Cerca

L'editoriale

Dalla nebbia Pdl alla fine rispunta il Cav

Berlusconi torna in campo e vuole rottamare gli ex An

6 Dicembre 2012

1

di Maurizio Belpietro

Fitta nebbia in Val Padana, ma dalle parti di Arcore il cielo pare rischiararsi. Confessiamo ai lettori di non poter dire loro cosa accadrà a breve, in particolare se fra pochi mesi si troveranno davanti  un solo Pdl o più d’uno, frutto dello spacchettamento, nuovo modo con cui i politici camuffano quella che un tempo si chiamava scissione. Né sappiamo se in primavera il Popolo della libertà si chiamerà ancora così o si provvederà a cambiargli nome per far dimenticare agli elettori il suo tragico destino. Quel che ci sentiamo di dire è che, indipendentemente dall’insegna che verrà collocata all’esterno del locale, il pubblico esercizio sarà ancora condotto da Silvio Berlusconi, perché è certo che il Cavaliere non ha alcuna intenzione di farsi da parte. 

Con un comunicato, ieri sera, ha preparato il terreno per il suo ritorno in scena. Dice di essere assediato dalle richieste «perché annunci al più presto» la ridiscesa in campo «alla guida del PdL». Imputa al governo del professor Monti di avere peggiorato la situazione delle famiglie e delle imprese, che «oggi è ben più grave di un anno fa». E conclude avvertendo che queste «dolorose constatazioni» determineranno «le scelte che tutti insieme assumeremo nei prossimi giorni». La decisione, in realtà, a questo punto sembra presa. 

Par di capire che l’ex primo ministro abbia adesso intenzione di rottamare tutta l’area che fa capo agli ex An, i quali sono accusati di aver impiombato le ali del Pdl. Ovviamente Ignazio La Russa e i suoi  camerati negano, sostenendo d’essere loro a volersene andare, in modo da risparmiarsi per lo meno l’onta di essere messi alla porta. Ma che se ne vadano o che siano costretti a farlo, poco importa:  ciò che conta è che gli uomini di Alleanza nazionale hanno già pronto il loro partito, che dovrebbe chiamarsi Centrodestra nazionale, sigla originariamente creata per sostenere Angelino Alfano alle primarie, ma già attrezzata per trasformarsi in scialuppa di salvataggio della corrente di destra del Popolo della libertà.

E mentre la barca missina si prepara a prendere il largo, sembra definitivamente affondata l’idea di mettere in mare una nuova Forza Italia. Un po’ perché costa troppo: bisognerebbe battezzarla con molti spot e creare una struttura apposita e i soldi per farlo non ci sono, in quanto i rimborsi elettorali del finanziamento pubblico sono nelle casse del Pdl e sono destinati a rimanervi perché appena sufficienti a saldare i conti. Un po’ perché i sondaggi  fin qui predisposti non sono di buon auspicio. Dividendo il Popolo della libertà e ritornando al passato, gli azzurri prenderebbero meno della casa madre da cui intendono separarsi. Insomma, la nascita di un nuovo partito non promette nulla di buono e dunque il Cavaliere sta cominciando a pensare di tenersi quello vecchio. Invece di andarsene lui, come detto, metterebbe alla porta tutti gli ex seguaci della Fiamma. 

Fin qui, i calcoli approntati in questi giorni, ai quali si somma un fattore esterno, quello che riguarda la delicata situazione processuale di Silvio Berlusconi, in particolare dopo la condanna a quattro anni per i diritti Mediaset e in vista di un’altra probabile sentenza negativa a proposito del processo Ruby.  Con  due carichi del genere sul gobbone, il Cavaliere potrebbe diventare incandidabile, soprattutto se Monti e il ministro della Giustizia andranno avanti con il progetto di escludere dalla competizione elettorale chi è stato condannato anche con sentenza non definitiva. Se così fosse, sul capo dell’ex primo ministro sarebbe sospesa una lama che rischierebbe di mozzare l’avventura del ritorno in campo.

Tutto ciò alimenta dubbi ed esitazioni, che raddoppiano di fronte alle incertezze del quadro elettorale, in cui i giochi sembrano fatti, con Bersani e Vendola ormai sopra il 40 per cento dei consensi. Ma  non si tiene in minimo conto  quel cinquanta per cento di elettori che ad oggi continua a non dire per chi voterà e se voterà. Ogni cosa potrebbe cambiare se la metà degli italiani che si dichiarano delusi fossero indotti a un ripensamento.

Già, ma chi oggi è in grado di provocare un ripensamento dei disillusi del centrodestra? Come detto, per ora la nebbia regna sovrana. Ma ad Arcore, ieri, c’è stata una schiarita...

[email protected]

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • FreeItaly

    06 Dicembre 2012 - 17:05

    a lasciare definitivamente la politica e a godersi una serena vecchiaia nelle sue ville all'estero. Quest'uomo (Berlusconi) è stato la disgrazia dell'Italia e del centrodestra.

    Report

    Rispondi

media