Cerca

L'editoriale

Finalmente Giorgio se ne va: lascia un Paese in ginocchio

14 Gennaio 2015

17

Oggi è il gran giorno, finalmente se ne va. Sì, Giorgio Napolitano dovrebbe firmare questa mattina la lettera di dimissioni. I saluti li ha già fatti, agli italiani il 31 dicembre, ai dipendenti del Quirinale ieri. Addio presidente, lei non ci mancherà per una serie di motivi, il principale dei quali consiste nel fatto che lei lascia un’Italia più povera e debole di quella che ha trovato. Certo, il declino del Paese non è tutta colpa sua, ma diciamo che è anche colpa sua, perché, soprattutto negli ultimi tre anni, lei ci ha messo del suo, contribuendo a nominare governi che ai guai che l’Italia già aveva ne hanno aggiunti altri, alcuni dei quali non facilmente risolvibili. Se siamo in recessione, lo dobbiamo in gran parte alla sfiducia e alle tasse che gli esecutivi da lei tenuti a battesimo hanno imposto agli italiani e questo fardello non solo ce lo porteremo sulle spalle a lungo, ma sarà difficile dimenticarlo anche quando le cose - come ci auguriamo - andranno meglio. (...)

Clicca qui, acquista una copia di Libero e leggi l'editoriale di Maurizio Belpietro

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • giovannibrambilla33

    15 Gennaio 2015 - 06:06

    Non ne sentirò la mancanza, però poteva portarsi dietro anche Renzi!

    Report

    Rispondi

  • rendagio

    14 Gennaio 2015 - 23:11

    non per esser cattivi, ma quell´individuo , squallido comunista (ungheria 1956) spero muoia presto, affinche si possa risparmiare altri soldi sulla sua inutile esirtenza , amen.

    Report

    Rispondi

    • scorpius511

      16 Gennaio 2015 - 12:12

      Secondo me le varie pensioni che ora percepisce se le prenderanno i parenti vari nei secoli dei secoli.

      Report

      Rispondi

  • krufra

    14 Gennaio 2015 - 22:10

    Dicono che il pesce inizi a marcire dalla testa, e il prossimo difficilmente sarà migliore, chiunque scelgano non ne possono trovare uno onesto. Il guaio è che poi anche tutto il resto ormai è marcio. Dove sono i giovani che potrebbero cambiare qualcosa dopo questo mezzo secolo di schifezze?

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

media