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L'editoriale

Il Prof cerca la sponda Pdl per fare il bis

Monti sa che Fini e Casini non gli saranno d'aiuto per conservare il posto a Palazzo Chigi. Perciò punta ai consensi del centro destra: ecco spiegata la svolta (solo a parole) anti fisco

5 Ottobre 2012

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di Maurizio Belpietro

Avviso agli italiani: la campagna elettorale è cominciata, dunque sappiatevi regolare perché da qui ad aprile sarete sommersi dalle promesse che ogni appuntamento con le urne inevitabilmente porta con sé. A differenza di quanto fosse legittimo aspettarsi, a sparare i primi colpi di bombarda acchiappa-voti non è stato però nessun leader di partito. Silvio Berlusconi alle prese con i problemi del Pdl infatti continua a tacere e Pier Luigi Bersani nei guai con le primarie fa altrettanto. In compenso il primo a parlare è stato un signore che dice di non volersi candidare, tal Mario Monti da Varese. L’attuale inquilino di Palazzo Chigi a quanto sembra non gradisce lo sfratto che gli è intimato dall’avvicinarsi dell’apertura dei seggi, perciò ieri se n’è uscito con una frase che non è un impegno ma somiglia molto a un ammiccamento agli elettori. Alla Camera il premier si è lasciato sfuggire la seguente frase: entro la fine della legislatura «non escludo che si possa individuare un percorso, anche soltanto una prima tappa, di riduzione del carico fiscale». Tradotto in un italiano corrente e soprattutto comprensibile, significa che il Professor Rigore non ha alcuna intenzione di far le valigie e pur di restare al suo posto è disposto a mollare qualcosa ai contribuenti. Naturalmente è deciso a farlo con parsimonia, come nel suo carattere, regalando agli italiani un primo sconticino sulle tasse, con la promessa di donarne altri in futuro. L’atteggiamento magari ad alcuni potrà apparire sobrio  e di stile, ma a noi ricorda piuttosto il comandante Achille Lauro, il quale in prossimità del voto dava agli elettori una scarpa, riservandosi di consegnare la seconda una volta nominato sindaco di Napoli.

Forse qualche lettore ci giudicare troppo sospettosi, ma, come ha insegnato Giulio Andreotti, a volte a pensare male ci si azzecca. Ovvio, noi saremmo contenti se Monti decidesse di abbassare le imposte. Lo chiediamo dal giorno in cui il governo si è insediato e dunque una decisione in tal senso non farebbe che confermare la nostra linea, ovvero che l’economia non si fa correre caricando l’asino di tasse, ma alleggerendolo. Ciò nonostante ci permettiamo di nutrire qualche dubbio sulle parole del presidente del Consiglio. Fino a ieri infatti toccare i tributi pareva impossibile e ad alto rischio: se vi era da porre mano al fisco era solo per aggravarlo, aumentando l’Iva e l’Imu. Lo stesso ministro dell’Economia Vittorio Grilli, non più tardi di due giorni fa, intervenendo alla Camera aveva negato che vi fossero le risorse per ridurre il cuneo fiscale, facendo capire che sarebbe stato un miracolo evitare gli aumenti previsti dalla legge delega. Poi, all’improvviso, Monti se ne esce con frasi che alludono a un taglio a breve, addirittura prima della fine della legislatura. Eppure non ci sembra che le finanze del Paese abbiano registrato sostanziali cambiamenti negli ultimi giorni. Se mutamenti nei conti ci sono stati non sono in meglio ma in peggio. Tanto che il sottosegretario all’Economia Vieri Ceriani la scorsa settimana ha riconosciuto che le entrate sono inferiori alle attese. A causa della recessione, alimentata come ha ammesso lo stesso Monti anche dalle troppe imposte,  il fisco incassa meno.

Cosa è avvenuto dunque in questi pochi giorni, una settimana o più, per indurre il premier a promettere una sforbiciata al carico tributario che grava sulle buste paga e sulle famiglie? Mistero. La sfinge di Palazzo Chigi dopo aver sganciato la sua promessa ha fatto una mezza retromarcia, lasciando comunque aleggiare il fantasma del taglio fiscale sul dibattito politico. A questo punto, ci permettiamo noi qualche osservazione maliziosa, lieti naturalmente di essere smentiti quanto prima.

L’idea che ci siamo fatti è la seguente. Come detto, Monti non ha alcuna voglia di lasciare ad altri la poltrona di premier. In questi mesi si è abituato alla ribalta e tornare nelle retrovie è un’ipotesi che non gli aggrada. Per qualche mese l’ex rettore ha pensato che una sua ricandidatura sarebbe stata inevitabile, ma ora gli è chiaro che il Pd non lo vuole e in caso di vittoria delle sinistre dovrà rassegnarsi all’addio. Del resto non può pensare di riuscire a rimanere in sella con i voti di quei quattro gatti di Futuro nazionale. Per la coalizione di Fini e Casini sarà già un successo superare lo sbarramento al Senato, figurarsi quello di Palazzo Chigi. Il solo modo di restare a Palazzo Chigi passa perciò dal Pdl: il Popolo della libertà in questo momento non sa chi candidare, dunque se il premier riesce a irretirne gli elettori è fatta. Certo, è dura far digerire il tassator cortese Monti a chi votava Berlusconi e la sua promessa di «Meno tasse per tutti».  Ecco perciò arrivare la svolta anti fisco del professore. Il quale ovviamente non ha nessuna intenzione di tagliare per davvero le imposte, ma in campagna elettorale una piccola concessione, con un ritocchino ai tributi, la può anche fare. Tanto, una volta nominato può sempre rimediare…

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Commenti all'articolo

  • dicocomelapenso

    05 Ottobre 2012 - 11:11

    Quello che gli elettori di "destra", quella vera e non i fascisti o gli affaristi, vorrebbero e' un partito di destra vera, illuminata e liberale, aperta al nuovo e nemica dell'affarismo imperante. Tutto ciò' che Berlusconi non è' stato, o per incapacita' (giudizio più' favorevole) oppure perché' interessato in effetti solo ai suoi affari. Degli ex fascisti non parliamo nemmeno, infatti il fascismo e' sempre stato statalista. Se Monti dovesse essere il nucleo intorno a cui si formasse questa destra moderna non potremmo che esserne tutti felici. Tranne lei, che, evidentemente, segue altri interessi

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  • blu521

    05 Ottobre 2012 - 09:09

    Se n'è accorto pure il direttore. Ci ha impiegato un po' per scoprire quello che è palese da mesi. Intanto divertimoci con i processi del nano e le novità del caso Lavitola, che è stranamente scomparso da libero, ma riempe le pagine degli altri quotidiani. Allegri bananas si annunciano novità interessanti anche sul fronte dell'antimafia

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