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L'editoriale

Un sistema sCOOPpiato: i vantaggi fiscali non hanno più senso

1 Aprile 2015

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Alcune note a margine della vicenda che ha visto il sindaco Pd di Ischia finire in galera. Lo accusano di aver preso mazzette dalla cooperativa che eseguì i lavori per la metanizzazione dell'isola. Fin qui niente di straordinario: è ciò che capita spesso - anche tra i progressisti - quando ci sono di mezzo opere pubbliche e dunque i soldi dei contribuenti. Siccome chi paga sono appunto gli italiani, le imprese pagano con generosità, assecondando ogni desiderio di politici e funzionari. Siamo alla solita corruzione. Ciò che è meno solito è il susseguirsi di inchieste che vedono al centro le cooperative. Cambiano i nomi, cambiano i vertici, ma il sistema è lo stesso. Le coop, ossia delle società che dovrebbero ispirarsi a criteri etici e di solidarietà fra i lavoratori, in realtà si comportano come qualsiasi impresa, anzi peggio di qualsiasi impresa, usando metodi spicci e spregiudicati degni di una gang e soprattutto "oliando" a suon di tangenti la pubblica amministrazione. Già alcune cooperative sono un'anomalia, perché pur essendo colossi in grado di fare concorrenza a primarie ditte private godono di una fiscalità di vantaggio, che consente loro di risparmiare su tasse e contributi.

Ma visto che oltre a comportarsi come qualsiasi azienda del settore, si muovono anche come i più disinvolti corruttori, la cosa si fa insopportabile. Eppure, da Mafia capitale al Mose si capisce che queste coop sono abituate a ottenere gli appalti pubblici ad ogni costo, anche violando la legge. Ha senso dunque favorirle abbassando solo a loro le imposte? Non si distorce il mercato più di quanto già non lo distorcano le bustarelle? Altro che sostenere la necessità di rivedere il sistema degli appalti, come l'altro ieri ha dichiarato il presidente di Lega Coop Mauro Lusetti, qui bisogna rivedere il sistema delle coop, soprattutto di quelle collaterali alla politica, che, guarda caso, sono di sinistra.

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