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L'editoriale

Il centrodestra non capisce più i suoi elettori

Nel Pd c’è un dibattito vero che attira voti, mentre il Pdl va in tv a parlare delle sue primarie. Che sono morte e sepolte

29 Novembre 2012

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Pierluigi Bersani dovrebbe ringraziare tutti i giorni il Signore per avergli mandato tra i piedi un giamburrasca come Matteo Renzi. Con le sue sparate il sindaco di Firenze ha creato non pochi problemi dentro il partito, tuttavia per il segretario è stata una manna piovuta dal cielo. Non ci fossero state le primarie e le polemiche sui dirigenti da rottamare, pochi si sarebbero filati il Pd, soprattutto i progressisti non avrebbero potuto monopolizzare per giorni le prime pagine e le aperture dei tg. I confronti in tv, le interviste nei talk-show e i servizi che ogni trasmissione ha dedicato al duello fra Renzi e Bersani sono stati per il partito meglio di una campagna pubblicitaria. Linfa vitale, sfoggio di democrazia e rappresentazione di novità: un’operazione più efficace di centinaia di spot. E per di più gratis.

L’effetto è stato immediato. Per giorni si è smesso di parlare dei problemi del Paese e ci si è concentrati su quelli delle primarie. Sui meccanismi di accesso al voto, sulle metafore agricole del segretario (il canarino in una mano al posto del tacchino sul tetto) e sulle staffilate dello sfidante (caro Pier Luigi, sei stato al governo 2.547 giorni). Risultato, un partito che sembrava inchiodato al 27 per cento e che neppure il karakiri del centrodestra riusciva a smuovere, improvvisamente si è rianimato. Di colpo i sondaggisti hanno rilevato che c’era vita sul Pd e la macchina inceppata cui hanno dato vita ex comunisti ed ex democristiani di sinistra ha cominciato a muoversi. Non sappiamo da dove arrivino i voti registrati dagli esperti di flussi elettorali. Forse da gente che fino a ieri manifestava il disgusto verso la politica e dichiarava di non essere intenzionata ad andare a votare. Forse da qualcuno che era deciso a disperdere il voto scegliendo altre formazioni di sinistra, più piccole e più ideologiche. È possibile anche che tra gli italiani che si dichiarano intenzionati a mettere la crocetta sul nome di Renzi o Bersani ci sia qualche possibile elettore di Grillo, pentito d’aver scelto il comico  prima  ancora di votare. È però molto più probabile  che i sismografi  dei sondaggisti abbiano rilevato la confluenza di uomini tradizionalmente orientati verso il centrodestra, i quali per la prima volta nella loro storia stanno prendendo in considerazione l’idea di votare gli eredi del Partito comunista. Fino ad oggi i blocchi destra-sinistra apparivano immutabili: per quanto gli italiani fossero delusi dalla politica il loro credo era fedele nei secoli. La mobilità fra conservatori e progressisti era cosa inimmaginabile, come se le formazioni politiche e il loro consenso fossero cristallizzati nel tempo. Ma ora qualcosa si muove. Noi stessi abbiamo ricevuto le confidenze di molte persone da sempre liberali che si sono dette pronte a votare per il sindaco di Firenze e altre addirittura che lo hanno già fatto, partecipando al primo turno delle primarie e accettando perciò di iscriversi nelle liste del centrosinistra e di condividerne il programma. 

Più dell’appartenenza a uno schieramento, a quanto pare è il desiderio di cambiamento che sta orientando gli elettori. Una spinta che può indurre a ripensamenti parte di quel 50 per cento di italiani che si dichiara non interessato a votare. La rottamazione, la voglia di partecipare a una competizione vera e forse anche la crisi economica stanno producendo una mutazione genetica nell’elettorato, che non spinge la gente solo alla disperazione o alla protesta, cioè che non fa solo disertare le urne o votare Grillo, ma mette in discussione le convinzioni di una vita.

A fronte di tutto ciò, a fronte cioè della caduta di certezze granitiche che per qualche decennio hanno sorretto e forse condizionato il quadro politico, il Pdl che fa? A tutta prima diremmo che il partito che ha incarnato le aspirazioni liberali e conservatrici della maggioranza degli italiani, prosegue in un processo di autodistruzione che sembra destinato a condurlo se non alla sua scomparsa quanto meno a una marginalizzazione.

La rappresentazione plastica di quel che sta succedendo al Popolo della Libertà la si è potuta avere giovedì a tarda ora, nel salotto di Bruno Vespa. Subito dopo il confronto fra Renzi e Bersani mandato in onda da Raiuno, nelle case degli italiani sono comparsi i volti di Daniela Santanchè, Maurizio Lupi, Mariastella Gelmini e Giorgia Meloni, quattro esponenti del centrodestra che hanno trascorso la serata a discutere dell’opportunità o meno di tenere le primarie. Una discussione surreale, un dibattito fuori dal tempo o, per meglio dire, fuori tempo massimo. Non ce l’abbiamo naturalmente con gli onorevoli radunati a Porta a porta, ma se c’era un modo per certificare un fallimento, i quattro l’altra sera l’hanno trovato. Per deludere gli italiani moderati, molto di più infatti non si poteva fare. 

di Maurizio Belpietro

 

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Commenti all'articolo

  • FabriD

    01 Dicembre 2012 - 02:02

    Meglio essere sudditi di un re che abbassa le tasse ... che menti occulte che non capiscono che la sinistra ... se ne è sempre infischiata del popolo ... e i suoi graindi intelettuali ... ingrassano con i nostri soldi ... perchè in altra maniera ... non sarebbero manco capaci di guodagnarsi l'acqua da bere !!! Se mantenere i privilegi ,a suon di tasse .... ai vs. giusti ... vi piace tanto ... fatelo voi ... che noi servi della gleba ... preferiamo pagarne di meno al ricco berlusconi !! Che poi se non vi foste accorti ... il comunismo è finiito nel 1989 ... e già Don Camillo nei suoi film ... diceva bene ... quali ideali di giustizia ... avevano i comunisti !!1 Se invece di guardare programmi inetelettualoidi di frustrati che sanno solo insultare ... apriste gli occhi ... direi che è ora !!! IL COMUNISMO E' MORTO ... FATEVENE UNA RAGIONE .... ERA UNA CAZZATA PAZZESCA ... E OSTENTARE PURE DI AVERCI CREDUTO ... eh non è mica gran vanto !!!!Non ditemi che credete alle promesse di bersani?

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  • highlander5649

    30 Novembre 2012 - 19:07

    questo il programma del pdl ad ogni scadenza elettorale. a) conquistare una poltrona in parlamento b) mantenere la poltrona per 5 anni c) creare poltrone per amici conoscenti parenti ed amanti e se avanzano posti agli amici degli amici. d) ignorare i problemi degli elettori loro sono plebe non capiscono quanta *fatica* costa occupare una poltrona. e) i problemi li creano gli elettori quindi si arrangino loro. chi glielo fa fare di chiederlo a noi a noi bastano le nostre leggi ad hoc ; le altre leggi non ci interessano sono per i fessi del popolo. risultato. DUE ELETTORI SU TRE NON *VEDRANNO * IL SIMBOLO DEL PDL IN LISTA E NON LO VOTERANNO!. COSI' I FESSI ONOREVOLI DEL PDL si lamnenteranno: avevamo un programma eccezionale perchè non ci han votati?. CHI E' CAUSA DEL SUO MAL.... TOLTI L'ON. MARTINO E L'ON CROSETTO. gli altri del PDL sono TUTTI da scartare. scusate se è poco!!!

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  • Anna 17

    Anna 17

    30 Novembre 2012 - 16:04

    Non è che il PDL non capisce o gli elettorni non capiscono il PDL, il fatto è che ci accorgiamo, ogni giorno di più che il re è nudo. Destra, centro, sinistra, sembrano tutti degli zombi, al punto che uno come Monti sembra un genio per facendo disatri spaventosi ed ancora ne verranno, grazie al duo Napolitano-Monti. Siamo allo sfascio e nonostante tutto c'è ancora qualcuno che imperterrito continua a suonare con la sua orchestrina. Pazzesco!!!

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