Cerca

L'editoriale

Ora Alfano faccia pulizia

Il segretario deve cacciare subito chi è entrato nel partito per farsi gli affari suoi. La rifondazione del Pdl inizia anche da una migliore selezione

19 Settembre 2012

10

di Maurizio Belpietro

Ci sono alcune domande che ci ronzano in testa da giorni e alle quali vorremmo che Angelino Alfano ci usasse la cortesia di rispondere. Sappiamo che il segretario del Pdl di questi tempi è molto impegnato e che molti politici si infastidiscono di fronte alla lista di quesiti che i giornali pongono loro, ma siamo certi che in questo caso l’ex Guardasigilli non fuggirà e avrà la pazienza di spiegarci ciò che non capiamo. Dissipare i dubbi crediamo  infatti che sia interesse più suo che nostro. Anzi: soprattutto suo. Andiamo perciò al dunque:  che ci faceva nel Pdl un tipo come l’ex capogruppo del Popolo della libertà alla Regione Lazio? Chi ce l’ha portato, chi gli ha fatto fare carriera, chi soprattutto ha affidato la cassa a un soggetto di cui appaiono chiare l’arroganza e la spregiudicatezza? Perché nessuno si è chiesto da dove venissero tutte quelle preferenze conquistate alle scorse elezioni e come se le fosse guadagnate? 

Insomma: come è stato possibile che nel partito della rivoluzione liberale entrasse un tizio che l’unica rivoluzione che aveva in animo di fare era quella che riguardava il suo portafogli? Da quanto abbiamo potuto leggere, non c’era un’idea tra quelle propugnate dall’ex federale di Anagni (la definizione è sua) che potesse coincidere con il programma che Silvio Berlusconi presentò quasi vent’anni fa agli italiani. L’unica libertà che Franco Fiorito inseguiva non era quella del cittadino davanti allo Stato, ma quella di poter finanziare con i soldi dei contribuenti la sua vita da piccolo ras di provincia. Possibile che nessuno si fosse accorto di quanta distanza ci fosse tra il capo manipolo della Ciociaria e i proclami di rigore e efficienza propagandati in campagna elettorale dal Popolo della Libertà?

Mentre giorno dopo giorno l’immagine del partito che voleva essere liberale affonda nella melma della politica laziale viene spontaneo domandarsi quali siano i controlli, quali i meccanismi di selezione della classe dirigente nazionale e locale del Pdl. C’è qualcuno che prima di mettere in lista una persona si accerti del curriculum del candidato, del suo patrimonio e delle sue frequentazioni? C’è una commissione di saggi o anche solo di persone per bene che valuti con chi ha a che fare e a chi affida la rappresentanza del proprio simbolo? Ci si rende conto che basta un Fiorito qualsiasi per distruggere mesi di lavoro, quando non anni, e far crescere nell’elettorato un senso di sfiducia e di disgusto? Si riesce a comprendere che se il cinquanta per cento degli italiani con diritto di voto non sa se in primavera si recherà alle urne è anche a causa dei tanti Fiorito di cui pullulano le liste del centrodestra? Ci si lamenta del clima di anti politica e del successo che miete la lista inventata da Beppe Grillo, ch’essi ha coscienza che gli alleati più forti del comico genovese sono proprio i personaggi come l’ex capogruppo del Lazio?

Ad Angelino Alfano forse queste domande appariranno provocatorie e può darsi che il segretario del Pdl ricorra al vecchio espediente di citare i Fiorito degli altri, a cominciare da Luigi Lusi per finire a Francesco Belsito. Per evitare di perdere tempo e soprattutto di farlo perdere ai lettori gli diamo dunque subito ragione, riconoscendo che trafficoni e ladri non sono un’esclusiva del Popolo della libertà ma abbondano in ogni partito. Il problema però è che la faccenda di Fiorito e del Popolo della libertà laziale arriva in un momento di grande difficoltà del centrodestra e rischia di essere il colpo definitivo, capace di allontanare altri elettori dalle urne. Dunque, la domanda che ci preme fare più di tutte al segretario del Popolo della libertà è la seguente: quanto ancora si intende aspettare dentro il partito per fare pulizia? La crisi economica, le preoccupazioni degli italiani per il proprio futuro e la nausea nei confronti della Casta hanno cambiato la percezione e le intenzioni degli elettori? Non è più tempo di restare in attesa, soprattutto non è l’ora di chiudere gli occhi. Non solo il Pdl ha bisogno di essere rifondato, con un programma credibile e una leadership forte, ma serve anche che il partito sia ripulito. Ha intenzione Angelino Alfano di cacciare i mercanti, cominciando dal basso per salire ai piani alti? È in grado di dare un segno forte della propria leadership licenziando chi nel Pdl è entrato per farsi gli affari suoi e non quelli del Paese? Attendiamo risposte.

Ps. Gira voce che la governatrice del Lazio voglia dimettersi. Renata Polverini non avrebbe ottenuto le garanzie di poter fare piazza pulita come vorrebbe. Fosse vero sarebbe un clamoroso errore. Le uniche dimissioni richieste sono quelle dei magnaccioni, qui invece si rischia di mandare a casa chi non ha rubato per tenersi i compagni di merende a base di ostriche e champagne.

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • didier

    20 Settembre 2012 - 22:10

    Che cosa??? Allora deve cominciare con il suo Padrone.

    Report

    Rispondi

  • il leghista monzese

    20 Settembre 2012 - 16:04

    Le pulizie le abbiamo fatte. Saludos

    Report

    Rispondi

  • comandos63

    20 Settembre 2012 - 12:12

    Cavoli... non sapevo che la Polverini e co. (i pretoriani romani de roma de la corte da Gasparri e co...) li avesse scelti , a suo tempo, Alfano... Supponevo li avesse scelti la proprietà del PDL (notoriamente società a socio unico, uniproprietario). Quindi, la suddivisione è equa, come appunto nelle ville patrizie romane: 1) Il titolare sporca, e spesso in maniera indecorosa... 2) Il maggiordomo deve provvedere alle pulizie . 3) il portavoce del padrone dice che è tutta colpa della servitù, se la villa non è in ordine...

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

media