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L'editoriale

Il "Paese islamico" di Erdogan rischia di esploderci in faccia

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C’è stato un tempo non molto lontano in cui la Turchia ha bussato alla porta dell’Europa. Non so se sia stato giusto non aprire quella porta. Forse sì, visto ciò che sta succedendo. O forse, aprendola, avremmo strappato quel Paese alla deriva fondamentalista di questi anni. Sta di fatto che, dentro o fuori dall’Europa, la Turchia è un problema. Non solo perché è diventata il punto di accesso - ma, ahinoi, anche di uscita - dei terroristi dell’Isis, ma perché da suoi porti partono molti dei profughi siriani che poi ritroviamo sulle nostre coste.
Naturalmente si può continuare a fare finta di niente, come si è fatto finora, consolandoci all’idea che gli abitanti di Ankara o di Smirne non siano cittadini europei. Ma purtroppo ciò che sta accadendo in Turchia ci riguarda, e da molto vicino. Non solo perché l’altro ieri a Mestre è stato arrestato un cittadino turco che pare fosse in collegamento con il gruppo che, non più di una settimana fa, ha assaltato il tribunale di Istanbul, uccidendo un giudice preso in ostaggio. Ma perché ormai la repubblica fondata da Mustafa Kemal Atatürk è una polveriera che rischia di esplodere e con gravi conseguenze per l’intera Europa.

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