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L'editoriale

Renzi cambia la Rai : da servizio pubblico a servizio privato (il suo)

29 Marzo 2015

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Venerdì il consiglio dei ministri ha varato la riforma della Rai. Grazie al cielo, come molte delle riforme del governo Renzi, per ora si tratta di una riforma solo annunciata, perché nei fatti prima che diventi realtà ci vorrà del tempo e soprattutto si dovranno passare le forche caudine del Parlamento. Il quale, su lavoro o legge elettorale, finge di opporsi al presidente del Consiglio, assecondandone al momento del voto ogni desiderio, ma sulla tv pubblica, ossia sull’unico strumento attraverso cui molti onorevoli danno prova di esistere, c’è da giurare che si scatenerà una battaglia e non delle più facili.

Ciò detto, e in attesa di registrare le lotte intorno a mamma Rai, vorremmo soffermarci su un paio di dichiarazioni con cui il premier ha presentato agli italiani la riforma.
La prima riguarda il taglio del cordone ombelicale che lega viale Mazzini ai partiti. Secondo Renzi, cambiando le regole di nomina del consiglio di amministrazione della società, per la prima volta si interromperebbe il rapporto tra tv e politica. In realtà ciò non è assolutamente vero, ma anzi la dipendenza - sarebbe meglio parlare di sudditanza - della Rai nei confronti di chi comanda il  Paese si rafforza.

 

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