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L'editoriale

Matteo si consegna ai nemici

29 Gennaio 2015

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Il patto del Nazareno non è fatto di documenti, clausole, penali e relative firme di sottoscrizione. È un accordo sulla parola, stipulato tra i leader dei due maggiori partiti italiani, i quali, quando lo concepirono, avevano come obiettivo comune la volontà di sbloccare la situazione politica. Renzi e Berlusconi concordarono sulla necessità di varare una legge elettorale che assegnasse all’uno o all’altro la certezza di poter governare una volta vinte le elezioni e, allo stesso tempo, le riforme costituzionali di cui il Paese aveva bisogno. La stretta di mano tra i due includeva anche la promessa di eleggere di comune accordo il presidente della Repubblica una volta che la casella si fosse liberata. Probabilmente il patto non fu stretto dichiarando chi avrebbe sostituito Giorgio Napolitano, ma alla lacuna credo che si sia posto rimedio prima di Natale, quando ormai fu certo che il capo dello Stato avrebbe rassegnato le dimissioni. Posso sbagliarmi, ma credo che prima del 31 dicembre il premier e il Cavaliere avessero raggiunto un’intesa sul nome di Giuliano Amato, uomo di sinistra ma non troppo e dunque gradito all’uno e all’altro.
Nonostante i molti cambiamenti apportati alla legge elettorale e nonostante nelle ultime settimane Renzi abbia chiesto di attribuire il premio di maggioranza al partito e non alla coalizione, garantendosi così una facile vittoria in caso di scioglimento anticipato delle Camere, Silvio Berlusconi ha tenuto fede alla parola data, anche a prezzo di spaccare il proprio partito. (...)

 

 

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Commenti all'articolo

  • doberman

    29 Gennaio 2015 - 08:08

    Ha la lingua ma non ha il fegato .

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