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L'editoriale di Maurizio Belpietro

Matteo non trova più i due forni. Ecco perché può perdere tutto

3 Giugno 2015

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Indossata la mimetica - facendo arrabbiare chi ha perso un figlio che la divisa non la indossava per gioco ma per difendere il nostro Paese - Matteo Renzi pare deciso a dar battaglia contro la minoranza interna del Pd. I giornali di ieri traboccavano infatti di frasi guerresche. Per sintetizzare lo stato d’animo del presidente del Consiglio dopo la sconfitta elettorale, i principali quotidiani scrivevano di una prossima resa dei conti all’interno del partito. Del resto, nonostante le frasi rassicuranti della prima ora con cui l’entourage renziano pareva accreditare soddisfazione per il risultato di domenica, è evidente che alle regionali qualche cosa non ha funzionato. E ancor più evidente è che il gruppetto della sinistra interna considerato fino a ieri soltanto un fastidioso intralcio in realtà, se sottovalutato, è in grado di fare molto male al governo. Accantonate dunque le frasi di rito destinate a giornali e tv, tipo il calcolo delle regioni conquistate da quando Renzi è segretario, resta la realtà dei fatti, che volendo essere sintetici può essere rappresentata da due concetti. Primo: il capo del governo non controlla una parte del proprio partito. Secondo: quella parte del Pd che Renzi non controlla ha un seguito elettorale che certamente oggi raggiunge con fatica il dieci per cento, ma domani, se fosse guidata da un leader riconosciuto, potrebbe anche crescere, recuperando gli elettori (...)

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