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L'editoriale

No Expo, black bloc e violenti: basta cortei nelle città

3 Maggio 2015

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Che senso ha stupirsi per ciò che è accaduto a Milano? Era tutto ampiamente previsto, tutto assolutamente scontato. E non solo perché i giudici avevano rimesso in libertà, quasi con le loro scuse, i giovani fermati con mazze, bastoni, benzina e kit per fabbricare bottiglie molotov. E nemmeno perché si sapeva che alcune centinaia di «bravi ragazzi» si erano dati appuntamento nel capoluogo lombardo con l’intenzione di metterlo a ferro e fuoco. Ma perché da tempo ogni manifestazione di protesta che veda la partecipazione dell’«internazionale del casino» finisce come è finita a Milano. Chi oggi - politici, editorialisti, vertici istituzionali - fa a gara a indignarsi, non si è accorto di ciò che è successo nel corso degli anni, diciamo dal G8 di Genova in poi? Dove erano quando, con la loro complicità e il loro silenzio, c’era chi provvedeva a legare le mani alla polizia, impedendo di fatto alle forze dell’ordine di intervenire contro chi scatena il caos? Ma gli sdegnati speciali che oggi attaccano gli agenti e i loro capi (come li attaccarono accusandoli di manifesta impotenza quando gli hooligans olandesi bivaccarono in piazza di Spagna rovinando la Barcaccia) non hanno visto che ormai i poliziotti e i loro colleghi sono puniti più dei vandali che saccheggiano i nostri centri storici, ai quali, invece, se rimangono vittime degli scontri vengono dedicate piazze e perfino aule del Parlamento? Lo sanno i nostri difensori a tempo perso della legalità che quando fermano un sospetto, le pattuglie si raccomandano al cielo, sperando che tutto vada bene, che il tipo non si ribelli, soprattutto che non li denunci? 

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