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L'editoriale

Ancora una volta ghe pensa Silvio

Il caso Lazio ha trascinato il Pdl nel fango, ma nessuno si è deciso a dimettersi e ad andarsene. Così se ne va il Cavaliere. Gli servono volti nuovi e un programma serio su fisco e Europa. La strada è giusta, vedremo se gli elettori lo seguiranno

5 Ottobre 2012

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Si erano tanto amati. Una passione cominciata su un predellino, in una delle piazze più affollate di Milano, San Babila, in una domenica d’autunno. Ma a distanza di cinque anni esatti è arrivata l’ora dell’addio: una separazione non troppo consensuale a giudicare dalle reazioni del sedotto e abbandonato, ma tant’è. Berlusconi a quanto sembra ha deciso e non è intenzionato a tornare indietro: del Pdl non ne vuole più sentir parlare. Ormai lo vede come un ingombro,  con tutto quel bagaglio di problemi che si porta dietro. Un ostacolo che gli impedisce di procedere spedito. E poi diciamoci la verità: i guai del Popolo della Libertà, gli scandali e le liti fra colonnelli, lo sfiancano. Non ha voglia di occuparsene, di badare ai Fiorito e ai suoi fratelli. Dunque via, largo, meglio andarsene e mollare tutto.

Era da un pezzo che il leader del centrodestra nonché padre fondatore del Pdl rimuginava sulla questione. All’inizio pensava di congedare un po’ di signori, rimandandoli a casa. Tuttavia il licenziamento non è nella sua indole: a lui piace piacere, non cacciare la gente. È sempre stato così, anche nelle sue aziende. Dunque la decapitazione della classe dirigente del partito, seppur meditata non è stata mai all’ordine del giorno, neppure ora che le ruberie dei portaborse si stanno mangiando l’immagine del partito. Per po’, forse, il Cavaliere ha sperato che un certo numero di caporali se ne andasse da solo, magari per fondare un nuovo partito, portandosi così dietro la marmaglia. Ma anche questa soluzione non è andata in porto, perché gli scissionisti non hanno avuto il coraggio di fare il grande passo. 

E allora a far le valigie è lui: come in un divorzio che si rispetti molla tutto e abbandona il tetto coniugale, lasciando nella vecchia casa tutto il popolo, ma riprendendosi la libertà. Una trovata geniale. Altro che rifondare il Pdl facendo repulisti negli angoli più oscuri dell’abitazione. Il partito lo lascia così com’è, ma se ne va lui, abbandonando al suo destino il vecchio guscio. Dice un dirigente del Popolo della Liberà che l’altra sera ha ascoltato il discorso di Berlusconi: «Il tono era chiaro: io sono un’aquila e voi dei polli. Io voglio volare e voi stare nel cortile». Certo, ammette il colonnello del Pdl, l’aquila è vecchia e ha pure un’ala rotta, ma il suo istinto resta sempre quello di volare, non di razzolare. L’immagine rende bene ciò che sta accadendo in quello che un tempo era il principale partito italiano. Il Cavaliere è disposto a pagare gli alimenti al suo vecchio amore, ma pretende che di poter ricominciare da capo. Esige cioè che tra lui e il Pdl ci sia una vera e propria separazione. In modo meno romantico, ma applicando il linguaggio che si usa per le ristrutturazioni aziendali, il leader dei moderati vuole lasciare tutto ciò che non funziona nella bad company, per dar vita a una società che provi a conquistare il grande mercato del centrodestra. Per fare o ciò ha bisogno di un programma nuovo di zecca su fisco, rapporti con l’Europa, misure per rilanciare l’economia e riformare il paese. Tuttavia ha ancor più necessità di mostrare volti nuovi, perché quelli le vecchie cariatidi che stazionano nella sede del Popolo della Libertà lo riporterebbero inevitabilmente al passato.

Insomma, il Cavaliere ci riprova. Nessuno sa se sarà lui il candidato alla presidenza del consiglio o se a 76 anni tirerà la volata a qualcun altro. Sta di fatto che la svolta tanto attesa pare arrivata. Più volte, giova ricordarlo, sulle pagine di questo giornale abbiamo chiesto a Berlusconi di battere un colpo, riprendendo l’iniziativa. Dopo le elezioni amministrative avevamo addirittura rivolto un invito al gruppo dirigente del centrodestra a far le valigie, tirando le somme di una sconfitta politica pesante. Nessuno però ha fatto il passo indietro. E anche ora che la rivoltante vicenda dei papponi laziali ha trascinato nel fango e nella vergogna il simbolo della rivoluzione liberale, contro ogni casta e ogni spreco, anche ora, dicevamo, nessuno si decide a rassegnare le dimissioni e cambiare aria. Bene. Alla fine lo fa il fondatore del Popolo della Libertà, colui che vent’anni fa ha fermato le sinistre in nome di un programma di rottura con il passato. Non sappiamo se Berlusconi avrà la forza di arrivare fino in fondo, né se gli elettori  delusi dopo anni di promesse e di errori lo seguiranno. Però, se si vuole verificare l’esistenza  di un elettorato moderato disposto a scommettere ancora sul centrodestra, questo è forse il modo migliore. Il Cavaliere, dicono che cercherà di federare le tante anime che si oppongono al Pd e a Vendola, ripercorrendo la via del 1994. Metta insieme chi vuole. L’importante che si ricordi da chi ha divorziato, evitando una ritorno di fiamma.

di Maurizio Belpietro

 

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Commenti all'articolo

  • Logmain

    06 Ottobre 2012 - 20:08

    Finora i risultati del "ghe pensi mi" non si sono rivelati proprio esemplari.

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  • pi.bo42

    06 Ottobre 2012 - 18:06

    Quando mia madre gli diceva che erano le cattive compagnie che lo traviavano lui, molto onestamente, rispondeva che quelle erano le sole che lui desiderava e con le quali andava d'accordo! Capito l'antifona ingenuo Dott. Belpietro? O c'è anche un poco di malafede? Vorrei sperare di no.....!

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  • Liberopensatore1950

    06 Ottobre 2012 - 13:01

    Per come la penso io e per come ho agito nel corso della Vita, entrare in Politica con senso etico e morale (non in senso religioso), pronti a denunciare e denunciarsi, non è -vincere-, ma impegno e sacriificio, dedizione, rispetto della Cosa Pubblica e del Popolo; ovvio che a tutta la classe Politica stia bene il termine vincere. Si vince per star bene, non per far star bene; in sostanza una missione con spirito di servizio. Basterebbe creare un partito dove gli eletti accettino solo ed esclusivamente cinquemila euro al mese, con vitto ed alloggio assicurati nelle caserme dismesse, nei Conventi, in edifici pubblici ed essere disposti a dimettersi immeditamente quando non si registri nessun intervent propositivo. Esito: nessun candidato.

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