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L'editoriale

Così Bersani si condanna a non governare

Pierluigi imbarca di tutto. Candida Vendola e l'ex direttore di Confindustria, controbilancia Ingroia con Grasso e Ichino con il prof Dell'Aringa. Così forse si vince, ma non si governa

11 Gennaio 2013

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di Maurizio Belpietro

Chiedo scusa ai lettori, ma devo fare ammenda: su Bersani mi ero sbagliato. All’inizio della sua segreteria lo avevo giudicato un gregario, un funzionario senza carisma che sarebbe rimasto per sempre ostaggio di D’Alema e compagni. Pier Luigi invece si è dimostrato più abile del previsto, soprattutto nel liberarsi dalle catene che lo tenevano al guinzaglio dei maggiorenti di partito. Altro che Renzi: il vero rottamatore è stato lui. Approfittando del giovanotto rompiscatole che fa il sindaco di Firenze, Bersani è riuscito a pensionare il leader Maximo, Veltroni  e un altro bel numero di capetti che gli giravano intorno. Per ora si è tenuto la Bindi, ma c’è da giurare che presto anche la pasionaria cattocomunista sarà neutralizzata, soprattutto se, come pare, dopo le elezioni si terrà il congresso del Pd e il segretario ne approfitterà per consegnare la guida del partito ai giovani turchi di cui si è circondato.

Il figlio del benzinaio di Bettola si è rivelato furbo non solo nell’usare primarie e parlamentarie per fare piazza pulita di chi gli faceva ombra, ma anche nelle alleanze. In vista delle elezioni ha mollato una zavorra come Di Pietro e non si è fatto sedurre dalla sirena Casini,  confermando l’intesa con Vendola e la Cgil. Perfino nella scelta delle persone da mettere in lista il compagno che non ama smacchiare i giaguari né tenere i tacchini sul tetto ha dimostrato una certa scaltrezza. Se da un lato ha per compagno di viaggio un governatore della Puglia che vuole mandare all’inferno i ricchi, dall’altro si è preso un ex direttore di Confindustria come Giampaolo Galli che la classe imprenditoriale la vuole mandare in paradiso. E per controbilanciare Ingroia, che si candida a intercettare tutti oltre ai  voti dei giustizialisti d’Italia, ha arruolato il numero uno della Direzione antimafia Piero Grasso.  Nella scelta degli uomini, il segretario sta rispondendo colpo su colpo agli avversari. Monti gli ha soffiato il giuslavorista Pietro Ichino poco amato dentro il Pd? E Pierluigi ci ha messo due secondi a rimpiazzarlo con Carlo Dell’Aringa. Per un professore della Statale di Milano che se ne va ecco arrivarne uno direttamente dalla Cattolica, ovviamente sempre del capoluogo lombardo.

Fin qui l’astuzia, che - a leggere i principali sondaggi - potrebbe perfino premiare il leader della sinistra con la vittoria e la conquista di Palazzo Chigi. Il problema però è a che cosa porta tutta questa abilità. Aver  spazzato via le vecchie cariatidi che risalivano all’epoca di Berlinguer e anche più in là per imbarcare qualche nome di talento o semplicemente d’effetto non aiuta a capire dove stiano andando il Partito democratico e il suo segretario. Anzi. Paradossalmente ciò che sta facendo Bersani complica lo sforzo di comprensione, perché dentro il Pd tra un po’ troveremo di tutto come al supermercato e ogni elettore - se vorrà - potrà prendere ciò che gli piace di più, trovando l’elemento che ne rassicuri la scelta. Ciò però non significa che avere come candidati un economista espressione della Cgil come Stefano Fassina e l’ex numero uno del sindacato dei padroni aiuti a governare. Al contrario è assai più probabile che renda quasi impossibile decidere da che parte andare. E quel che è certo, impedisce di far capire agli elettori che cosa farà il Partito democratico una volta a Palazzo Chigi. Confermerà la riforma delle pensioni voluta da Monti oppure la smonterà assecondando le idee di Vendola, Fassina e della Cgil? Varerà la patrimoniale come pretende l’ala più radicale oppure  ascolterà le tesi degli esponenti più ragionevoli e meno settari della sinistra? La riforma del mercato del lavoro seguirà le indicazioni della Cgil oppure quelle di Carlo Dell’Aringa e di Giampaolo Galli?

Insomma, la scelta dei candidati sembra fatta più per confondere le idee agli elettori che per chiarirle. Più per riuscire a guadagnare qualche voto che per riuscire poi a governare. Che cosa vuole fare Bersani? Quale programma metterebbe in pratica se riuscisse a diventare presidente del Consiglio alla testa di una coalizione di sinistra? Nessuno lo sa. Di certo non aiuta la lettura della carta d’intenti che si trova sul sito ufficiale del Pd, una serie di frasi generiche e banali tipo «Il nostro posto è in Europa. Noi collocheremo sempre più saldamente l'Italia nel cuore di un’Europa da ripensare su basi democratiche». Come dire che il Pd è per l’Europa, ma anche un po’ contro, in puro stile Veltroniano. E che forse oggi la Ue non è molto democratica e dunque bisogna ripensarla.

La verità è che Bersani nasconde le sue vere intenzioni, promettendo meno tasse per i redditi più bassi, finanziate con aliquote più pesanti per i ricchi. Egli sa bene che neppure tassando i più abbienti come ha fatto François Hollande riuscirebbe a trovare i soldi. Ma questo gli italiani lo scopriranno con il tempo. E con il tempo, chi avrà votato Pd (o Monti, che del Pd sarà la stampella) avrà modo di pentirsi.

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Commenti all'articolo

  • Dennis98

    11 Gennaio 2013 - 22:10

    E tutta la sera che cerco di postare ma nulla mi viene pubblicato....ovviamente da voi ce libertà da vendere ....sempre e solo in favore di uno ho informato le iene.......

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  • Dennis98

    11 Gennaio 2013 - 22:10

    E tutta la sera che cerco di postare ma nulla mi viene pubblicato....ovviamente da voi ce libertà da vendere ....sempre e solo in favore di uno ho informato le iene.......

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  • Dennis98

    11 Gennaio 2013 - 22:10

    E tutta la sera che cerco di postare ma nulla mi viene pubblicato....ovviamente da voi ce libertà da vendere ....sempre e solo in favore di uno ho informato le iene.......

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