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L'editoriale

Terrorista o clandestino, dovevamo cacciarlo. Invece lo tenevamo a scuola

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Io non so se Abdel Majid Touil, il marocchino arrestato l’altro ieri a Milano con l’accusa di aver partecipato alla strage nel museo di Tunisi, sia davvero un complice dei terroristi o se al contrario sia vittima di un errore commesso dagli inquirenti tunisini. Tuttavia, che sia un delinquente o un innocente, una cosa è certa: non doveva essere a Milano. Come è noto, perché giornali e tv ne hanno parlato, il giovane arrivò in Sicilia tra il 15 e il 16 febbraio, ripescato in mare e sbarcato a Porto Empedocle. Con sé non aveva documenti e fornì un’identità falsa e per questo, una volta chiaro che non fosse un profugo ma semplicemente un clandestino, la Questura lo aveva rimbalzato, dandogli foglio di via per tornare a casa.

Probabilmente Abdel quel 17 febbraio avrà appallottolato l’ordine di espulsione, gettandolo in un cestino. Il valore del foglio di carta infatti è inesistente se non c’è chi lo fa applicare. E infatti il 22enne marocchino, dopo aver ricevuto l’invito ad andarsene, ha preso un treno e se ne è venuto a Milano,  nei cui paraggi abitano i familiari. A fare che? Per far perdere le proprie tracce o per organizzare qualcosa di illegale? Nessuno lo può sostenere e per il momento siamo fermi a due fatti: le accuse della magistratura tunisina contro di lui e le testimonianze che il 18 marzo, giorno della strage al museo, lo collocano a Gaggiano e non a Tunisi. Che faceva dunque in Lombardia?

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