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L'editoriale

Ecco perché Monti dovrebbe lasciare il campo

La risposta di Maurizio Belpietro a Carlo Pelanda che chiede, invece, un passo indietro di Berlusconi

27 Dicembre 2012

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Caro professore, non so se ho una qualche possibilità di influire sulle decisioni di Silvio Berlusconi. Lo conosco da un certo numero di anni, tuttavia anche chi è più intimo di quanto io non sia credo che abbia poca o nessuna capacità di condizionarlo. Come ho già scritto, il Cavaliere sa sbagliare benissimo da solo e non c’è bisogno che qualcuno lo aiuti, soprattutto se il soccorso viene da gente del mio calibro, che nella vita ha maneggiato  la penna ma mai la cassa: neppure quella di un condominio, figurarsi quella di un Paese.

Sgombrato dunque il campo dalla  possibilità per me o altri di incidere sulla decisione della candidatura di Berlusconi alle prossime elezioni, voglio però rivelarle un piccolo segreto. Che a guidare il Pdl alla conquista di Palazzo Chigi sia il Cavaliere o qualcun altro per me è assolutamente ininfluente. Nel senso che non tifo per l’uno o per gli altri. A me importa zero che sia l’ex presidente del Consiglio a tentare di fermare la sinistra o che il suo posto sia preso da Mario Monti. Per quanto mi riguarda potrebbero esserci Antonio Martino come suggerisce lei  (se l’ex ministro della Difesa ci volesse stare io sposerei subito la sua proposta) oppure Luca Cordero di Montezemolo. O chiunque altro: fossero capaci di riunificare l’area dei moderati digerirei perfino due bocconi indigesti come Pier Ferdinando Casini o, peggio, Gianfranco Fini.

Come avrà capito, caro professore, il mio problema non è chi guida il centrodestra: io non conservo pregiudizi a favore di Berlusconi né covo risentimenti contro gli altri, anche se li reputo responsabili del mal funzionamento dei governi berlusconiani del passato. La questione, infatti, non è chi guida la coalizione, ma dove la guida. Non parlo ovviamente della vittoria, ma di ciò che viene dopo, quando si tratta di mettere in pratica quanto si è promesso agli elettori. Ho ascoltato con attenzione il programma del presidente del Consiglio uscente. A parte le polemiche contro il Cavaliere, il suo piano ha molti punti condivisibili. 

Il problema è che fino ad oggi Mario Monti ha fatto il contrario di quel che ha detto. Aveva promesso di tagliare la spesa pubblica e non solo non ha usato il machete ma neppure le forbici da estetista. Aveva giurato che non avrebbe fatto un passo indietro sulla riforma del lavoro e invece di fronte alla Cgil se l’è data a gambe levate, arrendendosi alla sinistra più conservatrice. L’ex rettore aveva anche assicurato che avrebbe liberalizzato i servizi, ma dall’acqua all’energia dopo un anno non c’è niente di libero. In compenso è riuscito a mettere l’Imu (che tagliando la spesa pubblica  si sarebbe potuta, e ancora si potrebbe, evitare), alzare l’Iva di un punto, far diminuire il contante, far fuggire i capitali all’estero e al contempo aumentare l’evasione, far salire la disoccupazione, far diminuire i consumi e provocare tutti gli altri guasti di cui scriviamo ogni giorno. Un tipo del genere può guidare un governo liberale e moderato? Per quel che mi riguarda sì, ma a patto che rinneghi le scelte dell’ultimo anno, impegnandosi, in caso di vittoria, a smontare le sue riforme e abolire le sue tasse.

Naturalmente so bene che non lo farà mai, perché che ci sia Berlusconi o un altro alla guida del Pdl, a Monti non importa un fico secco. Lui vuole l’alleanza con la sinistra, non con la destra. Il suo programma strizza l’occhio a Bersani e al Pd, per questo nel suo discorso ha difeso la patrimoniale sugli immobili e nella legge di stabilità ha introdotto una tassazione sui depositi, arrivando a pretendere 34 euro da chi ha una giacenza di 5 mila.

Caro prof., le sembra un programma liberale, da moderati, quello di chi mette le mani in tasca (uso questa formula anche se non piace all’ex rettore: lui gradisce le frasi un po’ tartufesche e le tasse le chiama contributo di solidarietà oppure prestito volontario dei cittadini onesti, anche se il prelievo non richiede il consenso dei medesimi) agli italiani e si appropria del denaro che questi hanno versato nel corso degli anni a prezzo di sacrifici? Lei sostiene che, Imu a parte, sul programma ci si può mettere d’accordo. Io non credo. 

Monti ha un piano che punta a cercare l’accordo con la sinistra, governando insieme a Bersani e Vendola con la benedizione delle cancellerie europee, in particolare di quella tedesca. Io penso che l’ammucchiata, seppur guidata da un tipo sobrio come l’ex commissario Ue, sarebbe una sciagura. Così come lo sarebbe se nell’area di centrodestra non ci fosse nessuno in campo ma si lasciasse libero il terreno di gioco al solo Monti. Con l’eloquenza che addormenta i serpenti e anche gli utenti della tv, il professore ci rimbambirebbe di parole, consegnandoci poi alla sinistra e alla Merkel, cioè al peggio,  per lo meno per noi italiani.

Visti i risultati della nostra economia nel 2012, controbatto al suo invito a Berlusconi tramite la mia persona con un’altra proposta. Perché non convince lei il capo del governo a farsi da parte,  rinunciando alle velleità politiche? Senza Monti non dico che staremmo meglio, però forse una qualche possibilità di vittoria del centrodestra ci sarebbe. Ma se lui resta in campo, Bersani può anche evitare di fare campagna elettorale. La divisione del centrodestra infatti è una storia che ha un solo epilogo: e cioè Bersani a Palazzo Chigi. In tal caso, auguri. Ma se succede saprete chi ringraziare.

di Maurizio Belpietro

 

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Commenti all'articolo

  • Liberopensatore1950

    04 Gennaio 2013 - 07:07

    Questa persona, già commissario europeo ed al corrente sin dal 1997 dell'evoluzione dell'economia, non solo non incise a livello europeo ma non guidò neppure in Italia i vari governi verso le soluzioni idonee ad assicurarsi un minimo di sicurezza economica futura, soprattutto in relazione al sistema welfare da rivedere. Il "nostro", iposto da Napolitano a seguito di accordi con USA e Germania, ha sempre ragionato come Europa, considerando l'Ilaia, un satellite. Ora, non pone l'Italia, anche in relazione all'Europa, ma l'Europa vuole e noi si deve obbedire! Dunque, potere germanico, banche d'affari, lobbyes, davvero un tecnoduce che non ci meritiamo.

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