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L'editoriale

Che incubo l'Italia dei pm e della sinistra

Senza il paravento di Berlusconi, che con lo scandalo senese non c'entra nulla, emerge il dramma del Paese. La giustizia è in balìa di magistrati senza controllo e politicizzati e il Pd soccombe vittima delle sue stesse campagne giustizialiste

2 Febbraio 2013

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di Maurizio Belpietro

Ho fatto un sogno: Berlusconi era improvvisamente scomparso. Con un colpo di bacchetta magica con lui era stato fatto sparire tutto il centrodestra. Cancellati dalla faccia della terra Verdini, Gasparri, La Russa, Carfagna, Gelmini, prime, seconde e anche terze file del Pdl, di Fratelli d’Italia, della Destra e dell’universo riconducibile al Cavaliere. Epperò i problemi dell’Italia erano tutti lì come prima, anzi, se possibile, peggiorati. La giustizia continuava a fare schifo e, tolto di mezzo Berlusconi e i suoi processi, si vedeva senza più camuffamenti quel che si sapeva da tempo e per calcolo politico si rinunciava a dire: i magistrati non rispondevano a niente e nessuno, di sicuro non al codice, ma soltanto al proprio ego e alle proprie ambizioni di carriera personale o politica. Per raggiungere gli obiettivi alcuni pm inseguivano le inchieste più eclatanti, non esitando ad agguantarle anche quando era evidente l’incompetenza territoriale o l’insussistenza dei più semplici elementi per aprire l’inchiesta. Pur di finire in prima pagina non si facevano scrupolo di nulla, neppure di avviare le indagini più strampalate a carico del capo del governo. Sostenuti da alcuni giornali questi interventi a gamba tesa nella complicata situazione politica suscitavano   grande clamore e discussioni, per poi finire liquidati in poche righe al momento dell’archiviazione. 

Le ambizioni delle toghe finivano spesso in clamorose risse fra gli stessi pm, i quali avendo tutti beccato nello stesso pollaio, quello della lotta alla mafia, si marcavano stretto l’uno con l’altro e ognuno voleva apparire più eroe dell’altro, il vero paladino dei deboli e degli oppressi, l’unico erede dei martiri dei magistrati che nel passato erano caduti vittime delle cosche.  Risultato: non si capiva più niente, se non che la giustizia era in mano a bande armate di presunzione e egocentrismo e i processi ordinari, quelli che interessano la gente comune e non hanno vip tra gli indagati, non interessavano a nessuno e nessuno appunto se ne curava. 

Nel sogno poi vedevo il principale partito della sinistra annaspare in mezzo a un mare di Nutella, vittima delle proprie campagne giustizialiste contro la casta e punito nei sondaggi a un passo dalla vittoria. Non c’era la macchina del fango – anche quella era stata cancellata con un colpo di bacchetta magica – c’era solo la macchina della Nutella, nella cui crema affondavano carriere politiche un tempo onorate e rispettate. Un vortice di pasta spalmabile avvolgeva tutta la gioiosa macchina da guerra del segretario-benzinaio, inghiottendo affaristi, banchieri, politici democratici e stalinisti. Conti esteri, carriere politiche perseguite con lucida determinazione a forza di clientele e posti pubblici, bandiere rosse, chiacchiere sulla solidarietà e il bene comune, annunci di superiorità morale e di inferiorità economica: tutto veniva trascinato via in un gorgo color marrone. 

L’immaginazione continuava a galoppare e a un tratto è spuntato un ex professore, un signore molto sobrio e grigio, di poche e sempre misurate parole, uno che vantava un curriculum cattedratico lungo un chilometro e che parlava solo ex cattedra. Il docente in pensione, dopo aver detto di essere di passaggio e di voler solo ridurre la pensione degli altri, ci prendeva gusto a governare con le chiacchiere e non la smetteva più di parlare e di raccontare favole. Da parco che era nelle promesse, il cattedratico sceso dalla cattedra, giurava di essere capace di fare ogni genere di miracolo, assicurando di poter ridurre l’Imu un secondo dopo aver vinto le elezioni, di tagliare l’Irpef e l’Irap un minuto dopo, di essere l’unico in grado di scongiurare altre tasse, dimenticando però che nell’ultimo anno era stato il solo a metterne e anche tante. Essendosi affezionato alla poltrona e sentendosi un po’ come Gesù che camminava sugli incarichi di governo, il professore avvicinò a sé anche i bambini e poco ci mancò che, rovesciando le parole di Giovanni XXIII, dicesse: andate a casa e dite ai vostri genitori che il Papa vi ha dato una carezza per loro. E aggiungete che se vogliono farvi crescere sani e belli devono votare per me alle prossime elezioni.

Le parole del bocconiano, che erano meccaniche come quelle di un robot, devono però avermi fatto sobbalzare e sul più bello del sogno mi sono svegliato. Naturalmente niente di quello che avevo immaginato mentre dormivo era vero. 

A Trani la procura aveva indagato cinque o sei banche, tre o quattro governi, e uno o due capi di stato, ma tutto nella regola e nel rispetto della procedura. Boccassini, Ingroia, Grasso se le davano di santa ragione, ma solo per divergenze nell’interpretazione di un comma del codice penale, mica per altro. 

Il Pd invece aveva le Mani pulite di Nutella e se le era lavate in un secchio riempito con una bottiglia di Magnum di Franciacorta cuvée prestige. Quanto poi ai loschi intrecci tra il partito della sinistra e gli spregiudicati banchieri che avevano sepolto la più antica banca d’Italia e anni di superiorità morale, trascinando il Pd nell’inferiorità normale, non era vero niente. Era un effetto ottico, una distorsione ipnotica, subito corretta dalla lettura di giornali indipendenti e dagli atti di una magistratura ancor più indipendente.

Neppure il bocconiano che si credeva Gesù era vero: ce n’era uno che si credeva il capo del governo e parlava ai bambini, ma solo perché era un benefattore delle banche e voleva che i giovanotti venissero a lui e, una volta cresciuti, si fidassero degli istituti di credito e riversassero senza temere i pochi risparmi che lo stato avrebbe lasciato loro: lo sportello avrebbe così potuto impiegare il denaro per raffinati investimenti in derivati e avrebbe arricchito politici e speculatori. Tanto poi, per ripianare ogni cosa, sarebbero stati usati soldi pubblici.

Insomma, una volta svegliato mi sono reso conto che si era trattato solo di un’allucinazione. Tutto era al suo posto, come lo avevo lasciato quando avevo preso sonno. 

Anche Berlusconi e il centrodestra. 

E così ho tirato un sospiro di sollievo, pensando che il Cavaliere e i suoi non erano perfetti, ma gli altri…

 

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Commenti all'articolo

  • lui41

    15 Febbraio 2013 - 11:11

    Caro direttore, la prego non metta sullo stesso piano i PM e la sinistra perché se ci sono questi PM lo dobbiamo proprio a questa sinistra becera che è la vera rovina d’Italia. Questi “sinistri” hanno sempre impedito e impediscono la nascita nel nostro paese di una socialdemocrazia di stampo occidentale con conseguenze devastanti per la governabilità.

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  • allianz

    allianz

    13 Febbraio 2013 - 10:10

    La giustizia,in mano ai rossi,costituisce una delle colonne fondamentali su cui si regge l'apparato comunista.

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  • veneziana49

    02 Febbraio 2013 - 13:01

    Uno Stato in cui non vi sono regole serie e rispettate dalla magistratura NON E' UN PAESE CIVILE! E visto che i magistrati sono tutti in politica la "giustizia" in mano di chi è?

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