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L'editoriale

Terrorismo, la minaccia è vicina e il governo non sa che fare

Bisogna riconoscere che in materia di terrorismo e immigrazione il governo ha le idee chiare. Giovedì a Londra, durante una riunione sul tema, il ministro degli Esteri ha dichiarato che esiste il rischio di infiltrazioni, salvo poi correggere il tiro appena si sono registrate le prime reazioni delle forze politiche da sempre sensibili all'argomento, Lega e Forza Italia in testa. Ieri, il ministro dell’Interno, interpellato circa la possibilità che tra i profughi si nasconda qualche integralista islamico pronto a compiere attentati sul nostro territorio, ha invece negato il pericolo, salvo poi precisare che in linea teorica nulla si può escludere.
Un tempo, per dire che durante un’indagine gli inquirenti non avevano in mano nulla di nulla, si scriveva che la polizia brancolava nel buio. Oggi riguardo ai fatti noti del terrorismo di origine musulmana siamo costretti a scrivere che il governo brancola nella confusione, dice e si contraddice. Che a Palazzo Chigi non abbiano ben chiaro in quale direzione andare lo dimostra pure il continuo rinvio delle misure da prendere per garantire la sicurezza degli italiani. Mentre dopo la strage di Parigi, altri Paesi hanno varato in tutta fretta una serie di provvedimenti che consentano maggiori controlli anche rinunciando ad alcune garanzie (sull’esempio di quanto fecero gli Stati Uniti dopo l’11 settembre del 2001), da noi si procede di rinvio in rinvio.


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