo il responsabile del dicastero alla gazzosa, sta nel fatto che le bibite gassate fanno male, gonfiano lo stomaco e inducono un assorbimento di zuccheri in eccesso.  Non essendo medico, ovviamente chino il capo di fronte a tanta scienza, non permettendomi di mettere in dubbio i danni provocati dagli intrugli effervescenti. Ciò detto, non posso fare a meno di notare che sui banchi dei supermercati si trovano molti altri cibi che possono competere nell’attentare alla salute degli italiani. Quanti danni fa ad esempio la mozzarella? Da quel che mi risulta ha una quantità di lipidi che fa ingrassare solo a guardarla e pur non essendo un dietologo non penso che faccia bene al colesterolo.  Come pure – tanto per non dare l’impressione di voler colpevolizzare i bocconcini Vallelata – non credo che siano privi di grassi i vari formaggi che pure vengono consumati in abbondanza sulle nostre tavole. Cosa facciamo dunque per impedire che i consumatori si facciano del male continuando a strafogarsi con taleggi, pecorini e bufale? Una bella accisa sul latticino non la vogliamo mettere?

E con il salame piccante o il prosciutto, che essendo salati fanno alzare la pressione, come ci regoliamo? Applichiamo l’Imu, l’imposta municipale unica? Prima fetta con detrazione, seconda con aliquota massima? E con i cibi conservati oppure con quelli ad alto tasso di zucchero aggiunto tipo le marmellate, invece che facciamo? Li esentiamo perché ci sono più simpatici delle bibite? E le merendine, quelle confezionate ricoperte di cioccolato e zeppe di creme e sciroppi, le lasciamo esentasse con libertà di uccidere perché ne abbiamo un ricordo di gioventù positivo?

La lista degli alimenti che quotidianamente attentano al nostro benessere potrebbe continuare. Dal caffè che provoca l’ipertensione al tiramisù che non è certo un toccasana per i diabetici, per non parlare della birra, pure lei con le bollicine, e del vino, che presi in non modica quantità non contribuiscono a mantenere un’alimentazione sana. Come ci comportiamo: una tassa per ogni cosa che fa male? Voglio dire: io sono grato al ministro che, trasformandosi in una specie di vecchio medico di famiglia brontolone, ci consiglia cibi e bevande da consumare per essere più sani e più belli, ma occupandosi degli affari nostri, delle nostre abitudini alimentari e del nostro stile di vita, e correggendoci con il bastone del Fisco, il professor Balduzzi asseconda la vocazione tutoria dello Stato nei confronti dei cittadini. Mi spiego meglio: di questo passo uno Stato potrebbe bandire tutto ciò che ritiene faccia male, autorizzando solo il consumo di quanto deciso da una commissione medica. Via qualsiasi cosa non sia clinicamente testata e dentro il menu da ospedale. E chi dà il potere di fare tutto ciò? La tutela della salute degli italiani, un bene prezioso che va protetto appunto dallo Stato.

Certo, estremizzo. Ma in questo modo chiunque può capire che quando si comincia con un governo di salute pubblica si sa dove si comincia ma non dove si finisce. Lo stato etico, o del benessere, che sceglie per i propri cittadini non è mai una buona cosa e ricorda semmai i regimi socialisti, dove il comitato centrale decideva che cosa fosse meglio per l’individuo.  E anche in quelli più che liberali, come l’America, il proibizionismo non ha prodotto grandi risultati, se non di arricchire la mafia.

Or bene, io capisco che il governo debba fare cassa e per trovare nuove entrate ricorra a qualunque espediente, anche quello di tassare le bibite, ma visto che ormai dopo le manovre di Monti per gli italiani non è più possibile brindare a champagne, che almeno con il nuovo sobrio corso ci si lasci fare un cin cin con la gazzosa.  E se qualcuno si vuole ammazzare di bollicine, almeno lo farà senza pagar dazio.

di Maurizio Belpietro

 

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Commenti all'articolo

  • ellistar

    31 Agosto 2012 - 21:09

    Il ministro Profumo non ha valutato che le biblioteche scolastiche pubbliche possono essere valorizzate a costo zero, impiegando il personale cosiddetto inidoneo..Il ministro Profumo potrebbe avviare una sospensiva dello Spending Review per una migliore e più accurata valutazione di dati importanti del tutto ignorati con conseguenze gravissime. Inoltre di chiederebbe di: -dare una seconda chance a tutti gli insegnanti definiti inidonei in tutta italia, qualora gli interessati lo volessero; -rivalutare tutti i casi in seconda istanza; -dare una chance di poter ritornare in classe qualora gli interessati lo volessero, -rivalutare l'esperienza didattica pluridecennale con l'applicazione delle nuove tecnologie a costo zero. -conservare il profilo degli insegnanti nel teaching; Inoltre, le biblioteche sono strutture che fanno parte dei servizi , diretti dai DGSA e non dai DS, con grave difetto di competenza e scarsa conoscenza della Legislazione Scolastica da parte dei governanti.

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  • ellistar

    31 Agosto 2012 - 20:08

    Gentile Direttore, gli insegnanti inidonei all'insegnamento devono passare ATA, con un enorme spreco in termini di risorse umane.Si sottolinea che gli stessi potrebbero essere impiegati come bibliotecari documentalisti, come da normativa CEE.Non è vero che le biblioteche fanno parte del teaching in quanto le stesse sono equiparate ai laboratori e sono dirette dai DGSA e non dai DS che sono due figure separate, come da normativa. la spending review contiene delle contraddizioni in termini perchè confonde le due cose con grave difetto di competenza.Inoltre, questa tipologia di insegnanti avrebbero molto da dare anche creando blog, database delle biblioteche di istituto, formando piattaforme per l'e-learning dando lezioni via Skype, come in tutti paesi UE, con risultati strabilianti ad ogni livello. (Dare uno sguardo a www.blogtecaolivelli.it e notare che in 4-5 mesi dalla sua creazione ci sono state 2500 visite circa, un successo lusinghiero per una bibliotecsa di istituto.

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  • sparviero

    30 Agosto 2012 - 01:01

    il conrabbando!

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