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L'editoriale

La casta dei cretini

3 Ottobre 2012

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di Maurizio Belpietro

La magistratura accerterà se Franco Fiorito sia un ladro, se cioè si sia appropriato di svariati milioni di fondi pubblici, sottraendoli al gruppo laziale del Pdl e dunque agli italiani. Però, in attesa che i giudici si pronuncino, possiamo dire senza pericolo di essere smentiti che Fiorito e i suoi seguaci sono una banda di cretini. Il modo con cui si sono riempiti le tasche, l’ostentazione con cui hanno speso i soldi, comprando case, auto e barche, l’arroganza con cui si sono difesi una volta colti sul fatto e con ancora il malloppo in mano, testimoniano infatti una vera idiozia. A prescindere dal reato, se sia cioè peculato o appropriazione indebita, una cosa ci appare in tutta evidenza e cioè che se di banditi si tratta, questi non sono particolarmente intelligenti. Da quello che abbiamo letto, soprattutto dalla ricostruzione di entrate e uscite dalle casse del partito fatta dagli inquirenti, risulta chiaro che l’epilogo non poteva che essere quello cui abbiamo assistito ieri e cioè l’arresto di Fiorito e l’incriminazione dei suoi colleghi. Troppo esagerata la ruberia, troppo manifesto lo sciupio di denaro dei contribuenti, troppa strafottenza e incuranza delle leggi.

Una volta accertate le responsabilità penali, il caso Lazio richiederà però una riflessione più generale sulle responsabilità politiche, su come cioè sia stato possibile che a galoppini di quart’ordine, approdati in consiglio regionale in virtù del solo fatto che la prima linea del Pdl venne esclusa da una decisione dei giudici che ne impedì la candidatura, sia stata affidata la cassa. Appurare come si sia consentito a dei cretini di appropriarsi di una storia e di un patrimonio non è cosa da poco, ma serve a fare in modo (...)

(...) che ciò non possa mai più ripetersi. Di fronte alla volgarità di quanto successo e al superamento di ogni limite, bisogna ricostruire gli errori, perché se ci sono stati dei ladri vuol dire che ci sono stati dei controllori a dir poco distratti e una dirigenza per lo meno inadeguata.

Non richiediamo una epurazione dei vertici del centrodestra (anche se qualche licenziamento non guasterebbe per potersi dare una ripulita), ma un rafforzamento nel meccanismo di selezione della classe chiamata a guidare  il partito. Fiorito e i suoi fratelli hanno una responsabilità penale che è personale. Chi li ha ingaggiati, tollerati e in qualche caso promossi ne ha una che non ha nulla a che fare con il codice, ma che ha molto a che fare con la politica. Si può essere cioè immacolati dal punto di vista dei reati, ma non lo si è politicamente se non si sa che basta un Fiorito per fare danni al centrodestra più di quanti ne possano fare Bersani, Di Pietro e Nichi Vendola messi insieme. Gli elettori del Pdl che se ne sono andati e dichiarano di non voler votare alle prossime elezioni non sono passati a sinistra perché convinti dalle sirene comuniste. Sono semplicemente nauseati e non hanno alcuna fiducia in quello che era il loro partito di riferimento.

Scriviamo tutto ciò anche perché, al di là del caso Fiorito e delle sue colpe, vediamo una certa riluttanza dei vertici del Pdl e dei suoi esponenti a capire qual è il sentimento dell’opinione pubblica. Noi ci saremmo aspettati azioni che marcassero la distanza fra la banda del buco che operava nel Lazio e altri consiglieri regionali o provinciali. E invece no. Al posto di comprendere che servono gesti dimostrativi, la Casta continua a difendere i propri privilegi, con il rischio che pur non avendo responsabilità penali, tutti finiscano per averne di politiche. Cosa intendiamo? Lo spieghiamo subito. Ieri il consiglio regionale piemontese ha respinto alla quasi unanimità una proposta del Movimento 5 stelle di eliminazione dei rimborsi forfettari e chilometrici dei consiglieri, bocciando anche la pubblicazione online di tutti i dati delle spese effettuate.  In pratica, invece di eliminare una delle voci che avevano consentito ad alcuni consiglieri di speculare sui rimborsi provocando anche un’inchiesta della Procura, in Piemonte hanno preferito fare dei tagli simbolici. Invece di ridurre lo stipendio a 5500 euro mensili per ogni esponente politico, hanno deciso di tenersi altri 3 mila euro.  

La decisione, come dicevamo, non ha nulla di irregolare e non è certo accostabile alle malefatte di Franco Fiorito. Tuttavia, in un clima come quello di questi giorni, con la rabbia degli elettori che dilaga, scegliere di non autoridursi lo stipendio è dimostrazione di miopia politica se non di distanza dalla realtà.

Sappiamo che il problema non riguarda solo il centrodestra, perché anche la sinistra ha votato compatta a difesa dei soldi, ma Pdl e Lega, dopo gli scandali degli ultimi mesi, avevano il dovere di fare di più, tagliandosi la busta paga. Aver deciso di mantenere i rimborsi chilometrici, i gettoni di presenza, negando ai cittadini il rendiconto delle spese, non è reato. Ma un suicidio politico sì. 

 

 

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Commenti all'articolo

  • siortron

    03 Ottobre 2012 - 17:05

    La politica in Italia è intesa come un'impresa privata "FATTURARE" il più possibile!!!!

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  • amb43

    03 Ottobre 2012 - 17:05

    sono più che convinta che, la maggior parte di chi si dedica alla politica sa che avrà grandi previlegi , in qualunque partito politico. Mi chiedo inoltre: la Guardia di Finanza che ha fatto sinora ? La bella addormentata nel bosco ? Di chi il merito di questo risveglio ? Sono decenni e decenni che si ruba, a destra e a manca, ma finora........

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  • stefanopiero

    03 Ottobre 2012 - 14:02

    Una cosa facile, facile. Fichè ci sarà un finanziamento pubblico ai partiti cioè soldi da spartire, ci sarà un proliferare di partiti e partitini. Il contrario di quel bipolarismo che si credeva di avere messo in piedi dopo la rivoluzione di mani pulite

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