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L'editoriale

Nel pollaio delle libertà fa festa soltanto quella volpe di Matteo

25 Febbraio 2015

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Nel pollaio delle libertà fa festa soltanto quella volpe di Matteo

Comincio a non poterne più del pollaio di centrodestra. Gli elettori sono in fuga e invece di preoccuparsi dell’esodo, i galletti continuano a beccarsi senza sosta, con il risultato che anche i pochi ancora disposti a votarli sono frastornati. L’ultima baruffa è quella scoppiata nel cortile della Lega, un partito che un anno fa immaginavo sarebbe morto, travolto dalle miserie in cui erano incappati i vertici, da Bossi in giù, ma che Matteo Salvini grazie a una azzeccata serie di idee è riuscito a rianimare. Bene, anzi, male. Neanche il tempo di resuscitare il Carroccio e portarlo dove mai era stato, cioè intorno al 15 per cento, ed ecco che capi e capetti cominciano a suonarsele di santa ragione. Tutto in vista delle elezioni regionali del Veneto, dove i due galli nel pollaio sono il governatore uscente Luca Zaia e il sindaco di Verona Flavio Tosi. Non so chi abbia cominciato per primo, probabilmente il secondo, che da quando ha perso la battaglia per la guida della Lega è in cerca di un ruolo. Tosi ha iniziato a contestare la linea di Salvini, sperando di recuperare il vecchio ardore padano o di aggregare nuovi sostenitori.

Una linea che ha ottenuto risultati scarsi e che ora con la possibile rielezione di Zaia, l’altro colonnello veneto in camicia verde, rischia di rendere ancora più marginale il sindaco. Il quale, messo un po’ con le spalle al muro, non ha voglia di finire la carriera politica e dunque approfitta delle sparate di Salvini contro l’Ncd per mettersi in mezzo, pronto se del caso ad allearsi con il Nuovo centrodestra (e dunque con Forza Italia) per correre contro Zaia. Risultato, fra i due galli rischia di godere la gallina, nella fattispecie Alessandra Moretti, candidata renziana che oggi starebbe a 18 punti di distanza dal governatore uscente, ma se il fronte del centrodestra si spaccasse potrebbe anche farcela.

La bega padana, anzi veneta, potrebbe dunque concludersi con lo straordinario risultato di perdere anche una delle ultime Regioni amministrate dal centrodestra, regalando al Pd un successo insperato. Non di meno si rischia in Campania, dove già la partita si presenta complessa, ma se Ncd e Forza Italia viaggiano separati, come Salvini pretende per non rompere in Veneto, la sconfitta è assicurata. Perché il leader leghista insista per rompere con il Nuovo centrodestra quando in Veneto e in Lombardia oggi il Carroccio e il partito di Alfano stanno insieme è un mistero. Certo, non mi sfugge che il ministro dell’Interno, per la questione degli immigrati è nel mirino della Lega, ciò nonostante se per sparargli addosso si finisce per ammazzare anche quel poco che rimane da amministrare all’ex Polo delle libertà, è meglio chiudere bottega e consegnare subito le chiavi dell'Italia a Renzi, così non si spendono soldi e tempo con le elezioni. Intendiamoci, il pollaio non è in subbuglio solo per colpa della Lega: sono mesi che dentro Forza Italia se le suonano. Dopo l’uscita di Alfano e dei suoi, Raffaele Fitto si è messo in testa di piegare Silvio Berlusconi e di fare piazza pulita del cerchio magico che lo circonda. Da alleato di Denis Verdini (contro Alfano), si è trasformato in nemico di Verdini, considerandolo a ragione il gran ciambellano del patto del Nazareno, cioè di una linea politica che è stata sconfessata dallo stesso Cavaliere con lo strappo sul presidente della Repubblica.

Registrata la sconfitta della strategia di un solo piede in due scarpe (all’opposizione del governo, ma in maggioranza con le riforme), Fitto vuole la resa dei conti e zitto zitto ha messo insieme un gruppetto di onorevoli quasi tutti del Sud. Li ha chiamati ricostruttori, ma per ora più della ricostruzione, di Forza Italia si vedono solo le macerie. Con il Cavaliere ancora ai servizi sociali e con un processo Ruby ter che rischia di lasciarcelo anche dopo l’8 marzo, il partito è dilaniato dalle guerre intestine, senza una struttura che chiarisca quale sia la strategia e soprattutto dove conduca. Siamo al tutti contro tutti mentre rischia di non rimanere nessun elettore. Dire che chi votava Forza Italia è disorientato e deluso è dir poco. Non c’è italiano moderato che non lo pensi e che soprattutto non si domandi che cosa ne sarà del centrodestra se domani si andasse alle elezioni. Qual è il programma, quali i candidati, quale la linea alternativa al bullo di Firenze? Personalmente a nessuna di queste domande so dare risposta, perché nell’ultimo anno più che di come salvare l’Italia si è parlato di come salvare Forza Italia. Di questo passo, quando la guerra sarà conclusa, non resterà niente e ci vorranno anni per ricostruire qualcosa.
È infatti così difficile capire che mentre i galletti nel pollaio si beccano, la volpe-Renzi si sta mangiando tutto? Mah…

di Maurizio Belpietro

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Commenti all'articolo

  • lucavelasco

    01 Marzo 2015 - 10:10

    L'Italia è un paese a socialismo reale. La cultura è statalista, fiscalista e manettara. Kompagni e kamerati l'hanno sempre pensata allo stesso modo e se le son sempre date come tutti i fratelli fanno. Lo Stato è uno solo e gli schieramenti son due. Fascisti e comunisti. Che B. sia sopravvissuto per 20 anni è un suo miracolo. La destra non esiste, inutIle cercarla.

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  • allianz

    allianz

    26 Febbraio 2015 - 22:10

    In Veneto NON siamo scemi.Tosi ha tradito?Si allea con il partito del Dentone?Lo bastoneremo sonoramente alle urne.La Moretti non canti vittoria troppo presto.Di legnate ce ne sono anche per lei.Zaia vada tranquillo.iL P.C.I./PDS/DS/PD da queste parti NON attecchisce.I giornali scrivano quello che vogliono.Tutto fa titolo per vendere copie.E noi dei giornali ce ne sbattiamo allegramente le palle.

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  • frankie stein

    26 Febbraio 2015 - 15:03

    I chicchirichì più afoni, quelli che non fanno giorno, da quando il gallo cedrone non li sovrasta. In compenso aumentano gli squittii...Sai , la nave affonda...la musica è cambiata, neanche per ballare. Ahò quanti proverbi!

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