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L'editoriale

Caro Alfano, se state con Renzi rischiate di finire schiacciati

1 Giugno 2014

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Caro ministro, manco a farlo apposta, ieri, mentre Libero usciva con un editoriale in cui la invitavo ad alzare il telefono e chiamare Berlusconi, lei in un’intervista su La Stampa proponeva una coalizione popolare che rimettesse insieme le anime di centrodestra. Qualcuno - anche dentro il suo partito - ha sospettato che si trattasse di un gioco delle parti o addirittura che io e lei ci fossimo parlati, concordando editoriale e intervista. Come lei ben sa, nulla di tutto ciò è avvenuto. Semplicemente, chiunque abbia dimestichezza con la politica non può faticare a capire quel che è successo domenica con il voto per le Europee, ma soprattutto credo possa comprendere ciò che sta per avvenire dopo il successo personale di Matteo Renzi. Per me, per i colleghi di Libero, ma da quel che capisco anche per lei, ciò che potrebbe accadere nel prossimo futuro è quasi scontato. Il presidente del Consiglio in poco tempo ha guadagnato un consenso enorme, portando il suo partito al 41 per cento, cioè ben sedici punti sopra rispetto a quanto raggiunse Pier Luigi Bersani poco più di un anno fa. Il premier sa benissimo che il trionfo è frutto di una serie di circostanze, prime tra tutte la debolezza dello schieramento moderato e la paura dell’elettorato di centrodestra a causa dell’avanzata di Grillo. A queste motivazioni poi si aggiungono quelle economiche e la voglia di credere in un futuro più roseo. Gli ottanta euro da questo punto di vista hanno aiutato e anche le rutilanti promesse annunciate nei mesi scorsi. Il successo rischia però di essere effimero se non viene consolidato e dunque, prima che la popolarità registri una caduta, Renzi ha bisogno di mettersi al riparo dai contraccolpi.


Temendo il riflusso di consensi, il presidente del Consiglio ha bisogno di assorbire nel Pd il centro e la sinistra più moderata, così da ampliare il suo bacino. E poi ha necessità di blindarsi con una legge elettorale che lo renda inamovibile, un senato che sia in mano sua o dei sindaci e dei governatori renziani e perfino di coprirsi le spalle con la conquista degli organi di garanzia, come ad esempio il Quirinale, la Corte costituzionale e così via. Se passano la legge elettorale, la riforma di Palazzo Madama e le poche altre mosse che il premier ha messo in campo (ad esempio lo spostamento della Ragioneria generale dello Stato sotto il controllo di Palazzo Chigi), per Renzi i prossimi vent’anni saranno una passeggiata. In lui sarebbe riassunto ogni potere e per l’Italia sarebbe l’inizio di una dittatura dolce, senza pesi e contrappesi, in cui un uomo solo al comando è in grado di avere pieni poteri. Esagerazioni? Provate a pensare come sarà composto il Senato della Repubblica nel caso si procedesse non all’elezione dei senatori ma alla nomina attraverso i sindaci o le Regioni. L’attuale opposizione non sarebbe rappresentata e tutti i membri di Palazzo Madama sarebbero del Pd, cioè alle dipendenze di Renzi. Così come lo sarebbero i deputati, i quali verrebbero messi in lista su decisione di Renzi. A Camere congiunte sempre Renzi deciderebbe il capo dello Stato. E lo stesso premier, per tramite del presidente da lui voluto, potrebbe influire sulle nomine della Corte costituzionale, l’organo cioè che dovrebbe vigilare sulla costituzionalità delle leggi.
Se passasse tutto ciò, non solo il ruolo del Nuovo centrodestra in un contesto del genere sarebbe marginale, ma presto l’Ncd verrebbe inghiottito da Renzi, svuotato del proprio ruolo e poi abbandonato, perché è evidente che un leader alla guida di un partito che ha la maggioranza non ha alcun interesse a trattare con una minoranza. Dunque, se non vuole essere la prossima vittima di Renzi (le prime sono state Scelta civica e Sel, che infatti rischia una scissione), il suo partito ha una sola possibilità, ossia cercare di ricostruire un’area moderata, rinsaldando i legami con Forza Italia e gli altri gruppi di centrodestra. So che l’operazione non è delle più facili, in quanto Silvio Berlusconi è una personalità ingombrante, abituato a decidere da solo e non sempre pronto ad ascoltare. Ma se si vuole evitare di essere investiti dalla gioiosa macchina da guerra renziana non c’è altra via.
<CS10.5>Intendiamoci: io non suggerisco né la resa né un ritorno da figliol prodigo. Dico solo che alla ricostruzione del centrodestra devono partecipare tutti, lei compreso, e che questa ricostruzione non può partire che da un nuovo programma (alcuni degli argomenti li abbiamo enunciati sulle nostre pagine) e da nuove facce. In questi giorni stiamo pubblicando i nomi e i volti di giovani di centrodestra che hanno voglia di impegnarsi. Si tratta di professionisti, amministratori, professori, semplici volontari che danno il segno di un’area politica fresca e vivace. Perché il cambiamento non c’è solo a sinistra, con Renzi e i suoi boys. Ci può essere anche fra i moderati. Basta volerlo e basta soprattutto aprire le porte per far entrare aria nuova. Silvio Berlusconi ha spesso criticato la struttura burocratica del suo partito, giudicandola chiusa e troppo gelosa del proprio potere. Bene: ora ha l’occasione di voltare pagina. Non c’è bisogno di rottamare nessuno, basta lasciar crescere chi lo desidera. Onore al merito e alla voglia di fare. Due comandamenti del buon liberale.


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Commenti all'articolo

  • fausta73

    02 Giugno 2014 - 14:02

    per il momento bisogna essere responsabili e dimostrare che si ha a cuore l'italia e i problemi degli italiani,.Nello stesso tempo bisogna preparare un partito unito, con un programma preciso e quando si andrà a elezioni l'elettore deciderà.

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  • Amedeo2014

    02 Giugno 2014 - 10:10

    Angelino è tutto ok, prepara le bombole che Gianfaranco ti aspetta per le immersioni a Orbetello

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  • frankie stein

    02 Giugno 2014 - 09:09

    Cosa non si implora ai quattro venti per salvare Silvio, vero Direttore...?

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