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L'editoriale

Così facciamo entrare i terroristi

25 Gennaio 2015

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Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni non è un uomo particolarmente noto per il coraggio, prova ne sia che in oltre sessant’anni, quattordici dei quali trascorsi in Parlamento, fino a ieri nessuno si era mai accorto di lui. Inspiegabilmente, qualche giorno fa, il numero uno della Farnesina ha però dimostrato di avere fegato, dichiarando pubblicamente che tra i profughi in arrivo in Italia si possono nascondere anche dei terroristi islamici. Nulla di sconvolgente, almeno per noi che da tempo segnaliamo il pericolo, ma qualcosa di rivoluzionario per un ministro appartenente ad un governo che ha deciso di mettere la sordina ai rischi di infiltrazioni degli integralisti. Infatti, dopo aver dichiarato ciò che è ovvio e cioè che l'Italia non è in grado di controllare che intenzioni abbiano le persone giunte sulle nostre coste, Gentiloni si è subito pentito, rimangiandosi ciò che aveva appena detto e assicurando che chi sbarca nel nostro Paese non è pericoloso e dunque non c’è motivo di allarmarsi. Dichiarazioni alla camomilla che fanno il paio con quelle degli inquirenti incaricati di occuparsi della rivolta nel carcere di Padova. (...)

 

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