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L'editoriale

Ecco chi ringraziare se abbiamo i tagliagola alle porte

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Sembra passato un secolo, invece sono trascorsi quattro anni e, nonostante le pagine dei giornali dell’epoca si siano un po’ ingiallite, le dichiarazioni sull’intervento militare in Libia stanno scritte lì, nero su bianco ed è impossibile rimuoverle. Frasi nette, sicure come la traiettoria di un colpo di fucile, ma purtroppo sparate a casaccio, nella presunzione di conoscere ciò che stava accadendo, mentre invece i presunti esperti non conoscevano quasi nulla di ciò che si stava mettendo in movimento. Era l’inverno del 2011, ma nonostante fossimo appena a febbraio, per commentatori e politici era già primavera e che primavera, niente po’ po’ di meno che quella araba. Le folle si rivoltavano ai dittatori in Egitto e anche in Tunisia ed onorevoli e giornalisti applaudivano spellandosi le mani, salutando il cambiamento, la democrazia, il trionfo della civiltà. Bisogna rileggerle quelle frasi, perché dimostrano la miopia di chi da tempo si è eretto a guida del Paese, ad autorità morale e politica in grado di indicare la direzione di marcia degli italiani. All’epoca c’era chi invitava alla prudenza, suggerendo di non abbattere regimi che pur non avendo fatto del rispetto dei diritti umani il loro dogma per lo meno avevano evitato la deriva verso l’integralismo. Gli «esperti» liquidavano le esortazioni alla cautela con fastidio, spiegando in particolare per quel che riguarda la Libia che il pericolo non esisteva, in quanto da quelle parti i tagliagole islamici non c’erano, perché a dominare erano le tribù. Uno come Romano Prodi, che a Gheddafi non aveva baciato l’anello ma quasi, scambiando la bufera che si stava preparando per un refolo suggeriva addirittura di legare i paesi della Primavera araba all’Europa, non per annetterli al Vecchio continente ma per farci affari.

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Commenti all'articolo

  • mikilibero

    17 Febbraio 2015 - 19:07

    Prodi ha contrubito alla costruzione di Eurabia ed al finanziamento con fondi europei di testi antisemiti in uso nelle scuole palestinesi.

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  • campenni.mario

    17 Febbraio 2015 - 13:01

    Noi spariamo raffiche di stronzate, i musulmani sparano raffiche di kalashnikov e tagliano gole, la storia secolare insegna che dialogare con fanatici invasati islamici è impossibile , urge accantonare le nostre ipocrisie , l'ONU e tutto il resto e poiché L'hanno dimenticato far vedere che siamo "peggio di loro ",bisogna scrivere una brutta (?) pagina di storia altrimenti convertiamoci.

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  • doberman

    17 Febbraio 2015 - 11:11

    A parte la solita ipocrisia che regna a sinistra , ma in quale Europa unita viviamo ? A poche centinaia di chilometri dalle coste italiane , c'è un paese che pian piano sta cadendo nelle mani di quella gente che continua a minacciare l'Italia e non solo , gli stati membri Europei fanno finta di niente come se l'attuale situazione della L'ibia fosse meno grave di quella ai tempi di Gheddafi.

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