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L'editoriale

Cambiano le leggi e non sanno cosa succede

Due docenti scrivono al "Sole": la riforma è giusta ma la gente non ha capito. Ora la Fornero dica la verità

30 Ottobre 2012

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Spesso capita che la politica faccia le leggi senza valutare gli effetti che queste producono sulla vita dei cittadini. È successo con la riforma della previdenza decisa dal governo Monti: quando Elsa Fornero allungò a 67 anni l’età per andare in pensione, le lacrime le offuscarono la vista fino a non farle vedere che con un tratto di penna aveva cambiato la vita di centinaia di migliaia di persone, lasciandole in un limbo, senza lavoro e senza l’assegno di quiescenza. Il caso degli esodati  creati dalle modifiche alle regole previdenziali è forse il più clamoroso intervento legislativo effettuato senza avere chiaro ciò che avrebbe provocato. Non per niente a distanza di circa un anno dall’introduzione della nuova legge non è ancora stata trovata una soluzione che affronti il problema di tutte le persone rimaste senza reddito. L’emendamento votato la scorsa settimana dal Parlamento era più che altro un espediente per fingere una soluzione: la stangata sui redditi superiori ai 150 mila euro (pari a un prelievo del tre per cento, che si sarebbe aggiunto agli altri già decisi dal governo Berlusconi)  avrebbe consentito di raggranellare un pacchetto di qualche decina di milioni, cifra però insufficiente a coprire il fabbisogno di miliardi per sistemare gli esodati.

Fin qui il rebus dei lavoratori mandati in pensione mentre a loro insaputa si cambiavano le norme: un pasticcio, per non dire una truffa. Ora però spunta un altro caso, che riguarda sempre la previdenza, anche se per ora nessuno è stato privato del posto o dell’assegno.  A lanciare l’allarme sono stati ieri sulla prima pagina del Sole 24 Ore Luigi Guiso e Franco Peracchi, due professori di economia che con una lettera aperta si sono rivolti direttamente al ministro del Lavoro Elsa Fornero. In pratica il senso della missiva era il seguente. Cara signora, lei ha fatto una riforma che apprezziamo e che  ha dato un grande contributo alla stabilità del sistema previdenziale italiano. Adesso però spieghi ai cittadini come saranno le loro pensioni nel futuro, in modo che si sappiano regolare, risparmiando un po’ di denaro per evitare, una volta ritirati dal lavoro, di trovarsi sul lastrico. Naturalmente io sintetizzo in maniera un po’ brutale, perché i due docenti usano un linguaggio da professori e non da giornalisti, ma diciamo che l’essenza delle cose è questa. La riforma delle pensioni va bene, ma ora bisogna informare i lavoratori affinché sappiano quale sarà il loro reddito una volta a riposo e non abbiano inutili aspettative.

Secondo i due insegnanti universitari, l’aspetto della comunicazione è stato fino a oggi sottovalutato, per cui pochi sanno quale sarà l’assegno che riceveranno al momento del ritiro. La maggioranza conosce l’anno in cui potrà godersi la meritata pensione, ma quasi nessuno sa a quanto ammonterà il trattamento di cui beneficerà. Ma «se una fetta importante di lavoratori sottostima l’impatto delle riforme fatte finora sulla loro pensione», scrivono i due prof, «e quindi non risparmia abbastanza, sarà poi socialmente difficile accettare il loro stato di povertà». Sì, avete letto bene. La parola finale è povertà. Significa che dopo le varie modifiche previdenziali non si sa se la pensione sarà in grado di assicurare a tutti un tenore di vita dignitoso così come è stato fino ad oggi. Ciò vuol dire che se l’assegno dell’Inps non basterà, lo Stato dovrà intervenire aiutando chi non ce la fa,  per evitare che molta gente finisca sotto i ponti. In pratica, o mandano a mendicare le persone, oppure i soldi che la riforma Fornero ha tolto con una mano rischia di doverli restituire con un’altra.

Per i due docenti a tal proposito esiste un grande rischio finanziario che grava sui bilanci dell’Inps, non ora ma nei prossimi anni. Rischio che potrebbe essere aggravato dall’allungarsi della sopravvivenza:  la gente vive di più e dunque incassa per un periodo più lungo. Che fare, dunque? Secondo gli studiosi, se non ci si vuole trovare nei prossimi decenni con le casse dell’Inps senza più un euro, c’è una sola via: informare gli italiani che devono risparmiare. Cioè che devono mettere da parte i soldi che l’Inps non gli darà, altrimenti saranno dolori. Insomma, oltre ad andare in pensione più tardi, cioè a 67 anni, oltre a dovere pagare fino all’ultimo euro le tasse imposte da Mario Monti, i contribuenti dovranno mettere da parte un tesoretto da usarsi in tempi migliori, quando ne avranno bisogno. 

Per questa ragione Guiso e Peracchi si appellano alla Fornero: lei che, al contrario di quelli politici, è un ministro tecnico e dunque non deve blandire gli elettori né temere di perdere consenso, abbia il coraggio di dire la verità agli italiani sulle loro pensioni. Appello più che condivisibile. L’unico rischio è che qualche italiano invece di tirare la cinghia se la appenda intorno al collo.

di Maurizio Belpietro

 

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